domenica 13 agosto 2017

Convegno Diaconi - Cefalù


A completamento di quanto scritto sul Convegno Nazionale dei Diaconi (vedi post del 9 agosto, "Di ritorno dal Convegno di Cefalù"), svoltosi a Cefalù dal 2 al 5 agosto 2017, riporto quanto il Servizio Informazione Religiosa (SIR) ha pubblicato per l'occasione.


01/08/2017
Diaconi: da domani nella diocesi di Cefalù il XXVI convegno nazionale
Prenderà il via domani nella diocesi di Cefalù (Pa) il XXVI convegno nazionale della Comunità del diaconato in Italia sul tema "Diaconi educati all'accoglienza e al servizio dei malati". L'appuntamento, che sarà ospitato fino a sabato 5 agosto presso il centro congressi di Torre Normanna - Altavilla Milicia, è organizzato in collaborazione con l'ufficio nazionale per la Pastorale della salute e la diocesi di Cefalù. A presiedere il convegno sarà il card. Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e presidente della Commissione episcopale per il servizio della carità e la salute della Cei. "Il ministero diaconale in Italia - ha scritto il presidente dei diaconi, Enzo Petrolino, in una lettera inviata a Papa Francesco alla vigilia del convegno - si sta realizzando secondo le linee tracciate negli ultimi anni dalla riflessione teologica e pastorale legata ai bisogni delle comunità ecclesiali, che si concretizza in un percorso orientato a favorire tra i diaconi iniziative pastorali di promozione umana attraverso prestazione di servizi ma anche con sostegni economici per realizzare obiettivi di solidarietà sociale rivolti a persone svantaggiate". "Nelle periferie - ha aggiunto - non solo geografiche, ma soprattutto esistenziali del nostro Paese che, come Lei più volte ci ha indicato, sono particolarmente oggi ambito prioritario di attenzione umana e di premura ecclesiale". Ad aprire i lavori, domani, sarà la relazione di padre Guido Michelini ofm. Nelle giornate successive in programma gli interventi di Petrolino, di mons. Gianrico Ruzza, di don Carmine Arice e di Cettina Militello. Le celebrazioni saranno presiedute dai vescovi Corrado Lorefice e Vincenzo Manzella. Previsto anche l'incontro con mons. Michele Pennisi nella Cattedrale di Monreale. Oltre a proporre la relazione su "Per una diaconia dell'accoglienza", il card. Montenegro presiederà la celebrazione eucaristica conclusiva.

02/05/2017
Diaconi: mons. Aiello (Cei), "quando non si può più curare l'altro, dobbiamo prendercene cura"
"Quando non si può più curare l'altro, dobbiamo prendercene cura". Lo ha detto mons. Arturo Aiello, vescovo di Avellino e delegato per il diaconato della Commissione episcopale per il clero e la vita consacrata della Cei, durante il convegno nazionale dei diaconi, al via da oggi pomeriggio ad Altavilla Milicia, in provincia di Palermo. Il riferimento è ai malati terminali e a quelli ricoverati negli hospice. "Il curare è una dimensione importante ma viene un momento in cui non è più possibile farlo. Allora dobbiamo aver cura di quella persona", ha spiegato il vescovo, che ha ricordato come "una malattia di un componente della famiglia colpisca tutta la famiglia". "Oggi la nostra società, e forse le nostre chiese, si difendono da certe visioni perché la malattia dell'altro ferisce e ricorda il nostro dolore". Un dolore che, sostiene mons. Aiello, va combattuto in un modo particolare: "Dobbiamo toccare i malati senza guanti. Gesù guarda, ha compassione, parla e ascolta senza tenere nessuna distanza". E, infine, la distinzione tra curare e aver cura. "Ci sono momenti in cui non c`è più una cura specifica o non c'è più nulla da fare. È proprio allora che c'è molto da fare. Mi riferisco alla presenza negli hospice di chi dica ai malati terminali: 'Tu sei importante per me', di chi tenga loro le mani. Questo è il prendersi cura degli altri. Senza ciò il malato diventa una cartella clinica".

