sabato 30 aprile 2016

Mese di Maggio con papa Francesco





Ripropongo per il Mese di Maggio quanto già preparato gli scorsi anni: una raccolta di testi mariani tratti dagli interventi di papa Francesco sulla Vergine Maria.


Nel mio sito di Testi e Documenti ho riportato tutta la raccolta, giorno per giorno (vai ai testi…).




  1 Maggio – San Giuseppe Lavoratore
  2 Maggio – L'ascolto di Maria
  3 Maggio – La decisione di Maria
  4 Maggio – L'azione di Maria
  5 Maggio – L'Immacolata nel disegno di Dio
  6 Maggio – Maria, la Madre
  7 Maggio – Il "sì" di Maria
  8 Maggio – Maria, la Tutta Bella
  9 Maggio – In Maria la Parola di Dio si è fatta carne
10 Maggio – In Maria la gioia piena
11 Maggio – Stile mariano dell'evangelizzazione
12 Maggio – Maria, mossa dallo Spirito Santo
13 Maggio – Vergine dell'ascolto e della contemplazione
14 Maggio – Maria, donna della fede
15 Maggio – Maria, sostegno nella fede
16 Maggio – Scelta per essere Madre di Dio
17 Maggio – La fedeltà di Maria
18 Maggio – Tutto è dono di Dio
19 Maggio – Maria, donna dell'ascolto
20 Maggio – Affidamento a Maria
21 Maggio – Custoditi fra le braccia di Maria
22 Maggio – Maria, aiuto nelle sfide della vita
23 Maggio – Maria sempre ci porta a Gesù
24 Maggio – Maria ci apre la porta a Dio
25 Maggio – Maria concepisce prima nella fede poi nella carne
26 Maggio – Offrire la nostra vita con l'umiltà e il coraggio di Maria
27 Maggio – Maria ci precede nel pellegrinaggio della fede
28 Maggio – Maria, la vera discepola di Gesù
29 Maggio – Maria, la Madre della gioia
30 Maggio – Maria, modello della fede della Chiesa
31 Maggio – Maria, modello di carità

vai ai testi…


venerdì 29 aprile 2016

Dio non si merita, si accoglie


6a domenica di Pasqua (C)
Atti 15,1-2.22-29 • Salmo 66 • Apocalisse 21,10-14.22-23 • Giovanni 14,23-29
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Se uno mi ama, osserverà la mia parola
Affermazione così importante che Gesù la ribadisce subito al negativo: chi non mi ama non osserva le mie parole, non riesce, non ce la può fare, non da solo.
È una limpida constatazione: solo se ami il Signore, allora e solo allora la sua Parola, il tuo desiderio e la tua volontà cominciano a coincidere. Ma come si fa ad amare il Signore Gesù? L'amore verso di lui è un'emozione, un gesto, molti gesti di carità, molte preghiere o sacrifici? No. Amare comincia con una resa, con il lasciarsi amare, perché Dio non si merita, si accoglie.

Noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui
Proprio così: Dio si accoglie: e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Noi siamo il cielo di Dio, abitati da Dio, Padre Figlio e Spirito Santo. Un cielo trinitario è dentro di noi. Abbiamo sentito spesso che l'incontro con il Signore era il premio per le nostre buone azioni. Ma il Vangelo però dice altro: se, come Zaccheo, ti lasci incontrare dal Signore, allora sarà lui a trasformarti in tutte le tue azioni.
Il primo posto nel Vangelo non spetta alla morale, ma alla fede, alla relazione affettuosa con Dio, allo stringersi a Lui come un bambino si stringe al petto della madre e non la vuol lasciare, perché per lui è vita.

Lo Spirito vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto
Due verbi: Insegnare e Ricordare. Sono i due poli entro cui soffia lo Spirito: la memoria dei grandi gesti di Gesù e l'apprendimento di nuove "sillabe divine"; le parole dette «in quei giorni» e le nuove conquiste della mente e dell'anima che lo Spirito induce. Colui che in principio covava le grandi acque e si librava sugli abissi, continua ancora a covare le menti e a librarsi, creatore, sugli abissi del cuore.
(spunti da Ermes Ronchi)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Lo Spirito Santo vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto (Gv 14,26)
(vai al testo) - (---> pdf, formato A4, stampa f/r per A5)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata (5/05/2013)
Non sia turbato il vostro cuore (Gv 14,27)
(vai al testo)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
La realtà più vera che anima la Chiesa, l'amore (3/05/2013)

Commenti alla Parola:
  di Luigi Vari (VP 3.2016)
  di Marinella Perroni (VP 3.2013)
  di Claudio Arletti (VP 4.2010)
  di Enzo Bianchi

(Illustrazione di Giorgio Trevisan)

mercoledì 27 aprile 2016

Intervista sul diaconato a
 Mons. Giuseppe Zenti, Vescovo di Verona


Riprendo le interviste ai vescovi delle diocesi italiane sul diaconato permanente e i diaconi delle loro diocesi, pubblicate nella rivista L'Amico del Clero della F.A.C.I. (Federazione tra le Associazioni del Clero in Italia).
Le interviste sono curate da Michele Bennardo.

Michele Bennardo, diacono permanente della diocesi di Susa, ha conseguito il Dottorato in Teologia presso la Pontificia Università Lateranense. È professore di religione cattolica nella scuola pubblica e docente di Didattica delle competenze e di Didattica dell'Insegnamento della Religione Cattolica e Legislazione scolastica all'ISSR della Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale, Sezione parallela di Torino. È autore di numerosi testi e articoli e dal 2005 collabora con L'Amico del Clero.

Ho riportato le varie interviste nel mio sito di testi e documenti.

Nel numero 9 (settembre 2015) de L'Amico del Clero è pubblicata l'intervista a Mons. Giuseppe Zenti, Vescovo di Verona.

