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mercoledì 26 settembre 2018

Il diacono ministro del portico


Luca Garbinetto, presbitero della Pia Società San Gaetano (PSSG), nella sua pubblicazione Preti e Diaconi insieme Per una nuova immagine di ministri della Chiesa, nel terzo capito tratteggia la figura del diacono con un'icona originale: il portico.

Tutto il libretto parla del rapporto tra preti e diaconi, partendo dall'esperienza concreta della congregazione religiosa cui l'autore fa parte, "ponendo i due gradi del ministero in una vitale e originale relazione di complementarietà".
Ho riportato il capitolo Il diacono ministro del portico nel mio sito di testi e documenti.

Ecco alcuni stralci:

«[…]
Che cos'è il portico?
Innanzitutto è il luogo dell'incontro a fianco della piazza. Non è dunque un luogo originariamente «religioso». È il luogo riparato in cui la massa che si riunisce nella piazza trova paradossalmente un momento di stacco, di raccoglimento, di pausa e ha lo spazio per parlare, per dialogare, per passeggiare con un certo ordine, per riconoscere l'altro. Il portico è quello spazio semiaperto in cui non c'è l'oppressione delle pareti che ci separano dal mondo e, allo stesso tempo, non c'è lo smarrimento e la confusione della piazza, dove fra l'altro si rischia di essere coinvolti nel traffico e nel via-vai dei motori. Il portico è, nelle città, l'ambiente del caffè e del gelato, dell'acquisto e della vendita, insomma dell'amicizia, del lavoro, delle relazioni umane.
Ecco allora il primo richiamo suggestivo evocato dal portico: il diacono abita proprio lo spazio umano della città, senza chiudersi dietro mura difensive e protettive, ma allo stesso tempo senza perdersi nell'anonimato e nel caos. È uomo di relazione nelle vicende umane che emergono fra gli affanni e le ansie della strada…

Un secondo aspetto significativo dell'utilizzo dei portici soprattutto nelle grandi città è quello dell'accoglienza dei poveri e dei derelitti, dei senza tetto di ogni provenienza e nazionalità. Il portico, di notte, si riempie di un popolo nuovo, che lo abita come si abita una cameretta intima e privata, e allo stesso tempo condivisa con altri, perfino sconosciuti. Il portico è allora il luogo dell'incontro con l'uomo fragile e con la fragilità dell'uomo. Bisogna avere però il coraggio della notte, soprattutto della propria notte interiore, che l'incontro con il povero fa sempre venire a galla drammaticamente. Siamo noi poveri dentro, siamo noi peccatori e feriti nello spirito, più ancora che nella carne. Il diacono, ministro del portico, è allora il ministro dei poveri, per i quali deve avere un'attenzione privilegiata, senza mai nascondersi e rifugiarsi in presunti altri compiti pastorali che ne limitino l'impegno per i derelitti della terra. Anzi, il diacono è il ministro della pastorale della notte, cioè di una pastorale meno preoccupata di grandi progetti e impeccabili programmazioni, e più attenta alla fantasia dell'amore, alla priorità delle relazioni, alla premura per le fragilità di ogni persona; una pastorale che sa rischiare l'incertezza del buio per sperimentare nuovi percorsi di testimonianza e di annuncio.

In questo crocevia di significati simbolici, il portico è immagine suggestiva anche per richiamare alcuni tratti essenziali del vissuto spirituale del diacono. Il portico, infatti, è anche lo spazio semi-aperto che dà la possibilità di ripararsi dal sole: si può vedere il sole, si può essere raggiunti di lato, con un raggio che si insinua tra le colonne, ma non si è immediatamente e irrimediabilmente colti e bruciati dal sole. Se identifichiamo il sole con Dio, riconosciamo in questa esperienza la grande libertà del Creatore e Signore, che permette alla persona di stare dove le è possibile in questo determinato momento del proprio cammino esistenziale, rispettandone i tempi e i ritmi, ma generando anche varie opportunità perché essa riconosca comunque i segni della sua presenza. Lo stare del diacono in questo spazio opzionale (cioè scelto liberamente), dove si è raggiunti dal sole, ma non avvolti da esso, dice una presenza di mediazione tra la libertà di Dio di continuare a splendere per tutti e per ciascuno e la libertà della persona di decidere dove stare in relazione alla Fonte della vita e del calore.

[…]»

Vai al testo completo del capitolo…

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