Diaconi: mons. Manzella (Cefalù), "la vostra presenza sia monito di speranza per chi attende conforto e consolazione"
"Insieme alle vostre famiglie condividete il dono della vocazione al servizio nei confronti dei piccoli del nostro tempo. La vostra presenza sia monito di speranza per coloro che attendono conforto e consolazione". Lo ha detto mons. Vincenzo Manzella, vescovo di Cefalù, diocesi che ospita il convegno nazionale dei diaconi, al via da oggi pomeriggio ad Altavilla Milicia, in provincia di Palermo, rivolgendosi proprio ai diaconi presenti e alle loro famiglie. "La nostra regione ecclesiastica in questi ultimi anni è stata impegnata nell'accoglienza di coloro che bussano alle porte delle nostre coste. Sono tante le forme di povertà che l'avvinghiano. Voi qui siete segno di speranza, voi che tendete la mano allo sfiduciato e rialzate chi non può più risollevarsi da terra", ha aggiunto il vescovo che ha sottolineato l'importanza della missione dei diaconi: "Continuare a lavare i piedi degli ammalati, segno prezioso del passaggio di Cristo in mezzo agli uomini". Infine, mons. Manzella ha citato Papa Francesco ricordando quello che deve essere l'impegno principale dei cristiani: "Siamo chiamati a imitare Dio servendo gli altri: aiutandoli con amore paziente".

Diaconi: padre Michelini, "prendersi cura, avvicinare, reintegrare. Tutto ciò spetta all'uomo"
"Dobbiamo chinarci sui malati, accoglierli, ispirarci a Gesù che si è caricato delle malattie di coloro che andavano a trovarlo". Lo ha detto padre Giulio Michelini, docente di teologia biblica e responsabile della formazione dei candidati al diaconato della diocesi di Perugia, parlando ai diaconi riuniti al convegno nazionale, al via da oggi pomeriggio ad Altavilla Milicia, in provincia di Palermo. "La guarigione è opera di Dio e i gesti di Gesù nella guarigione dei malati è preludio dei sacramenti - ha spiegato -. Non è possibile per nessuno dare la vita per il riscatto dei molti. Solo Gesù ha svolto questa speciale diaconia. Noi possiamo mettere a disposizione la nostra fatica e il nostro tempo e fare memoria del suo sacrificio. Sebbene avere cura degli altri comporti un depotenziamento delle nostre energie". Padre Michelini ha messo a fuoco anche i compiti dei diaconi attraverso i verbi che nel Vangelo descrivono l'azione di Gesù: "Prendersi cura, avvicinare, reintegrare. Tutto ciò che spetta all'uomo".

Diaconi: don Arice (Cei), "ci aiutano a rendere concreto il servizio della Parola, dell'evangelizzazione e della carità"
"I diaconi possono aiutarci con la loro capillare presenza sul territorio a guardare il volto di Cristo sofferente e a rendere concreto il servizio della Parola, dell'evangelizzazione e della carità". Lo ha detto don Carmine Arice, direttore dell'Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei, durante il convegno nazionale dei diaconi, iniziato oggi pomeriggio ad Altavilla Milicia, in provincia di Palermo. Il direttore dell'Ufficio Cei ha considerato "un dono" l'impegno di "chi con questo ministero aiuta a ricordare la dimensione di Cristo servo di tutta la Chiesa". Un ministero che per la sua natura di servizio ha un particolare nesso proprio con la pastorale della salute, un ministero che don Arice considera come "un mantello che abbraccia senza costringere, scalda e aiuta a sopportare il freddo, accompagnando le persone anche in momenti di sofferenza della vita". "Dal carisma diaconale – ha concluso - scaturisce una luce ulteriore al servizio della pastorale della salute".