Alla domanda "Come giudica per la Chiesa in generale, e per la diocesi di Verona in particolare, il ripristino del diaconato permanente?, mons. Zenti ha risposto: «Il Concilio Vaticano II ha messo in luce i doni grandi dello Spirito Santo e ha permesso di cogliere come il Signore edifichi la sua Chiesa con carismi e ministeri. In questa prospettiva il ripristino del diaconato è sicuramente per la Chiesa una grazia, una speciale opportunità con la quale il Signore risveglia nella comunità la vocazione al servizio, non solo come opportunità particolare per pochi, ma chiamando alcuni uomini ad essere per tutta la Chiesa icona vivente del Cristo servo, un richiamo evidente perché tutti scoprano la bellezza e l'impegno del mettersi a servizio dei fratelli nell'annuncio del Vangelo della carità.
Nella Chiesa di Verona il diaconato è ancora giovane, dal momento che i primi diaconi sono stati ordinati nel 1984. Pur essendo avvertita come una risorsa, non ha ancora raggiunto una sua piena consapevolezza da parte della diocesi e quindi anche nell'esercizio della ministerialità diaconale si è ancora in una fase di discernimento e – potremmo dire – di sperimentazione. I diaconi sono per la nostra comunità diocesana, comunque, un segno chiaro della chiamata al servire gli altri in diversi ambiti di vita ecclesiale e sociale. Ritengo, pertanto, che il ripristino voluto dal Concilio sia anche per noi un dono prezioso ancora da cogliere nella sua pienezza, ma certamente in un divenire sempre più maturo e ricco di opportunità di crescita nella fede e nella gioia del Vangelo».

Vai all'intervista…

martedì 26 aprile 2016

Il Diaconato in Italia


Il diaconato in Italia n° 196
(gennaio/febbraio 2016)

Misericordia e Diaconia
«Ogni volta lo avete fatto a me»






ARTICOLI
Servire la parola per «fare misericordia» (Giuseppe Bellia)
«Quello che non avete fatto a uno di questi piccoli, non l'avete fatto a me» (Calogero Cerami)
«Darai il pane della tua anima» (Giovanni Chifari)
I diaconi operai di misericordia (Francesco Giglio)
Giubileo della misericordia e diaconia (Gaetano Marino)
«Ogni volta lo avete fatto a me» (Andrea Spinelli)
Misericordiosi come il padre (Pasquale Violante)
Dal Convegno di Firenze un diaconato in uscita (Enzo Petrolino)
Chiesa in uscita e... "estrema unzione" (Giulio Meiattini)
Intervista al vescovo di Ascoli Piceno (Gino Cintolo)
L'inno alla gioia del samaritano misericordioso (Mario Delpini)
213 volte misericordia (Nino Montesanto)

TESTIMONIANZE
Guarite gli infermi (Stefano Orfei)
Con pazienza e rispetto (Gabriele Scariolo)

DOCUMENTI
Il nuovo Direttorio diocesano – Arcidiocesi di Milano (Giuseppe Como)

(Vai ai testi…)

lunedì 25 aprile 2016

La Misericordia di Dio nell'Anno Liturgico
 V settimana di Pasqua




Tempo di Pasqua: ripropongo le meditazioni sulla «Misericordia di Dio nel cammino dell'Anno Liturgico», come proposte da fr. Luigi Colombotti ofm: «una ricerca della misericordia di Dio, tenendo presente i testi che parlano della misericordia, nella Messa e nella Liturgia delle Ore».





V Settimana di Pasqua

LA MISERICORDIA DI DIO, PER LA PASQUA DEL SIGNORE, HA FATTO DI NOI, UOMINI DELLA LODE

La Comunità celebrante riprende il suo cammino alla scuola di Gesù, il quale sapendo che tra poco dovrà lasciare i discepoli, viene incontro al loro turbamento con la promessa dello Spirito Santo. Egli insegnerà e ricorderà alla Chiesa i detti del Signore. È il Dio misericordioso che accompagna la prima Comunità attraverso l'azione dello Spirito che attualizza la Parola. Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui v'insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto» (Lun/Gv 14,21-26).
E siamo giunti alla conclusione del primo discorso di addio. Promesso il grande Dono dello Spirito Santo Gesù saluta i discepoli offrendo loro la pace che acquista con la sua morte, ma restituisce all'uomo la piena comunione con Dio e con i fratelli. «Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe del mondo; contro di me non può nulla, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco» (Mar/Gv 14,17-21).
[…]
Gesù ha scelto i suoi, li ha eletti amici e li ha resi capaci di manifestare il suo stesso stile: un amore che arriva a dare perfino la vita. «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri» (Ven/Gv 15,12-17).
L'odio che i discepoli incontreranno è il prezzo da pagare per il discepolato, ma l'accettazione della persecuzione per Cristo è dono di misericordia ai fratelli che, ascoltando ed accogliendo la parola annunciata saranno salvi. «Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato» (Sab/Gv 15,18-21). […]
L'evangelizzazione continua tra insidie, organizzazione delle Chiese, superamento di difficoltà dottrinali con un discernimento comune insieme allo Spirito Santo. Chiariti i problemi Paolo e Sila ripartono per un nuovo viaggio apostolico, guidati dallo Spirito che determina i luoghi dell'evangelizzazione. Il dinamismo è grande e tutto fa vedere in azione il Dio misericordioso che guida la missione degli apostoli: nella crisi, dona luce, istituisce anziani responsabili delle Chiesa nuove, chiama a nuovi lidi da evangelizzare perché la salvezza donata si fortifichi e raggiunga chi ancora non la conosce.
[…]
Il beato Isacco della Stella, medita sull'azione dello Spirito Santo nel mistero dell'Incarnazione e nel sacramento della rigenerazione; contempla l'umanità di Cristo senza peccato e noi che rinasciamo dal fonte battesimale figli di Dio, suo corpo divenendo l'unico corpo di Cristo: Lui senza peccato e noi che otteniamo la remissione di tutti i peccati. Egli portò nel suo corpo sulla croce ciò che rimosse dal suo corpo attraverso il battesimo e salva ancora per mezzo della croce e dell'acqua. È Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo, che aveva preso su di sé. È sacerdote e sacrificio e Dio. Per questo offrendo sé a se stesso, riconcilia se stesso per mezzo di se stesso con se stesso e inoltre con il Padre e con lo Spirito Santo (Ven/UL 2 Lett.). […]
(vai al testo)

domenica 24 aprile 2016

Il Diaconato in Italia – Indice 2016



Il Diaconato in Italia
Periodico bimestrale di animazione per le chiese locali

Indice 2016 (anno 48°)







Titolo dell'annata:
RIVELARE IL VOLTO DEL PADRE
Diaconi testimoni di misericordia



Temi monografici:

n° 196 – gennaio/febbraio 2016
Misericordia e diaconia

n° 197/198 – marzo/giugno 2016
Diaconi profeti di misericordia

n° 199 – luglio/agosto 2016
Discernere la misericordia

n° 200 – settembre/ottobre 2016
Diaconi missionari di misericordia

n° 201 – novembre/dicembre 2016
Le sfide diaconali della misericordia



(Vai ai testi…)



venerdì 22 aprile 2016

Amarci con lo "stile" di Gesù


5a domenica di Pasqua (C)
Atti 14,21b-27 • Salmo 144 • Apocalisse 21,1-5a • Giovanni 13,31-33a.34-35
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Vi do un comandamento nuovo, che vi amiate gli uni gli altri
Sì, ma di quale amore? Amore è una parola così abusata, parola che a pronunciarla male brucia le labbra, dicevano i rabbini. Spesso noi confondiamo l'amore con una emozione o una elemosina, con un gesto di solidarietà o un momento di condivisione.
Amare sovrasta tutto questo, perché contiene il brivido emozionante della scoperta dell'altro, che ti appare non più come un oggetto ma come un evento, come colui che ti dà il gusto del vivere, che spalanca sogni..., che ti fa nascere con il meglio di te.

