venerdì 30 luglio 2010

La libertà del dono

1 agosto 2010 – 18a domenica del Tempo Ordinario (C)

Parola da vivere

La vita non dipende da ciò che possiedi (Lc 12,15)


Oggi nella Parola di Dio risuona l'invito ad abbandonare le false sicurezze, quelle legate soprattutto al possesso dei beni terreni per cercare invece "le cose di lassù". Perché la nostra vita non sta nei beni, ma in Colui che ce li dona. La vita infatti è da Dio Padre: siamo suoi figli e fratelli di tutti. Se la nostra vita dipende dalle cose, Lui non è più nostro Padre e gli altri diventano nostri contendenti. E le cose stesse cambiano valore: anziché garantire la vita diventano le cose per cui "sacrifichiamo" la vita. Se le cose diventano il "fine" e non restano il "mezzo" è facile diventarne schiavi.
Dio non condanna il possesso dei beni: essi sono necessari nel cammino della vita. Ciò che Dio condanna è la cupidigia, la bramosia del possesso, il potere e il senso di superiorità legati alla ricchezza, il far dipendere la vita dall'avere. Ma "altro" è il pane che ci sazia: "non di solo pane vive l'uomo". Si è ricchi solo di ciò che si dona. Dio infatti è tutto perché dà tutto. Noi siamo figli di questo Padre e non possiamo sostituire il Padre con le cose che Egli ci dà. E anche noi siamo chiamati ad essere come Colui che è dono per tutti.

Testimonianza di Parola vissuta


Siamo una famiglia numerosa. Alcuni anni fa mio marito è stato licenziato e, di colpo, questa disgrazia ha buttato tutti noi in uno stato di povertà al quale non eravamo affatto abituati. Forse anche per questo mi sono accorta di tante persone che trovavo lungo la strada verso la chiesa, una più miserabile dell'altra; ho incominciato a salutarle di cuore.
Ma un giorno, leggendo il vangelo, ho capito che l'amore va vissuto fino a dare tutto. Non bastava salutare queste persone. Allora in famiglia ci siamo messi insieme ed ognuno ha tirato fuori ciò che sentiva di mettere in comune: vestiti ed anche parte del suo cibo. Tutto abbiamo portato ai poveri. Quello stesso giorno, inaspettato, ci è arrivato un aiuto notevole per portare avanti la costruzione della nostra casa. Ho capito che le parole di Gesù: "Date e vi sarà dato", sono proprio vere.

(T.K., Kenya)

(da "Camminare insieme" - vedi Testimoniare la Parola, come proposto in parrocchia)
(vedi Commento alla Parola di Claudio Arletti)


venerdì 23 luglio 2010

La risposta del Padre

25 luglio 2010 – 17a domenica del Tempo Ordinario (C)

Parola da vivere

Dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano (Lc 11,3)


Oggi al centro della Parola liturgica troviamo la preghiera, il dialogo con Dio. La preghiera insegnata da Gesù unisce insieme Dio e uomo. Non riduce Dio a risposta esauriente delle insufficienze umane; e non riduce l'uomo a colui che fa, mosso da fili invisibili. La vita del discepolo, che si pone in ascolto del Signore, trova nella preghiera insegnata da Gesù il modello del suo dialogo con il Padre. Per entrare in questo dialogo è necessaria una grande fiducia in Dio, dal quale sappiamo di essere infinitamente amati. Se chiediamo, Lui dona; se cerchiamo, Lui si fa trovare; se bussiamo, Lui ci apre. Perché è un Padre pieno di amore. Mi aspetta, mi è vicino, è attento alle mie necessità e sempre mi accoglie. Un Padre anzitutto è impegnato nel provvedere al sostentamento dei propri figli. Per Luca, l'evangelista, questo avviene "ogni giorno". Sappiamo però che anche ai nostri giorni tanti, certamente troppi, nostri fratelli "oggi" non avranno di che nutrirsi. Allora questa invocazione del Padre nostro è un invito a fare bene la nostra parte di fratelli perché a nessuno abbia a mancare il pane quotidiano.
La preghiera non deve essere considerata un mezzo per fare pressione su Dio e ottenere che egli ceda dinanzi ai desideri umani. Solo la preghiera che ci apre all'azione dello Spirito è autentica. Per questo quando chiediamo il pane non significa forzare la mano di Dio, ma riconoscere Lui come sorgente della nostra vita. Ed è pane "nostro": dono di un Padre ai figli condiviso tra fratelli.