03/08/2017
Diaconi: Petrolino (presidente Comunità), "nostro servizio prezioso per ammalati e migranti"
"Il servizio dei diaconi oggi è prezioso in particolare per gli ammalati e per i migranti". Lo ha detto Enzo Petrolino, presidente della Comunità del diaconato in Italia, questa mattina durante il convegno nazionale dei diaconi, in corso ad Altavilla Milicia, in provincia di Palermo. Nel suo intervento ha ricostruito come i vescovi nei secoli hanno affidato proprio ai diaconi la cura dei più fragili. "Oggi oltre a questo servizio, il nostro impegno deve essere rivolto all'accoglienza di chi arriva nel nostro Paese", ha aggiunto. Petrolino ha anche parlato dell'importanza dei momenti di raduno. "I convegni che realizziamo ogni due anni sono un'occasione importante di incontro per verificare l'esperienza che portiamo avanti nelle nostre Chiese locali. È un confronto, da una parte, e, da un'altra, un momento di crescita che ci consente di capire meglio il nostro ruolo nelle comunità". Numerose anche le mogli dei diaconi che partecipano al convegno. "La loro presenza è per noi un supporto importante e un aiuto nel nostro ministero".

Diaconi: card. Stella, "crescere nello spirito evangelico dell'accoglienza, della prossimità e del servizio compassionevole"
"Questa iniziativa vi offre l'occasione di ascoltare illustri relatori e, ancor di più, di riflettere sulla specificità del ministero diaconale, caratterizzato da quella carità evangelica che si esprime proprio nel servizio ai più deboli". Lo ha scritto il card. Beniamino Stella, prefetto della Congregazione per il Clero, nel messaggio che ha inviato ai diaconi riuniti fino a sabato ad Altavilla Milicia, in provincia di Palermo, per il loro convegno nazionale. Il cardinale ha richiamato le parole del Papa rivolte proprio ai diaconi durante la celebrazione del loro Giubileo: "Papa Francesco ha inteso specificare che il discepolo del Signore deve ambire a diventare servitore". "Questa 'santa ambizione' – così la definisce Stella –, che ci libera dalla tentazione di impossessarci del ministero a cui siamo chiamati nella Chiesa e di farne uno strumento di potere, ci aiuta a crescere nello spirito evangelico dell'accoglienza, della prossimità e del servizio compassionevole, soprattutto verso i fratelli che vivono situazioni di sofferenza e di malattia".

Diaconi: Hanquez, "la moglie può aiutare il marito nel suo servizio e portare alla Chiesa il suo contributo"
"L'ordinazione diaconale non deve creare rottura nel matrimonio. Marito e moglie continuano a trovare nutrimento l'uno nell'altro senza smettere di crescere insieme". Lo ha detto Marie Francoise-Maincent Hanquez, membro del Comitato nazionale del diaconato come rappresentante delle mogli dei diaconi, durante il convegno nazionale in corso ad Altavilla Milicia, in provincia di Palermo. "Negli anni ho scoperto che questo ministero è del marito ma anche della moglie – ha aggiunto -. Nel senso che la moglie non deve essere trasparente, anzi può aiutare il marito nel suo servizio e può portare alla Chiesa il suo contributo". Hanquez, moglie di un diacono e mamma di quattro ragazzi, conosce bene le difficoltà che si trova ad affrontare una sposa: "La difficoltà è che, nel diaconato, il posto delle spose è nello stesso tempo dentro e fuori dal diaconato. Le spose insistono sullo scarto che esiste tra la loro scelta libera del matrimonio e l'accoglienza o la non accoglienza del diaconato. Dicono spesso che 'mentre il matrimonio l'ho scelto io, il diaconato lo accetto'. Ma il punto dove tutto si complica è che l'impegno del diacono è così importante che è indispensabile che la coppia s'impegni lucidamente e liberamente".