Per amare devo guardare una persona con gli occhi di Dio. Quando adotto il suo sguardo luminoso divento capace di scoprirne tutta la bellezza, la grandezza e l'unicità. E da questo si sprigiona fervore, meraviglia, incanto del vivere.
Io vado dall'altro come ad una fonte, e mi disseta. Allora lo posso amare, e nell'amore l'altro diventa il mio maestro, colui che mi fa camminare per nuovi sentieri.
Allo stesso modo anche i due sposi devono amarsi come due maestri, ciascuno maestro dell'altro, ciascuno messo in cammino verso orizzonti più grandi. Lasciarsi abitare dalle ricchezze dell'altro, e la vita diventa immensamente più felice e libera.
Allo stesso modo anche il povero che incontro o lo straniero che bussa alla mia porta li posso guardare come fossero i «nostri signori», come diceva san Vincenzo de Paolis, e imparare quindi a dare, come faceva Gesù, non come un ricco ma come un povero che riceve, come un mendicante d'amore. E pensare davanti al povero: sono io il povero, fatto ricco di te, dei tuoi occhi accesi, della tua storia, del tuo coraggio.

Vi do un comandamento nuovo… Come io ho amato voi, così…
Non si tratta di una nuova ingiunzione, ma della regola che protegge la vita umana. E dove sta la novità? Già nell'Antico Testamento era scritto ama Dio con tutto il cuore, ama il prossimo tuo come te stesso.
La novità del comando sta nella parola successiva: Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
Non dice quanto vi ho amato: impossibile per noi la sua misura. Ma come Gesù, con il suo stile unico, con i capovolgimenti che ha portato, con la sua creatività, quando ha fatto cose che nessuno aveva fatto mai. I cristiani non sono quelli che amano soltanto (lo fanno in molti sotto tutte le latitudini), ma sono quelli che amano come Gesù: Se io vi ho lavato i piedi così fate anche voi, fatelo a partire dai più stanchi, dai più piccoli, dai più poveri… che sono i vostri signori…
Come Lui, che non solo è amore, ma esclusivamente amore.
(spunti da Ermes Ronchi)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Amatevi anche voi gli uni gli altri (Gv 13,34)
(vai al testo) - (---> pdf, formato A4, stampa f/r per A5)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata (28/04/2013)
Amatevi anche voi gli uni gli altri (Gv 13,34)
(vai al testo)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
La fisionomia inconfondibile della comunità cristiana (27/04/2013)

Commenti alla Parola:
  di Luigi Vari (VP 3.2016)
  di Marinella Perroni (VP 3.2013)
  di Claudio Arletti (VP 4.2010)
  di Enzo Bianchi

(Illustrazione di Giorgio Trevisan)

mercoledì 20 aprile 2016

Gratitudine!


Ricorre oggi il 25° anniversario della mia ordinazione diaconale. Vado coll'anima alla sera di quel 20 aprile 1991 quando ho detto il mio "sì": Eccomi! Un "sì" detto non esclusivamente da me, ma detto assieme a Chiara, mia moglie (rimando a questo proposito a quanto Chiara ha scritto in occasione del 20° della mia ordinazione).
Un cammino fatto nella piena coscienza di ritenerci, pur nella nostra inadeguatezza, strumenti dell'amore di Dio per ognuno che avremmo incontrato, in qualunque situazione ci saremmo trovati, in qualsiasi luogo dove la Provvidenza ci avrebbe mandato. Un amore che è sempre ritornato centuplicato, quale segno della tenerezza del Padre.
In questi anni, da quando ho iniziato questo blog, ho scritto qualcosa nel ricordare il giorno della mia ordinazione. (Vedi i rimandi in fondo a questo post).
E nel cuore una sola parola: Grazie!

Riporto una meditazione di Chiara Lubich, e che faccio mia, con la quale esprimere il nostro grazie a Colui che ci ha amati in modo così singolare.

Gratitudine

Ti voglio bene
non perché ho imparato a dirti così,
non perché il cuore
mi suggerisce questa parola,
non tanto perché la fede
mi fa credere che sei amore,
nemmeno soltanto perché
sei morto per me.

Ti voglio bene
perché sei entrato nella mia vita
più dell'aria nei miei polmoni,
più del sangue nelle mie vene.
Sei entrato
dove nessuno poteva entrate
quando nessuno poteva aiutarmi
ogniqualvolta nessuno
poteva consolarmi.

Ogni giorno ti ho parlato.
Ogni giorno ti ho guardato
e nel tuo volto
ho letto la risposta,
nelle tue parole
la spiegazione,
nel tuo amore
la soluzione.
Ti voglio bene
perché per tanti anni
hai vissuto con me
ed io
ho vissuto di Te.
Ho bevuto alla tua legge
e non me ne ero accorta.

Me ne sono nutrita,
irrobustita,
mi sono ripresa,
ma ero ignara
come il bambino che beve alla mamma
e ancora non sa chiamarla
con quel dolce nome.

Dammi d'esserti grata
- almeno un po' -
nel tempo che mi rimane,
di questo amore
che hai versato su me,
e m'ha costretta
a dirti:
Ti voglio bene.

(Chiara Lubich, Scritti Spirituali/1)

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Rimando ad altri post relativi alla mia ordinazione diaconale.

Per conoscerci… (la nostra esperienza) (24/02/2008)
Eccomi (19/04/2008)
Ricordando quel giorno (19/04/2009)
Il mio sì (20/04/2010)
Modello di ogni diaconia (19/04/2011)
Il diacono e il suo vescovo (20/04/2011)
Chiara, mia moglie (26/04/2011)
Stare nella tua casa (20/04/2015)

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Due incontri veramente speciali:





domenica 17 aprile 2016

La Misericordia di Dio nell'Anno Liturgico
 IV settimana di Pasqua




Tempo di Pasqua: ripropongo le meditazioni sulla «Misericordia di Dio nel cammino dell'Anno Liturgico», come proposte da fr. Luigi Colombotti ofm: «una ricerca della misericordia di Dio, tenendo presente i testi che parlano della misericordia, nella Messa e nella Liturgia delle Ore».





