venerdì 15 giugno 2018

L'attesa sapiente dei tempi di Dio


11a domenica del Tempo Ordinario (B)
Ezechiele 17,22-24 • Salmo 91 • 2Corinzi 5,6-10 • Marco 4,26-34
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Appunti per l'omelia

Le due brevi parabole del vangelo di questa domenica (cf. Mc 4,26-34), del seme e del granellino di senape, ci aiutano a comprendere come e che cosa cercare affinché la nostra fede non subisca un terribile depistaggio. La parabola del seme che cresce da sé, illumina la questione del "come" cercare. Il Regno può vivere un tempo di totale discontinuità, assenza, silenzio e morte apparente. La risurrezione di Gesù mostra tutto ciò in modo evidente. C'è stato un tempo in cui l'avventura del Figlio di Dio pareva terminata per sempre. Ma nei tre giorni della sepoltura, il seme caduto nel grembo della terra maturava fino alla vita nuova che la morte non può più distruggere. Il seme che cresce da sé mortifica il nostro protagonismo e anche la pretesa di tenere sempre tutto sotto controllo. Quando la vicenda della fede nostra o altrui appare ferma o sepolta, ciò non significa che sia morta. Assomigliamo troppo spesso a contadini inesperti che confondono crescita silenziosa e nascosta con mortale sparizione e, guardando il suolo privo di fili d'erba, concludono che occorre seminare di nuovo. Non siamo noi a dettare i tempi né per l'erba, né per la spiga, né per il grano dentro la spiga («Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno della spiga», Mc 4,28). Ci sarà un momento in cui l'attesa si tramuterà in un «subito» (cf. Mc 4,29). Noi dovremmo esserci in quel momento.

La seconda parabola ci istruisce sull'oggetto del nostro cercare. La fede, non abbisogna di grandi bisacce per trasportare i tesori di Dio. Il piccolo chicco di senape è qualcosa che difficilmente attira l'attenzione. Così il, Regno, infatti, è, al suo principio una realtà molto piccola, seminata, dunque apparentemente destinata, come nella parabola precedente, a sparire nel nulla.

Il contrasto suggerito dal testo evangelico a tutto ciò che è mediatico nella nostra pastorale e anche alla spasmodica attenzione ai numeri, così tipica di una Chiesa che è sempre dietro a contarsi, è palese. Noi, di fatto, tendiamo ora, da un grande albero che ospitava molti uccelli, a regredire a cespuglio, poi a semplice filo d'erba. Ma forse in questo non essere più grandi e tornare a essere piccoli, cioè seme nel mondo, sta la grazia dell'attuale momento. Anche perché ci dobbiamo chiedere se il grande albero della Chiesa, primizia del Regno, non certo sua pienezza, è sempre stato così ospitale verso tutti gli uccelli del cielo (cf. Mc 4, 32). Non abbiamo sempre coniugato grandezza, efficienza e accoglienza. Troppi uccelli non hanno trovato posto fra i nostri rami, costretti a volare altrove non certo dalle pretese del nostro radicalismo evangelico, ma da altri dettami imposti dalla nostra cecità. Ben venga allora il tempo della potatura. Il nuovo, sia che dormiamo sia che vegliamo e ci affanniamo, già cresce nel grembo della storia. È nelle mani di Dio. Questo ci facci lavorare e dormire tranquilli.

(da Claudio Arletti, «Ai suoi discepoli spiegava ogni cosa», EDB. Commento ai Vangeli festivi dell'anno B)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Il regno di Dio è come un granello di senape (Mc 4,31)
(vai al testo…)

PDF formato A4, stampa f/r per A5:


Parola-sintesi proposta a suo tempo pubblicata:
 Come un uomo che getta il seme sul terreno (Mc 4,26) - (14/06/2015)
(vai al testo…)
 La parola di Dio è come un seme ( Canto al Vangelo) - (17/06/2012)
(vai al testo…)

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Dio all'opera nel silenzio e con piccole cose (13/06/2015)
  Il piccolo seme (15/06/2012)

Commenti alla Parola:
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 6.2018)
  di Luigi Vari (VP 5.2015)
  di Marinella Perroni (VP 5.2012)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano
  di Letture Patristiche della Domenica

(Illustrazione di Bernadette-Lopez, "Il Seme, il Regno di Dio")

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