Diaconi: mons. Ruzza (Roma), "sono i protagonisti del sogno di Papa Francesco" stando "nella frontiera della società" per "portare misericordia"
"Il diacono deve stare nella frontiera della società. Ha il compito di inserirsi con positività e con gioia, a nome di tutta la comunità, nelle periferie esistenziali e materiali dell'uomo del nostro tempo". Lo ha detto mons. Gianrico Ruzza, vescovo ausiliare della diocesi di Roma e delegato per il diaconato, durante il convegno nazionale dei diaconi in corso ad Altavilla Milicia, in provincia di Palermo. Periferie che, spiega il vescovo, non sono solo "quartieri ghetto o dormitori, ma anche il disagio giovanile, la ludopatia, la disoccupazione, il conflitto sociale, le migrazioni e l'emarginazione. Chiunque è chiamato a svolgere il ministero della consolazione deve manifestare la dimensione della compassione evangelica". La sfida indicata è quindi "condividere la condizione di fragilità per promuovere un cammino che possa portare alla pienezza dell'uomo nuovo in Cristo". Mons. Ruzza ha citato in più occasioni Papa Francesco e ha puntualizzato che "i diaconi sono i protagonisti del sogno di Papa Francesco, quello di una Chiesa che sa trovare vie e metodi nuovi per portare misericordia". Poi, ha invitato i diaconi a spostare l'attenzione dal concetto di sanità a quello di salute, "cioè la salvezza in vista dell'eternità". "La sfida che abbiamo dinanzi – ha aggiunto – è quella di stringere le mani dei nostri fratelli e portarli fuori da un senso di compiutezza negativa". Infine, ha rivolto loro un altro invito: "Dobbiamo uscire dall'autoreferenzialità, perché il vero motore deve essere la preghiera e non una strategia organizzativa. Dobbiamo essere il viandante che cammina insieme ai poveri e ai senza fissa dimora. La nostra identità è stare con gli altri".

Diaconi: mons. Pennisi (Monreale), "essere immagine di Gesù Cristo servo e ricordare l'importanza del servizio che i seguaci del Signore devono donarsi a vicenda"
"Il compito dei diaconi, fortificati dal dono dello Spirito Santo, è di essere immagine di Gesù Cristo servo e di ricordare l'importanza del servizio che i seguaci del Signore devono donarsi a vicenda". Lo ha detto l'arcivescovo di Monreale, mons. Michele Pennisi, responsabile della pastorale della salute della Conferenza episcopale siciliana, durante l'omelia della celebrazione eucaristica che ha presieduto in cattedrale nell'ambito del convegno nazionale dei diaconi. Il presule, dopo avere presentato i mosaici che ornano la basilica, ha indicato l'importanza del ruolo svolto da Maria. "La Madonna, umile serva del Signore, è un'icona in cui ogni cristiano e ogni diacono deve specchiarsi. Proprio per il suo servizio al ministero di redenzione, Maria è elevata al trono regale", ha detto mons. Pennisi, che ha parlato anche delle difficoltà vissute oggi dall'Europa. "Abbiamo perso qualcosa che a Monreale ancora c'è: la capacità di vivere nello sguardo, di stare nella visione". Infine, un pensiero al beato Pino Puglisi, che ha celebrato la sua ultima Eucarestia nella cattedrale di Monreale assieme ai ragazzi di cui era guida. "Dobbiamo scoprire qual è il nostro posto nel mondo e aiutare gli altri affinché lo possano trovare".