IV Settimana di Pasqua

I POPOLI PAGANI ESULTANO PER LA MISERICORDIA DI DIO CHE LI HA SALVATI

Prosegue il magistero di Gesù per rivelare la sua Persona e la sua missione in mezzo a noi perché sia ancor più arricchita e nutrita la fede pasquale dei discepoli e meglio comprendano la grandezza della misericordia di Dio nel dono che è Gesù il Signore. Ci guida in questo cammino il vangelo di Giovanni con brani tratti che vanno dal c. 10 al c. 14.
Inizia la sua rivelazione presentandosi come la porta delle pecore e annuncia: se uno entra attraverso di me, sarà salvato. Infatti è venuto per darci la vita (Lun/Gv 10,1-10).
Per diventare gregge di Gesù pastore occorre credere che Lui è il Figlio di Dio. Le opere che compie confermano questa verità. E le pecore per la fede in Lui sono in mani sicure. «Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola» (Mar/Gv 10,22-30). Chi crede in Gesù crede nel Padre, perché Gesù dice le parole che il Padre gli ha ordinato di dire. Chi non crede sarà già condannato da queste parole non accolte nella fede. Con questo rifiuto si rifiuta il Padre stesso. «Perché io non ho parlato da me stesso, ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha ordinato lui di che cosa parlare e che cosa devo dire. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre le ha dette a me» (Mer/Gv 12,44-50). […]
Il cammino di rivelazione ci ha fatto conoscere Gesù porta delle pecore, Io sono, cioè Dio come il Padre, Via, Verità e Vita. Gesù e il Padre sono una cosa sola, chi crede in Gesù crede anche nel Padre, chi vede Gesù vede il Padre e la sua preghiera è divinamente potente. Nel donarci il Figlio la misericordia del Padre ha superato ogni attesa umana. […]
La Chiesa è stupita dall'azione dello Spirito Santo e dai doni di grazia che riceve col battesimo e supplica il mistero ineffabile della misericordia di Dio perché ce li conservi sempre intatti e prega: O Dio, che hai redento l'uomo innalzandolo oltre l'antico splendore, per il mistero ineffabile della tua misericordia, guarda a noi tuoi figli, nati a nuova vita mediante il battesimo, e conservaci sempre i doni della tua grazia (Gio/Colletta).
Il tempo della Chiesa è un tempo di attesa, l'attesa della venuta gloriosa di Cristo quando ci introdurrà nel suo regno. In questo tempo ci è dato di celebrare il mistero dell'Eucaristia. Come Dio è misericordia nel sacramento dell'altare dove si offre il corpo senza ferimento del corpo e il sangue senza versamento di sangue, così, dice san Pietro Crisologo, il cristiano diventa misericordia quando vede tutti gli uomini innalzati alla dignità sacerdotale per offrire i propri corpi come sacrificio vivente. Perciò sii, o uomo, sii sacrificio e sacerdote di Dio; non perdere ciò che la divina volontà ti ha dato e concesso. Rivesti la stola della santità. Cingi la fascia della castità. Cristo sia la protezione del tuo capo. La croce permanga a difesa della tua fronte. Accosta al tuo petto il sacramento della scienza divina. Fa' salire sempre l'incenso della preghiera come odore soave. Afferra la spada dello spirito, fa' del tuo cuore un altare, e così presenta con ferma fiducia il tuo corpo quale vittima a Dio (Mar/UL 2 Lett.). […]
[…]
(vai al testo)

sabato 16 aprile 2016

Il Papa a Lesbo ci ricorda
 "L'avete fatto a me…" del Vangelo


L'amico e teologo Giovanni Chifari mi ha segnalato un suo articolo apparso nel sito Vatican Insider - La Stampa:
«Il Papa a Lesbo per essere "contemporaneo" del Vangelo, ma non espressione di un'ecclesiologia di tipo funzionale, sbilanciata sul fare.
Di fronte all'enfasi di possibili letture, una Chiesa discepola e sposa del suo Signore, saprà riscoprire le sorgenti del suo servizio, della sua diaconia verso i poveri e gli ultimi, in quella costante osmosi tra PAROLA ed EUCARESTIA…
Mi sembra sia altresì tempo per la nostra Chiesa, più sensibile al servizio, di riscoprire ulteriormente, la dimensione del diaconato, paradigma sacramentale di un servizio centrato su Cristo.
Questo spunto intende lavorare, secondo i parametri di un testo agile e veloce, con brevi input e "pillole teologiche", tipico dell'odierna comunicazione giornalistica (ma anche dei lettori di quest'odierna stagione ecclesiale) per questa consapevolezza».

Questo l'articolo:

Il Papa a Lesbo ci ricorda "L'avete fatto a me…" del Vangelo
Le riflessioni del teologo Chifari con il confronto tra diverse concezioni della Chiesa. "Per non cadere nell'attivismo di una ecclesiologia sbilanciata sul fare si dovrà con umiltà riscoprire il primato della Parola di Dio e la centralità dell'Eucarestia. Da queste sorgenti nasce il servizio".

"In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me" (Mt 25,41). Il Vangelo lascia sempre risuonare lo scandalo della croce di Cristo e ci aiuta a leggere il piano di Dio sulla storia. Quale il senso di questa lunghissima crisi? Quale discernimento spirituale di questo tempo? Necessario un surplus di Spirito, come suggeriva a suo tempo già il Vescovo Ireneo di Lione: "L'uomo è spirituale non se elimina la carne ma grazie alla partecipazione dello Spirito" (Adv. Haer., V,6,1). L'insistenza allora non è sul fare ma sul riconoscere il volto di Cristo nell'altro. Ciò significa, in altri termini, vedere le cose, il mondo, la storia, così come le vede Dio, mediante il dono della Sapienza, e anche poter capire le stesse cose come le capisce Dio, ed ecco il dono dell'intelletto.

