venerdì 6 aprile 2018

La fede che vince il mondo


2a domenica di Pasqua (B)
Atti 4,32-35 • Salmo 117 • 1Giovanni 5,1-6 • Giovanni 20,19-31
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Appunti per l'omelia

La fede nel Cristo è il fondamento della nostra figliolanza divina: «Chiunque crede che Gesù è il Cristo, è nato da Dio» (1Gv 5,1). E questa divina paternità, che tutti accoglie, ci rende tra noi fratelli, legati da un vincolo di amore che fa capo al Padre comune perché chi ama il Padre «ama anche chi è nato da lui».
Gesù è colui che nella sua passione ha superato la grande prova dell'amore, e ci comunica proprio nell'atto della sua risurrezione, la forza di accogliere e vivere in pienezza il suo comandamento nuovo: «Amatevi a vicenda come io ho amato voi» (Gv 13,34).
Questo "miracolo" dell'amore che deve giungere fino ai nemici, pure essi figli di Dio, è il frutto più prezioso della fede nella forza salvifica e redentrice della risurrezione ed è il segno della nostra appartenenza a Cristo: «Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni verso gli altri» (Gv 13,35).
Il vangelo ci presenta Gesù che la sera del giorno stesso di pasqua, appare agli apostoli, increduli ed esitanti, ancora chiusi in casa per paura dei giudei.
La fede non aveva ancora illuminato le loro menti né aperto i loro cuori, perciò il timore e il dubbio li dominavano. Ma Gesù entra a porte chiuse: il suo corpo, reale, ma glorioso e incorruttibile, non conosce più barriere né ostacoli; come ha spezzato i vincoli del sepolcro e della morte, penetra attraverso le porte sbarrate e ancora più può irrompere nei nostri cuori chiusi e induriti dall'incredulità e dall'egoismo, per spalancarli alla speranza e all'amore.
Gesù, entrato dai discepoli timorosi, comunica loro il grande dono della pace e per rassicurarli mostra loro le mani e il costato che portavano ancora il segno delle ferite. Poi investe i discepoli, ormai pieni di gioia per averlo riconosciuto, della stessa missione che a lui era stata affidata dal Padre. Quindi, alitando su di loro, comunica ad essi il suo Spirito vivificatore e santificatore, conferendo loro il potere di rimettere i peccati, attuando realmente così la grande promessa del riscatto e della nuova creazione. Nel perdono che ci è dato mediante lo Spirito, siamo veramente rinnovati, diventando in Cristo «nuova creazione».

La prima lettura (cf At 4,32-35) ci dà un quadro mirabile della nuova comunità cristiana, riunita in nome e nel segno della fede, ispirata dall'amore fraterno ed operante, animata e sorretta dalla testimonianza degli apostoli. La moltitudine dei credenti, è detto, aveva un cuore solo e un'anima sola. Chi aveva dei beni non li considerava propri, ma metteva tutto in comune e si distribuiva a ciascuno secondo il suo bisogno. Questa comunione semplice e gioiosa è veramente il miracolo del Risorto che schiude il cuore gretto ed egoista dell'uomo vecchio per spalancarlo alla novità dell'amore a cui siamo chiamati come cittadini del regno di Dio. È il miracolo della fede semplice, ma profonda, che crede nel mistero di Gesù, figlio di Dio, il quale, con la sua vittoria pasquale, ha fatto nuove tutte le cose.
Il motivo della fede ispira anche la seconda lettura (cf 1Gv 5,1-6). In essa l'apostolo proclama la vittoria della fede: «Chi è che vince il mondo se non colui che crede che Gesù è il figlio di Dio?». È la fede la forza che sconfigge il mondo perché nulla più ha potere contro il Risorto. E noi siamo, per il battesimo e la fede, così strettamente congiunti a lui, da potere, con lui e per lui, essere vittoriosi contro ogni potenza e insidia del male: «Chiunque è generato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che vince il mondo: la nostra fede».

Il brano del vangelo (cf Gv 20,19-31) è incentrato nella figura di Tommaso. Dopo la descrizione della prima apparizione del risorto ai discepoli, è riportata la reazione negativa di questo apostolo all'annuncio strabiliante della risurrezione del Maestro.
Nel brano finale è narrata la seconda apparizione di Gesù ai discepoli, presente Tommaso, con il quale il Risorto dialoga, per proclamare beati coloro che credono senza aver visto.
«Gli rispose Tommaso: "Mio Signore e mio Dio"». In nessun punto del Vangelo di Giovanni c'è una professione di fede così decisa e chiara. Tra la prima professione del discepolo Natanaele (cf Gv 1,49) all'ultima di Tommaso è contenuto il viaggio di fede della comunità. San Gregorio Magno diceva:«Ci ha giovato più l'infedeltà di Tommaso che la fede dei discepoli credenti», perché questi ha vissuto il dramma di molti di noi, ha parlato per noi e per noi ha avuto la risposta.
Alla testimonianza dell'apostolo, Gesù risponde: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Forse siamo poco abituati a riflettere su queste parole così profonde, pronunciate da Gesù nel momento in cui, per la prima volta dopo la passione, un discepolo riconosce esplicitamente la sua divinità.
Beati quelli che credono senza vedere, senza discutere, senza argomentare: ma credono nel Figlio perché si è rivelato e lo Spirito gli ha reso testimonianza. L'annuncio di questa beatitudine ha davvero percorso tutti i secoli e durerà fino alla fine dei tempi.

(spunti da Lectio: Abbazia Santa Maria di Pulsano)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Otto giorni dopo venne Gesù (Gv 20,26)
(vai al testo…)

Parola-sintesi proposta a suo tempo pubblicata:
 Abbiamo visto il Signore! (Gv 20,25) - (12/04/2015)
(vai al testo…)
 Beati quelli che hanno visto e hanno creduto ( Gv 20,9) - (15/04/2012)
(vai al testo…)
 Gesù venne e si presentò in mezzo a loro, e disse: "Pace a voi" (Gv 20,19) - (17/04/2009)
(vai al post "La nostra Pace")

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  "Quelle ferite, il punto più alto dell'amore (11/04/2015)
  La nostra vita con il Risorto (13/04/2012)

Commenti alla Parola:
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 4.2018)
  di Luigi Vari (VP 3.2015)
  di Marinella Perroni (VP3.2012)
  di Claudio Arletti (VP 3.2009)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano
  di Letture Patristiche della Domenica

(Illustrazione di Stefano Pachì)

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