05/08/2017
Diaconi: card. Montenegro (Agrigento), "il loro posto non è l'altare ma la strada"
"Il posto dei diaconi non è l'altare ma la strada". Lo ha detto il card. Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, presidente della Commissione episcopale per il servizio della carità e la salute e presidente di Caritas Italiana, in occasione dell'ultima giornata del convegno nazionale dei diaconi, ad Altavilla Milicia, in provincia di Palermo. Il presule li ha invitati a "scoprire che la via del servizio è quella che vi tocca. La strada che percorrete non vi porta all'altare ma dall'altare vi porta nel mondo". Perché "il diacono è l'uomo che sta sull'uscio, l'uomo che guarda dentro e fuori. Il vostro compito è di aiutare la comunità a vivere la preghiera per farla diventare azione. Se non c'è questo punto di vista qualcosa nel diaconato non funziona. Dovete portare Dio nel mondo con i gesti di carità". Secondo Montenegro, il rapporto tra fede e carità è "stretto". "La carità è segno. Voi dovete essere quel tramite perché la Chiesa possa dire al mondo 'guardate come siamo' e i poveri possano dire 'guardate come ci amano'. Questo è essere servi". Il cardinale ha citato don Orione dicendo che "la carità trascina e muove. È compimento dell'evangelizzazione. Il prodotto finale è un uomo che ama. Il diaconato – ha aggiunto – acquista valore nella misura in cui i diaconi sono uomini di strada. Non c'è diaconia quando ci si avvicina all'altro con atteggiamento assistenzialistico. L'assistenza guarda ai bisogni della persona e dà risposte immediate, l'uomo aiutato attraverso la diaconia invece deve sentire l'incontro col Signore".

Diaconi: card. Montenegro (Agrigento), "accogliere non è solo dare aiuto generoso ma dimostrare amicizia"
"Stiamo costruendo un mondo senza l'altro dove chi è diverso da noi non deve esistere. Così l'immigrato è 'altro', il disabile è 'altro' ". Lo ha detto il card. Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, presidente della Commissione episcopale per il servizio della carità e la salute e presidente di Caritas Italiana, in occasione dell'ultima giornata del convegno nazionale dei diaconi, ad Altavilla Milicia, in provincia di Palermo. "Accogliere significa saper prendere per mano, camminare insieme, far percepire che anche noi come Chiesa accompagniamo i poveri - ha aggiunto -. Quando una persona si sente accolta per quello che è, oltre a non sentirsi diverso da noi, si sente amata da Dio. Ecco perché l'accoglienza è una cosa diversa dall'ospitalità. L'accoglienza può essere data in maniera formale, l'ospitalità col cuore". Il presule ha spiegato anche cos'è la "diaconia dell'accoglienza: "Creare relazioni tra uomini per rendere la vita più umana. Una vita non accolta muore anche se biologicamente sopravvive". Perché "l'accogliere non è solo dare un aiuto generoso ma dimostrare amicizia". Montenegro, infine, ha ricordato la visita del Papa a Lampedusa, dove "Francesco volle poveri, immigrati e bambini, non politici e vescovi. Mai nelle nostre Chiese, però, abbiamo messo un biglietto nei posti in prima fila riservandoli ai poveri".

Diaconi: don Arice (Cei), "con i poveri e con gli ultimi"
"San Francesco d'Assisi mi pare un diacono un po' particolare che può diventare protettore dei diaconi di una Chiesa in uscita che sappia stare con i poveri e con gli ultimi". Lo ha proposto don Carmine Arice, direttore dell'Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei, a conclusione del convegno nazionale dei diaconi, ad Altavilla Milicia, in provincia di Palermo. Il direttore dell'Ufficio Cei ha indicato sette parole chiave approfondite nel corso dei quattro giorni di incontri e celebrazioni. Tra queste: riconoscenza, presenza, formazione e prendersi cura. Tre le proposte lanciate: "Penso a un membro della famiglia del diaconato nella Consulta nazionale della pastorale della salute - ha detto don Arice -, a un gruppo di lavoro sul tema diaconato e pastorale della salute, che annualmente proponga una giornata di studio, e ad alcune pubblicazioni su questo rapporto". A tracciare le conclusioni, anche il presidente della Comunità del diaconato in Italia, Enzo Petrolino. "Il diaconato deve cambiare il volto delle nostre comunità - ha detto -. Il nostro deve essere un diaconato di frontiera che sappia portare i poveri all'altare". Infine, un invito alla Cei: "Ripensi un percorso formativo ad hoc per i diaconi. Non basta una formazione intellettuale e dottrinale ma serve una formazione spirituale che oggi sta venendo meno". Intanto, è stata definita la sede del prossimo convegno nazionale dei diaconi, che si terrà a Vicenza nel 2019.

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