Molti ricorderanno che Papa Francesco ha presentato queste tematiche nelle Udienze del 9 e 30 aprile del 2014. La partecipazione dello Spirito annulla le distanze, crea ponti, unendo popoli e nazioni. Lo Spirito aiuta a riconoscere nell'altro il volto di Cristo, un volto misericordioso verso gli ultimi e gli oppressi ma che sa farsi severo verso quanti dichiarano di volerlo servire ma poi non lo seguono (cf. Gv 12,26). Profilo di chi potrà magari vantarsi di aver profetato, scacciato demoni, compiuto prodigi nel nome di Gesù ma poi potrà sentirsi dire: "Non vi ho mai conosciuti" (Mt 7,23). Ammonimento per quanti rischiano di subire l'incanto del fare, e assaporano il fascino di una chiesa in uscita e di periferia, ma non stanno seguendo il Signore. In verità Papa Francesco ha stigmatizzato fin da subito questa possibilità, quando nel primo incontro con i cardinali ha detto che la Chiesa non è una ONG. E allora per non cadere nell'attivismo di una ecclesiologia di tipo funzionale, sbilanciata sul fare, si dovrà con umiltà riscoprire il primato della Parola di Dio e la centralità dell'Eucarestia, e cioè un'ecclesiologia di tipo ontologico. Da queste sorgenti nasce il servizio. In questa luce, uno dei frutti del pontificato di Papa Francesco è quello di aver offerto una diagnosi corretta delle patologie spirituali che affliggono l'odierna umanità e aver suggerito di conseguenza un modello ecclesiologico di una Chiesa ospedale da campo, che cura e fascia le ferite, si fa compagna di strada, non indica soltanto la meta ma si mette in cammino, caricando sul suo carro, si pensi al Buon Samaritano, i feriti che incontra lungo la strada. Ma lo fa non per una vision ma perché si è fatta discepola del suo Signore nell'ascolto della Parola e nella fractio panis.

Si tratta di rendere giustizia a quanto suggerito da quell'evento di grazia che è stato il Concilio Vaticano II, dove il modello di una Chiesa povera per i poveri, caro al Cardinal Lercaro e a Giuseppe Dossetti, si doveva realizzare a partire dal docile ascolto della Parola di Dio che sempre conduce a riconoscere il Cristo nell'Eucarestia e poi a servirlo nei fratelli. Non è un caso che proprio il Concilio Vaticano II, forte di questa esperienza spirituale, abbia deciso di ripristinare il diaconato, il primo grado dell'unico sacramento dell'Ordine sacro. Quando la Chiesa scopre infatti l'Eucarestia come propria fons et culmen allora scopre anche i poveri e gli ultimi. E il diaconato è paradigma e cifra di un servizio che è anche mediazione, diaconia che annuncia il kerigma, vive nell'inevidenza della quotidianità la propria tensione profetica e si pone a servizio dell'accompagnamento alla fede del popolo di Dio. Ma ad oggi, quanti ne hanno compreso il reale valore?

La presenza del Papa a Lesbo è allora da leggere come un invito alla conversione. Il Vangelo è chiarissimo nell'offrirci un criterio di interpretazione: "Dai loro frutti li riconoscerete" (Mt 7,20). E diversi germogli iniziano a fiorire, dal dialogo ecumenico e fra le Nazioni fino ad una tematica forse un po' trascurata come il riavvicinamento di diversi giovani alla fede. Un Papa che testimonia coerentemente una fede credibile è strumento di pace e di riconciliazione.

Ma sarebbe un errore fermarsi a colui che media e testimonia la Sapienza e la Misericordia divina, si dovrà invece aprirsi alla gioia, per quanto il Signore opera attraverso i suoi servi e poi lasciarsi attrarre da una Sapienza misericordiosa che nasce dal cuore stesso di Dio.

(fonte: www.lastampa.it, 15/04/2016)

venerdì 15 aprile 2016

Il mio nome è scritto sul palmo della sua mano


4a domenica di Pasqua (C)
Atti 13,14.43-52 • Salmo 99 • Apocalisse 7,9.14b-17 • Giovanni 10,27-30
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Le mie pecore ascoltano la mia voce
Prima ancora delle cose dette Gesù mette in risalto la voce, che è il canto dell'essere. Perché riconoscere una voce vuol dire intimità, frequentazione. Riconoscere una voce vuol dire raccontare di una persona che già abita dentro di me, una persona desiderata come l'amata del Cantico dei Cantici: fammi sentire la tua voce, prima delle tue parole... Io ti riconosco dalla voce!

Ascoltano la mia voce e mi seguono
Gesù non dice: mi obbediscono, ma mi seguono. Perché seguire è molto di più. Seguire significa percorrere la stessa strada di Gesù, uscire dal labirinto del non senso, vivere non come esecutori di ordini, ma come scopritori di strade. Vuol dire: solitudine impossibile, fine dell'immobilismo, camminare per nuovi orizzonti, nuove terre, nuovi pensieri.
Chiamati, noi e tutta la Chiesa, ad allenarci alla sorpresa e alla meraviglia per cogliere la voce di Dio, che è già più avanti, più in là!

Perché ascoltare la sua voce?
Ecco la risposta di Gesù: perché io do loro la vita eterna. Ascolterò la sua voce perché, come una madre, Lui mi fa vivere; perché la voce di Dio è pane per me, è vita.

Io do loro la vita eterna
Fermiamo tutta la nostra attenzione su quanto Gesù fa per noi. Lo facciamo così poco... I maestri di quaggiù sono lì a ricordarci doveri, obblighi, comandamenti, a richiamarci all'impegno, allo sforzo, all'ubbidienza. Molti cristiani rischiano di scoraggiarsi perché non ce la fanno. È bene, è salute dell'anima, respirare la forza che nasce da queste parole di Gesù: io do loro la vita eterna. Che vuol dire: vita autentica, vita per sempre, vita di Dio, vita a prescindere. Prima che io dica sì, Lui ha già seminato in me germi di pace, semi di luce che iniziano a germinare, a guidare i disorientati nella vita verso il paese della vita.

Nessuno le strapperà dalla mia mano
La vita eterna è un posto fra le mani di Dio. Siamo come passeri che hanno il nido nelle sue mani. Siamo bambini che si aggrappano forte a quella mano che non ci lascerà cadere. Come innamorati cerchiamo quella mano che scalda la solitudine. Come crocifissi ripetiamo: nelle tue mani affido la mia vita.
Dalla certezza che il mio nome è scritto sul palmo della sua mano, da questa vigorosa certezza, da non svendere mai, che per Dio io sono indimenticabile, che niente e nessuno mai mi potrà separare e strappare via, prende avvio la mia strada nella vita: essere anch'io, per quanti sono affidati al mio amore e alla mia amicizia, cuore da cui non si è strappati, mano da cui non si è rapiti.
(spunti da Ermes Ronchi)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Le mie pecore ascoltano la mia voce (Gv 10,27)
(vai al testo) - (---> pdf, formato A4, stampa f/r per A5)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata (21/04/2013)
Io conosco le mie pecore ed esse mi seguono ( Gv 10,27)
(vai al testo)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
Nell'unità del Padre e del Figlio (19/04/2013)

Commenti alla Parola:
  di Luigi Vari (VP 3.2016)
  di Marinella Perroni (VP 3.2013)
  di Claudio Arletti (VP 3.2010)
  di Enzo Bianchi

(Illustrazione di Giorgio Trevisan)

domenica 10 aprile 2016

La Misericordia di Dio nell'Anno Liturgico
 III settimana di Pasqua




Tempo di Pasqua: ripropongo le meditazioni sulla «Misericordia di Dio nel cammino dell'Anno Liturgico», come proposte da fr. Luigi Colombotti ofm: «una ricerca della misericordia di Dio, tenendo presente i testi che parlano della misericordia, nella Messa e nella Liturgia delle Ore».





