domenica 6 dicembre 2009

Servire è convertirsi!


La Parola di Dio, in questo periodo di Avvento, mi invita alla conversione rinnovando la mia vita nella carità, per poter accogliere con frutto il Signore che viene.
Così, il mio rapportarmi nella comunità cristiana mi fa sperimentare il mio essere fratello fra fratelli, chiamato a mettermi al servizio di tutti, soprattutto dei più poveri.
A questo proposito, riprendo alcuni pensieri, pubblicati sul secondo volume "Come il Padre…" dedicato all'Anno sacerdotale, sotto il titolo Servi per amore, che mi sembrano particolarmente significativi.

«Il clero ha per natura l'inclinazione a rappresentarsi la Chiesa sotto la figura di una parrocchia o di un decanato, come un gregge in qualche modo dominabile con lo sguardo, sul quale poter esercitare le proprie funzioni. (…) Questa reciprocità (…) appare come la prefigurazione ideale, anzi forse già reale dell' "unico pastore e dell'unico gregge", nel qual caso si trascura di notare che l'unus pastor non è il Papa, ma Cristo, e che l'unus grex non sono le pecorelle nell'ambito della Chiesa, ma l'umanità nella sua totalità» (Hans Urs von Balthasar).

«La Chiesa è chiamata a essere sacramento di amore, di solidarietà e di giustizia (…).
È necessaria una disposizione permanente, che si manifesti in scelte e gesti concreti, evitando ogni atteggiamento paternalista. Ci viene chiesto di dedicare tempo ai poveri. (…) Solo la vicinanza che ci rende amici ci permette di apprezzare profondamente i valori dei poveri di oggi» (Conferenza di Aparecida, 2007).

«Ogni parrocchia ha i suoi tesori. I veri tesori sono i poveri, i tribolati, i sofferenti, gli ammalati, e tutte quelle anime nelle quali lo Spirito Santo ha diffuso più copiosi i suoi doni, così che esse vivono una vita di sofferenze e di preghiera» (Giacomo Alberione).

«Ama il prossimo tuo come te stesso» (Mt 19,19)...
Il prossimo è un altro te stesso e come tale lo devi amare.
Se lui piange, piangerai con lui; e se ride con lui riderai; (…)
Tu e lui siete due membra di Cristo e che soffra l'una o l'altra è la stessa cosa per te.
Perché per te ciò che vale è Dio che è Padre d'entrambi.
E non cercare scuse all'amore. Il prossimo è chiunque ti passa accanto…
Prova ad amare chi ti sfiora nel momento presente della vita e scoprirai nell'animo tuo nuovi germogli di forze non conosciute prima…» (Chiara Lubich).

«Per la grandissima maggioranza dei casi, quel "dare la vita" che ci chiede Gesù, non si compie con l'effusione del sangue, ma nel quotidiano, in tanti piccoli gesti, nel porci al servizio degli altri…
Servire significa diventare "eucaristia" per gli altri, immedesimarci con loro, condividere le loro gioie, i loro dolori…» (Card. François-Xavier Van Thuan).

«Dio è Amore. Se ami, sei. Se non ami, non sei.
Bisogna considerare l'altro, qualunque persona, come insostituibile, come unico al mondo. (...) "Qualunque cosa hai fatto al più piccolo, l'hai fatta a me". Qualunque cosa faccio al più grande disgraziato che c'è al mondo lo faccio a Gesù.
Questa è la capacità di rendere luminosa la notte...» (Silvano Cola).

«Se riusciamo a donarci disinteressatamente alle persone e offrire loro una patria spirituale, allora le conduciamo facilmente anche a trovare la loro patria in Dio. Se però manca qualcosa, allora vuol dire che un anello della catena non è al suo posto. Si tratta perciò di far sì che le persone si facciano casa a vicenda» (Josef Kentenich).

«L'amore del prossimo consiste nel fatto che io amo, in Dio e con Dio, anche la persona che non gradisco o neanche conosco. Questo può realizzarsi solo a partire dall'intimo incontro con Dio, un incontro che è diventato comunione di volontà arrivando fino a toccare il sentimento» (Benedetto XVI).

«Abbiamo bisogno di dilatare il cuore sulla misura del Cuore di Gesù. (…)
Si tratta di amare ognuno che ci viene accanto come Dio lo ama. E dato che siamo nel tempo, amiamo il prossimo uno alla volta, senza tener nel cuore rimasugli d'affetto per il fratello incontrato un minuto prima. Tanto, è lo stesso Gesù che amiamo in tutti. Ma se rimane il rimasuglio, vuol dire che il fratello precedente è stato amato per noi o per lui... non per Gesù. E qui è il guaio.
La nostra opera più importante è mantenere la castità di Dio e cioè: mantenere l'amore in cuore come Gesù ama. (…)» (Chiara Lubich).


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