martedì 29 maggio 2018

La libertà che viene dallo Spirito


"Rilettura", alla fine del mese, della Parola di Vita di maggio.

«Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé» (Gal 5,22).

Lo Spirito ci riempie di suoi doni. Ci fa sperimentare l'amore che viene da Dio e che ci rende liberi, in modo che la Parola vissuta possa cambiare i rapporti con Dio e con il prossimo, facendoci sperimentare l'amore di Dio. Così, quelli che incontro mi appaiono fratelli e sorelle.
È liberarci dal nostro egoismo. San Paolo rimproverava di non aver compreso il significato della libertà cristiana. Essa è un dono di Gesù. Un dono che ci fa camminare accanto al prossimo e non ci fa restare immobili né inermi, perché accogliere l'altro significa dimenticare sé, liberarci dal nostro egoismo, dalla propria autosufficienza.
La libertà che vien dallo Spirito rompe ogni condizionamento, ci rende capaci di accostarci all'altro con mitezza, docilità, magnanimità: presupposti per saper essere in ascolto degli altri. Questo "saper ascoltare" presuppone il vuoto dentro di sé in modo da poter accogliere l'altro con tutto il suo bagaglio di gioie e di sofferenze. È un saper apprezzare la diversità che è un vero arricchimento reciproco.
È veramente libero chi sa dominarsi con la capacità di padroneggiare istinti e passioni: è lo Spirito che ci dà la forza di uscire dal nostro egoismo con il suo carico di divisioni, ingiustizie, tradimenti, violenza e ci guida verso la vera libertà.
La libertà cristiana, oltre ad essere un dono, è anche un impegno. L'impegno prima di tutto ad accogliere lo Spirito nel nostro cuore, facendogli spazio e riconoscendo la sua voce in noi.
Libertà e fedeltà: l'impegno di ogni giorno. Fedeltà al dono e liberi perché nell'amore, sapendo che siamo stati "scelti dal mondo" e che per questo subiamo persecuzioni, come è stato per Gesù.
È in questa libertà e fedeltà che possiamo essere portatori di gioia. È la gioia che Gesù ha promesso, se "rimaniamo nel suo amore, osservando i suoi comandamenti: «perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena». Così ogni nostro gesto, ogni nostra parola esprimono la presenza di Gesù in noi e fra noi: portatori di gioia, di speranza, di concordia, di pace. La nostra gioia è la dimostrazione che siamo capaci di lasciarci sorprendere da Dio.
Accogliere tutti con gioia: "tutti", uomo o donna, amico o nemico, perché l'amore è universale e personale allo stesso tempo. Abbraccia l'umanità e si rende concreto in colui-che-mi-sta-vicino. La gioia quindi ne è la conseguenza perché esprime la pienezza dell'accoglienza. La gioia, quale dono dello Spirito, che tutti conduce alla piena realizzazione di sé. La gioia, che è condivisione che allarga il cuore e mette in moto le mani. Allora chi è vicino a noi s'accorgerà che non siamo solo figli della nostra famiglia umana, ma figli di Dio.
La mitezza, poi, quale frutto dello Spirito, ci fa vivere la beatitudine «Beati i miti» e ci fa guardare a Gesù che ha detto «Imparate da me che sono mite ed umile di cuore». La mitezza è un frutto dell'amore, perché chi ama non si agita, non ha fretta, non offende, non ingiuria. Come Gesù ci ha in segnato e dimostrato, possiamo imparare lo stesso atteggiamento di misericordia verso tutti, mettendoci al servizio degli altri. Questo atteggiamento crea nel nostro ambiente un clima e uno spirito di famiglia, frutti della mitezza del cuore.

L'amore ci mette nella disposizione a "dare la vita". E in questo atteggiamento interiore è compresa anche la condivisione delle gioie, dei dolori, dei beni che possediamo, delle esperienze spirituali… così da poter tenere vivo fra noi l'amore reciproco. Infatti, lo Spirito ci richiama a spostare noi stessi dal centro delle nostre preoccupazioni per accogliere, ascoltare, condividere i beni materiali e spirituali. È prenderci cura gli uni degli altri, essendo custodi dei doni di Dio. È l'aver cura di ogni persona, con amore, specialmente di coloro che sono più fragili e che sono spesso nelle periferie del nostro cuore. Per questo lo Spirito ci chiama a prenderci cura delle più varie persone nelle diverse situazioni che viviamo quotidianamente.
È un continuo dire di "sì" all'amore verso il prossimo, che in ultima istanza è un dire di "sì" a Dio, perché è nell'amore al prossimo che dimostriamo concretamente di amare Dio. Questo atteggiamento ci permette di sperimentare il tipico frutto dello Spirito: la crescita della nostra stessa umanità verso la vera libertà, facendoci costruttori di relazioni positive, in un continuo servizio agli altri. Il servizio che Gesù domanda non è un sentimento di servizio, ma un servizio concreto, con mani, braccia e gambe. Se così faremo lo Spirito Santo ci guiderà, dando alla nostra vita cristiana sapore, vigore, mordente, luminosità…
Alla fine sperimenteremo come un dono dall'alto la possibilità di usare misericordia verso noi stessi e verso gli altri, non mantenendo nel cuore residui di giudizi, di risentimenti che ci allontanato dai fratelli. La sfida è vederci ogni giorno come nuovi, avendo in cuore l'amore e la misericordia, nel desiderio di ricominciare sempre per poter far emergere e fiorire in noi capacità e risorse che, se ripiegati su noi stessi, rimarrebbero sepolte e sconosciute.

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