III Settimana di Pasqua

LA CHIESA NASCE DAI SACRAMENTI ED È DONO DELLA MISERICORDIA DI DIO

In questa III settimana di Pasqua la Comunità liturgica medita il capitolo VI di Giovanni nel quale Gesù ci condurrà ad una scelta decisiva ed inequivocabile per Lui, come Pietro, ma ormai dopo la sua risurrezione non sappiamo più esistere senza di Lui. Gradualmente ci illumina. Parte dalla reazione della gente al miracolo del pane; dirige la nostra ricerca verso il pane che non perisce per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell'uomo vi darà (Lun/Gv 6,22-29). Questo pane è Lui, Gesù e ci chiede di accoglierlo come abbiamo accolto il pane che perisce. […]
Il pane della vita è Cristo stesso, il suo corpo offerto in sacrifico è il luogo di espiazione del peccato del mondo per la salvezza dell'uomo. «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo» (Gio/Gv 6,44-51). […]
Dalla fede profonda nel Risorto e dalla intima comunione con Lui nasce la coraggiosa testimonianza dei discepoli del Signore. Il primo che incontriamo è Stefano… Per lui è pronto il martirio, ma lui come il suo Signore, perdona i persecutori tra i quali c'è Saulo che approva l'uccisione (Mar/At 7,51.8,1).
Mentre Saulo continua la persecuzione un altro diacono, Filippo, predica il vangelo, i demoni si ritirano ed i miracoli accompagnano la sua evangelizzazione. […]
[…]
Questa è l'opera meravigliosa che il progetto salvifico di Dio ha portato a compimento nella Pasqua di suo Figlio. Da essa è nata la Chiesa sua Sposa che canta il canto nuovo con la voce ma più ancora con la testimonianza della vita. Sant'Agostino ricorda: Siate voi stessi quella lode che si deve dire, e sarete la sua lode, se vivrete bene (Mar/UL 2 Lett.).
[…]
(vai al testo)

sabato 9 aprile 2016

Intervista sul diaconato a:
 Card. Giuseppe Betori, Arcivescovo di Firenze
 Mons. Mario Meini, Vescovo di Fiesole


Riprendo le interviste ai vescovi delle diocesi italiane sul diaconato permanente e i diaconi delle loro diocesi, pubblicate nella rivista L'Amico del Clero della F.A.C.I. (Federazione tra le Associazioni del Clero in Italia).
Le interviste sono curate da Michele Bennardo.

Michele Bennardo, diacono permanente della diocesi di Susa, ha conseguito il Dottorato in Teologia presso la Pontificia Università Lateranense. È professore di religione cattolica nella scuola pubblica e docente di Didattica delle competenze e di Didattica dell'Insegnamento della Religione Cattolica e Legislazione scolastica all'ISSR della Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale, Sezione parallela di Torino. È autore di numerosi testi e articoli e dal 2005 collabora con L'Amico del Clero.

Ho riportato le varie interviste nel mio sito di testi e documenti.

Nel numero 11 (novembre 2015) de L'Amico del Clero è pubblicata l'intervista al Card. Giuseppe Betori, Arcivescovo di Firenze.

Alla domanda "Come giudica per la Chiesa in generale, e per l'arcidiocesi di Firenze in particolare, il ripristino del diaconato permanente?", il card. Betori ha risposto, tra l'altro: «Ritengo un grande dono dello Spirito per la Chiesa la possibilità aperta dal Concilio Vaticano II di ripristinare nelle Chiese particolari il diaconato come grado proprio e permanente della gerarchia (Lumen Gentium, 29). Naturalmente quando dalla proposta si passa all'attuazione, oltre ai benefici si sperimentano anche le difficoltà, ma questo è vero per tante prospettive nuove aperte dal Concilio, un fatto che non ci deve scoraggiare, ma al contrario impegnare a una fedeltà creativa. La Conferenza Episcopale Italiana, come sappiamo, ha dato forma a tale prospettiva con un documento del 13 novembre 1970, Il ripristino del diaconato permanente in Italia. Il diaconato, in questo documento, è visto come una forza di grazia capace di produrre positivi cambiamenti nella compagine ecclesiale, di rendere più profonda la comunione ecclesiale, di ravvivare l'impegno missionario, di promuovere il senso comunitario dello spirito familiare del popolo di Dio, di accentuare la dimensione comunitaria e missionaria della Chiesa e della pastorale; tutto ciò per una più diffusa e capillare evangelizzazione, per la salvezza dell'umanità […]».

E alla domanda: "Quali iniziative ritiene si possano intraprendere, a livello di pastorale vocazionale diocesana, per incrementare il numero di diaconi permanenti?", ha risposto: «Il Signore ci ha concesso, senza nostro merito, un'abbondanza di vocazioni diaconali in questi ultimi anni. Il nostro non è dunque un problema di incremento, ma di individuazione di una più precisa collocazione ecclesiale, ribadisco in funzione missionaria. Penso comunque, a parte qualche iniziativa che può essere presa anche a livello diocesano, che sia proprio l'impostazione della pastorale, a livello parrocchiale o comunitario, una pastorale cioè tutta ministeriale, di comunione e corresponsabilità, soprattutto una pastorale più missionaria che genera, in maniera naturale, anche vocazioni diaconali.
Ho in mente una parrocchia della mia diocesi, impostata in questo modo, nella quale in pochi anni sono sorte varie vocazioni. Dicono, comunque, alcuni dei nuovi aspiranti al diaconato permanente, che si sono ispirati in genere a un diacono che per la sua fede, la sua coerenza di vita e la sua dedizione pastorale ha fatto nascere in loro il desiderio di intraprendere il cammino diaconale. Come in tutta la vita cristiana anche nella vocazione ciò che è decisivo è la testimonianza».
Vai all'intervista…

Nel numero 12 (dicembre 2015) de L'Amico del Clero è pubblicata l'intervista a Mons. Mario Meini, Vescovo di Fiesole.