Testimonianza di Parola vissuta


Stavo mettendo da parte piano piano dei soldi per un vestito che mi piaceva tanto, ed avevamo allora i soldi contati.
Un giorno venne a trovarmi un'amica che era in grosse difficoltà economiche e mi chiedeva aiuto.
Quella somma accantonata chiedeva un utilizzo immediato, e così, non senza difficoltà, gliela offersi vedendo allontanarsi definitivamente il vestito.
Il giorno seguente una zia mi portò un regalo inaspettato: un suo vestito, quasi nuovo, bellissimo, che mi stava a meraviglia. Mi sono commossa per questa risposta della provvidenza.

(A.C., Italia)


(da "Camminare insieme" - vedi Testimoniare la Parola, come proposto in parrocchia)
(vedi Commento alla Parola di Claudio Arletti)



venerdì 16 luglio 2010

L'essenziale

18 luglio 2010 – 16a domenica del Tempo Ordinario (C)

Parola da vivere

Tu ti affanni e ti agiti per molte cose (Lc 10,41)


Questa domenica la Parola di Dio ci indica che l'essenziale della vita cristiana è ascoltare il Signore. Gesù appare come ospite: accoglierlo e ascoltarlo è segno della disponibilità della fede. "Beati coloro che custodiscono la parola di Dio con cuore integro e buono e producono frutto con perseveranza": questo versetto al canto dell'alleluia prima del vangelo ci suggerisce di non perdere di vista la cosa più importante dell'essere cristiani, cioè l'ascolto sapiente del Signore. Quante cose belle sa fare Marta: accoglie l'ospite, prepara la tavola, cucina. Fa tante cose a tal punto che si lascia prendere dalle cose stesse. Si dimentica di Lui, il Maestro, l'Amico, il Signore, l'Ospite, l'Essenziale. Marta è presa dalle tante cose; Maria è presa da una sola: ascoltare Lui. Anche noi talvolta siamo presi dalle cose di Dio e forse perdiamo di vista il Dio delle cose. Perché c'è sempre questo pericolo!
È facile anche per noi impegnarci a parlare di Te, a fare di tutta la nostra vita un lavoro per Te, a dedicarci a tante opere buone... che non abbiamo più il tempo dì stare con Te, di parlare con Te, di ascoltare quello che Tu desideri dirci. Se ti ascoltiamo, la Tua parola può diventare alimento e sostegno della nostra vita. Gesù non rimprovera Marta per il servizio... ma per i molti servizi, per la preoccupazione delle molte cose. È ascoltando e mettendo in pratica la Parola che diventiamo discepoli di Gesù.


Testimonianza di Parola vissuta


Era il giovedì santo, mi affrettavo a concludere un lavoro perché volevo partecipare alla funzione in chiesa. Arriva in ufficio una signore che doveva pagare un debito. Più volte era venuta a raccontarmi storie della sua famiglia senza mai concludere; la ritenevo una persona che faceva perdere tempo.
Era in piedi davanti alla scrivania ed io, seduto, continuavo a scrivere mentre lei parlava. Alzai lo sguardo e la guardai: era una persona bisognosa, era uno di quei "piccoli" del vangelo di cui parla Gesù. Mi alzai, la pregai di accomodarsi ed incominciai ad ascoltarla, pronto a rimanere lì tutto il pomeriggio.
Mi disse in pochissimi minuti tutto, ricordo che di alzò contenta e mi ringraziò della soluzione trovata. Giunsi in chiesa puntuale, felice per aver vissuto la sua parola.

(G.M., Italia)


(da "Camminare insieme" - vedi Testimoniare la Parola, come proposto in parrocchia)
(vedi Commento alla Parola di Claudio Arletti)



venerdì 9 luglio 2010

Farsi prossimo

11 luglio 2010 – 15a domenica del Tempo Ordinario (C)

Parola da vivere

Chi è il mio prossimo? (Lc 10,29)


Tutti conosciamo questo stupendo passo evangelico che è la parabola del Samaritano buono, capace di farsi prossimo ad un povero ferito. A partire dal racconto emerge la nuova visione della religiosità proposta da Gesù, ed anche la nuova immagine di Dio che Gesù ci ha mostrato: Dio è Colui che ha compassione dell'uomo. Questa parabola nasce da una domanda rivolta al Maestro: Chi è il mio prossimo? Gesù ci fa capire che "prossimo" non è tanto il nome dell'altro, ma è il mio nome.
lo sono chiamato a farmi prossimo per ogni altro che incontro nel cammino quotidiano.
Il Samaritano è un uomo qualsiasi, intento al proprio viaggio, che si fa vicinissimo al malcapitato: ferma il suo lavoro, la realizzazione di quanto stava per compiere, per soccorrere l'uomo assalito dai briganti, prendendosi a cuore le esigenze reali e concrete dell'altro. La conclusione di Gesù è un invito: "Va' e anche tu fa così": sii attento all'altro, abbine cura, dedicati ad ognuno con quella delicatezza e fedeltà che esprimono la presenza di un cuore capace di amare. Sii premuroso e concreto. Servizievole.


