venerdì 9 marzo 2018

La luce è venuta nel mondo!


4a domenica di Quaresima (B)
2Cronache 36,14-16.19-23 • Salmo 136 • Efesini 2,4-10 • Giovanni 3,14-2
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Questa IV domenica di Quaresima, che nel Ciclo A delle letture riporta il brano evangelico del cieco nato, è caratterizzata da tema della luce: «La luce è venuta nel mondo». L'esperienza di fede, infatti, è descritta dal brano evangelico proposto per il Ciclo B - che narra dell'incontro di Gesù con Nicodemo - (cf Gv 3,14-21), come un "venire alla luce", un rinascere. Nell'esperienza di Dio, tuttavia, il buio non scompare del tutto. Anzi, più forte è la luce, tanto più netta è l'ombra che essa genera, laddove un corpo vi fa schermo. Ed è proprio dall'esperienza di fede che percepiamo le ombre della nostra vita: atteggiamenti, pensieri, azioni con cui abbiamo quietamente convissuto e che ora, di fronte al raggio di questa "luce", ci appaiono inaccettabili e inconciliabili con la sequela evangelica.
Quante volte abbiamo pensato moralisticamente che la nostra fede o la pratica frequente dei sacramenti avrebbero cancellato queste ombre, anche le più tenaci e resistenti della nostra vita! Ma non è stato così. Continuiamo a convivere con miserie e fragilità piccole o grandi. Non siamo diventati perfetti e non lo diventeremo mai.
Tuttavia, il peso dei nostri limiti fa riaffiorare la domanda di sempre: siamo degni dell'amore di Dio? Crediamo all'amore di Dio, nonostante noi? Crediamo più al "giudizio" o alla "condanna", piuttosto che all'essere accolti, così come siamo, dall'amore del Padre?
Siamo tentati spesso, in questa esperienza dei nostri limiti, a presentarci, anche davanti a Dio, con un atteggiamento che voglia nascondere le nostre nudità… Per questo, alle volte, amiamo "più le tenebre che la luce". Stiamo nell'ombra davanti a Dio, come davanti ai nostri fratelli. Non siamo trasparenti proprio a causa dell'interna tensione che ci abita, non riuscendo ad aprile la nostra tenebra a Dio, in pienezza di verità. È proprio in queste circostanze che sentiamo la voce dell'antico serpente che insinua in noi il volto di un Dio giudice e rivale della nostra felicità. Ed è allora che la nostra salvezza sta nell'alzare il nostro sguardo, nel levare i nostri occhi verso "il Figlio dell'uomo innalzato". In questo "innalzamento" tutte le genti riconosceranno il vero volto di Dio. Come il serpente nel deserto, il crocifisso è per noi un'immagine di dolore e di morte. Ma sappiamo che la sua bruttura è la nostra bruttura. Sono le nostre tenebre che sfigurano il volto di Cristo. Tuttavia non siamo davanti al Santo che giudica e condanna il peccatore. Siamo piuttosto davanti al Santo che si è fatto peccato e maledizione per restituirci la nostra bellezza perduta.
Mai siamo davanti alla nostra tenebra nella solitudine così da poterci abbandonare alla disperazione. «Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».
Solo nella nostra umiltà possiamo deporre tutto il nostro essere ai piedi della croce e sperimentare che quel peso schiacciante della nostra infedeltà viene sollevato da Cristo al posto nostro. Questo è il senso dell'innalzamento del Figlio dell'Uomo. Capiremo con tutto noi stessi che in quel «come Mosè innalzò il serpente così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui abbai la vita eterna», che è davvero necessario che sia vinta la nostra paura di Dio e possiamo veramente "venire alla luce".

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Dio ha mandato il Figlio perché il mondo sia salvato per mezzo di lui (Gv 2,11)
(vai al testo…)

Parola-sintesi proposta a suo tempo pubblicata:
 Chi fa la verità viene verso la luce (Gv 3,21) - (15/03/2015)
(vai al testo…)
 Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio (Gv 3,16) - (18/03/2012)
(vai al testo…)
 Bisogna che il Figlio dell'uomo sia innalzato, affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna (Gv 3,14-15) (Gv 3,14-15) - (20/03/2009)
(vai al post "Il Crocifisso-Risorto, mistero di Dio")

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Il "Giudizio" di Dio (13/03/2015)
  La gioia di sentirsi ed essere amati (16/03/2012)

Commenti alla Parola:
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 3.2018)
  di Luigi Vari (VP 2.2015)
  di Marinella Perroni (VP 3.2012)
  di Claudio Arletti (VP 2.2009)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano

(Illustrazione di Stefano Pachì)

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