Alla domanda: "Quali requisiti ritiene siano indispensabili per un candidato al diaconato permanente?", Mons. Meini ha risposto: «Innanzitutto la maturità umana e cristiana. Fede umile e carità generosa. Quando sono sposati anche una serena dedizione alla famiglia (il servizio diaconale non può mai essere un pretesto per trascurare la famiglia e la famiglia non può costituire un motivo per trascurare l'impegno diaconale). Tra i requisiti insisterei anche sull'attitudine a servire la Chiesa senza voler emergere. Come si addice ad ogni ministro del Signore».

E alla domanda: "Quali iniziative ritiene si possano intraprendere, a livello di pastorale vocazionale diocesana, per incrementare il numero di diaconi permanenti?", ha risposto: «Non penso a particolari iniziative e non ritengo opportuna la pubblicità fatta di parole. Penso piuttosto alla testimonianza viva dei diaconi più bravi e più impegnati, perché gli esempi trascinano. Penso soprattutto alla preghiera fiduciosa della comunità cristiana e alla sensibilità di coloro che accompagnano i fratelli nel discernimento spirituale».
Vai all'intervista…

venerdì 8 aprile 2016

Mi vuoi bene?


3a domenica di Pasqua (C)
Atti 5,27b-32.40b-41 • Salmo 29 • Apocalisse 5,11-14 • Giovanni 21,1-19

(Visualizza i brani delle Letture)


Appunti per l'omelia

Disse Simon Pietro: Vado a pescare… Veniamo anche noi con te
Gli Apostoli sono tornati là dove tutto ha avuto inizio, al loro mestiere di prima, alle parole di sempre: vado a pescare, veniamo anche noi. E poi una notte di fatica, le barche vuote, i volti delusi.
L'ultima apparizione di Gesù è raccontata nel contesto della normalità del quotidiano. Nel cerchio delle azioni di tutti i giorni anche a noi è dato di incontrare Colui che abita la vita e le persone, non i recinti sacri.

Gesù stette sulla riva… Gettate la rete… Venite a mangiare…
Gesù ritorna da coloro che l'hanno abbandonato e, invece di chiedere loro di inginocchiarsi davanti a lui, è lui che si inginocchia davanti al fuoco di brace, come una madre che si mette a preparare da mangiare per i suoi di casa. È il suo stile: tenerezza, umiltà, custodia: Vi chiamo amici, non servi. E nella normalità e semplicità di una vita di famiglia chiede: portate un po' del pesce che avete preso. Venite a mangiare!

Quand'ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro…
In questo clima di amicizia e semplicità, seduti attorno al fuoco, si svolge il dialogo stupendo tra Gesù e Pietro.
Gesù, maestro di umanità, usa il linguaggio semplice dell'amore, domande risuonate sulla terra infinite volte, sotto tutti i cieli, in bocca a tutti gli innamorati che non si stancano di sapere: Mi ami? Mi vuoi bene?
Semplicità estrema di parole che non bastano mai, perché la vita ne ha fame; di domande e risposte che anche un bambino capisce perché è quello che si sente dire dalla mamma tutti i giorni. Il linguaggio del sacro diventa il linguaggio delle radici profonde della vita, perché la vera religione non è mai separata dalla vita.

Simone, mi ami più di costoro?
Le tre domande di Gesù: sempre uguali e sempre diverse: Simone, mi ami più di tutti? Pietro risponde con un altro verbo, quello più umile dell'amicizia e dell'affetto: ti voglio bene.
Anche nella seconda risposta Pietro mantiene il profilo basso di chi conosce bene il cuore dell'uomo: ti sono amico. Nella terza domanda succede qualcosa di straordinario. Gesù adotta il verbo di Pietro, si abbassa, si avvicina, lo raggiunge là dov'è: Simone, mi vuoi bene? Dammi affetto, se l'amore è troppo; amicizia, se l'amore ti mette paura. Pietro, sei mio amico? E mi basterà, perché il tuo desiderio di amore è già amore.
Gesù rallenta il passo sul ritmo del nostro, la misura di Pietro diventa più importante di se stesso: l'amore vero mette il tu prima dell'io. Pietro sente il pianto salirgli in gola: vede Dio mendicante d'amore, cui basta così poco, e un cuore sincero.

Nell'ultimo giorno sono certo che, se anche per mille volte avrò tradito, il Signore per mille volte mi chiederà soltanto questo: Mi vuoi bene? E io non dovrò fare altro che rispondere per mille volte soltanto questo: Ti voglio bene.

(spunti da Ermes Ronchi)


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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
È il Signore! (Gv 21,7)
(vai al testo) - (---> pdf, formato A4, stampa f/r per A5)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata (14/04/2013)
Simone, mi ami? ( Gv 21,16)
(vai al testo)

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
L'amore al di sopra di tutto! (12/04/2013)

Commenti alla Parola:
  di Luigi Vari (VP 3.2016)
  di Marinella Perroni (VP 3.2013)
  di Claudio Arletti (VP 3.2010)
  di Enzo Bianchi

(Illustrazione di Giorgio Trevisan)

giovedì 7 aprile 2016

Ospitare i pellegrini


Riprendo l'approfondimento delle Opere di Misericordia attraverso le riflessioni di Enzo Bianchi, Priore di Bose, pubblicate su Vita Pastorale, cercando di "recuperare l'elementare grammatica dell'amore misericordioso di Dio".

Le opere di misericordia/5
Ospitare i pellegrini


Capiremo perché con ogni straniero ha voluto identificarsi Gesù.


Nel nostro mondo occidentale si sono fatti più rari i pellegrini e i mendicanti, mentre sono più numerosi gli stranieri, i profughi, quelli che fuggono da regioni dove regnano violenza, guerra, fame. Cosa fare? Accogliere, senza pregiudizi.