Testimonianza di Parola vissuta


Mentre sto per andare al supermercato a fare la spesa, suona il telefono: una persona ha un problema in famiglia e non sa come risolverlo. Non potendo fare altro, l'ascolto per un 'ora in silenzio. Cerco di capirla, accogliendo in me il suo dolore. Poi la invito a fare insieme un atto di fiducia in Dio, dopo di che mi accorgo che ha trovato la pace.
A questo punto mi affretto per fare la spesa prima che i negozi chiudano. Per le scale incontro una signora anziana con un sacchetto molto pesante che quasi trascina. Mi fermo ancora una volta. Anche lei è un prossimo davanti al quale non posso restare indifferente. Porto il sacchetto fino a casa sua, poi guardo l'orologio. Ormai è tardi per le compere, ma almeno ho avuto la possibilità di rendermi utile.
Poco dopo incontro per strada una persona e le comunico la felicità che ho nel cuore. Lei aggiunge che stava cercandomi per consegnarmi un sacchetto. Lo apro: dentro trovo proprio ciò di cui avevo bisogno al supermercato. Qualcun altro aveva fatto la spesa per me!

(M.J., Italia)

(da "Camminare insieme" - vedi Testimoniare la Parola, come proposto in parrocchia)
(vedi Commento alla Parola di Claudio Arletti)



venerdì 2 luglio 2010

Mandati a due a due

4 luglio 2010 – 14a domenica del Tempo Ordinario (C)

Parola da vivere

Li inviò a due a due (Lc 10,1)


Seguire Gesù si trasforma in missione. Una missione povera di mezzi, ma ricca di gioia. Il discepolo che segue Gesù diventa portatore di un messaggio di speranza. È la vita dei cristiani che diventa annuncio. Gesù manda i suoi a due a due. Il numero due indica il gruppo minimo mediante il quale l'individuo supera. l'isolamento, e corrisponde ad esperienze fondamentali come il matrimonio e l'amicizia. Essere in coppia apre il singolo alla Chiesa. E la Chiesa neIla coppia mostra la propria essenzialità e povertà. Sant'Agostino poi dice che Gesù li manda a due a due perché solo se si è almeno con un altro si può mostrare con la vita il Dio che annunci a parole; solo se hai un amico può mostrare che Dio è amore.
Diceva Giovanni Paolo II nella lettera a conclusione del grande Giubileo del duemila: la sfida che sta davanti alla Chiesa in questo tempo per essere fedele a Gesù il fondatore e per rispondere alle attese di questo nostro mondo è quella di essere "casa e scuola di comunione". Per mostrare questo il vangelo ci dice che occorre essere almeno in due. Se non altro perché il fratello può essere un dono che ti sostiene nelle difficoltà del cammino. Questa parola di Luca ci ricorda che la nostra testimonianza è la prima parola che noi pronunciamo; che l'amore, frutto del comandamento nuovo, è la vera novità cristiana. E Gesù anche oggi conta su di noi perché venga il suo regno di amore, di giustizia, di pace e fraternità.

Testimonianza di Parola vissuta


Il sacerdote del nostro paese, con il comitato parrocchiale, ha affidato a mio marito il compito di gestire il progetto per mettere delle nuove campane sul campanile.
La faccenda non rientrava nei miei programmi, mi ero già organizzata il tempo libero per far cose più importanti… Quando sono iniziati i lavori ho capito che le circostanze mi offrivano l'opportunità per aiutare mio marito, per rendergli più leggero questo nuovo impegno.
Ho preso sulle mie spalle i suoi problemi e le varie pratiche, come se le campane fossero la cosa più importante del mondo. Era un'occasione per volerci più bene e per servire la comunità.
Abbiamo lavorato con impegno coinvolgendo anche il comitato che, alla conclusione dei lavori, ha scelto per l'inaugurazione dei lavoro questa frase: "Le campane ci devono unire e ricordarci di cercare il positivo".
E così è stato veramente. Quando sono arrivate le campane, c'era aria di festa, di famiglia.
Molte famiglie, superando vecchi dissapori, si sono ritrovate insieme.


(N.L.S., Ungheria)


(da "Camminare insieme" - vedi Testimoniare la Parola, come proposto in parrocchia)
(vedi Commento alla Parola di Claudio Arletti)