[…]
La propria casa, un luogo aperto
Da questa parola del Vangelo nasce la quarta azione di misericordia corporale, un invito ai cristiani a declinare la carità anche facendo della propria casa un luogo di comunione, di condivisione, di compassione verso chi è in viaggio, o povero, o straniero. Certamente questo "fare misericordia" va compreso in senso molto più ampio rispetto al semplice ospitare i pellegrini, perché oggi nel nostro mondo occidentale si sono fatti più rari i pellegrini e i mendicanti, mentre sono più numerosi gli stranieri, i profughi, quelli che fuggono da regioni in cui regnano l'oppressione, la violenza, la guerra, la fame, dunque sono costretti a cercare asilo in terre più sicure. Grazie ai mass media tutti noi ogni giorno abbiamo davanti agli occhi le immagini di uomini, donne e bambini che, dopo aver attraversato il mare con fatica, stenti e spesso al prezzo di tragiche morti, approdano sulle nostre coste; altri percorrono in lunghe file chilometri e chilometri a piedi, attraversando le terre balcaniche per risalire l'Europa verso Paesi più ricchi. È uno "spettacolo" che non conoscevamo, né pensavamo potesse essere una realtà tanto quotidiana e di tali dimensioni.
Questo fenomeno di massa, che certo non cesserà presto, ci ha disorientati, ha suscitato in noi paure, per cui lo sconosciuto è tornato a essere il nemico. Jean Daniélou scriveva che «la civiltà ha fatto un passo decisivo, forse il passo decisivo, il giorno in cui lo straniero, da nemico (hostis) è divenuto ospite (hospes)», amico: ma quel giorno deve avvenire di nuovo, deve essere più attestato nelle nostre relazioni!
[…]
Che fare per gli stranieri?
Questa azione di misericordia non può però significare soltanto accogliere gli stranieri nella nostra terra: una volta che essi sono giunti da noi, non è sufficiente non ributtarli a mare e non respingerli indietro, ma è necessario dare loro la possibilità di con noi, nelle nostre città. Occorrerà innanzitutto non permettere che l'ospitalità diventi per alcuni un business, che sia appaltata a veri e propri mercanti; Da parte dei cristiani oggi occorre più che mai una resistenza e anche un'insurrezione come bagaglio che gli fornisce un'identità umanizzante.
Da parte dei cristiani oggi occorre più che mai una resistenza e anche un'insurrezione delle coscienze contro la tendenza sempre più presente nel nostro territorio a nutrire pregiudizi, paure sproporzionate, alimentate dagli imprenditori della paura (così vanno chiamati certi politici!), atteggiamenti di chiusura che di fatto sono razzisti. […]
Cosa significa dunque accogliere gli stranieri? La risposta è semplice, alla portata di ogni persona che ascolti la voce della propria coscienza; e il cristiano dovrebbe conoscerla, sapendo che il suo Dio chiede di amare lo straniero come sé stessi (cf Lv 19,34), non solo il prossimo in generale (cf Lv 19,18) ma, appunto, anche lo straniero (cf pure Dt 10,19). E la risposta è questa: fare ciò che possiamo fare
[…]
Dunque, che cosa fare?
1. In primo luogo tenere la porta aperta, in una società in cui le porte sono sempre chiuse, in cui si costruiscono siepi, recinti, muri, barriere, cancelli, fili spinati..., tutti segni della nostra non disponibilità ad accogliere chi è nel bisogno…
2. Per vivere questa azione di misericordia occorre inoltre esercitarsi all'ascolto dell'altro, ovvero dargli tempi, dargli la parola, per accendere con lui una relazione gratuita, semplice e rispettosa. Non c'è vera accoglienza senza ascolto dell'altro, perché occorre consentirgli di dirsi, di condividere la propria storia narrandola. […]
Leggi tutto…

martedì 5 aprile 2016

La Misericordia di Dio nell'Anno Liturgico
 II settimana di Pasqua




Tempo di Pasqua: riprendo le meditazioni sulla «Misericordia di Dio nel cammino dell'Anno Liturgico», come proposte da fr. Luigi Colombotti ofm: «una ricerca della misericordia di Dio, tenendo presente i testi che parlano della misericordia, nella Messa e nella Liturgia delle Ore».





II Settimana di Pasqua

LA CHIESA NEI SACRAMENTI ANNUNCIA E ATTUA LA PRESENZA DI DIO CHE SALVA

Le pericopi evangeliche del tempo pasquale contemplano il Signore che evangelizza; è il Cristo Risorto presente nella Chiesa che annuncia la buona notizia della salvezza e forma i suoi discepoli all'amore. Guida di questo tempo è il quarto vangelo.
Nelle seconda settimana meditiamo Gv 3 e l'inizio di Gv 6. La Comunità cristiana, come Nicodemo, il ricercatore notturno della verità, vuole approfondire il mistero del suo Signore, e si mette in ascolto. E il Maestro ci dice che per vedere il regno di Dio bisogna rinascere dall'alto. Gli disse Nicodèmo: «Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». Rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio» (Lun/Gv 3,1-8). […]
Gli Atti degli Apostoli ci presentano i primi passi della Chiesa inviata ad annunciare la Pasqua del Signore, le sue sofferenze, gioie e vitalità. Il momento è delicato ma la fede della Comunità è grande e si affida alla preghiera soprattutto perché si compiano i segni promessi da Gesù. Quand'ebbero terminato la preghiera, il luogo in cui erano radunati tremò e tutti furono colmati di Spirito Santo e proclamavano la parola di Dio con franchezza (Lun/ At 4,23-31).
Anche la testimonianza della vita - erano un cuore solo ed un'anima sola - era annuncio della Pasqua del Signore. Con grande forza gli apostoli davano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti godevano di grande favore (Mar/ At 4,32-37).
Come la prima Comunità anche la Chiesa di oggi desidera fortemente vivere nella fecondità della Pasqua, per questo supplica il Padre misericordioso perché la mantenga presente in ogni momento della sua vita. Donaci, Padre misericordioso, di rendere presente in ogni momento della vita la fecondità della Pasqua (Gio/Colletta). […]
Il Concilio Vaticano II in SC 5.6, ci insegna che Gesù ha inviato gli apostoli per annunciare ma anche attuare per mezzo dei sacramenti ciò che annunciavano (Sab/UL 2 Lett.). Scrive san Fulgenzio di Ruspe: La Chiesa si costruisce nell'amore, con pietre vive e per un sacerdozio santo che, nell'Eucaristia offre il corpo e il sangue di Cristo e cresce compatta perseverando nell'unità (Mar/UL 2 Lett.). […]
San Teodoro Studita fissando la sua attenzione sul mistero della Croce che viene ripresentato nel rito memoriale dell'Eucaristia, esulta e canta la sua fede con un inno alla croce. O dono preziosissimo della croce! Quale splendore appare alla vista! Tutta bellezza e tutta magnificenza. Albero meraviglioso all'occhio e al gusto e non immagine parziale di bene e di male come quello dell'Eden. È un albero che dona la vita, non la morte, illumina e non ottenebra, apre l'adito al paradiso, non espelle da esso. Su quel legno sale Cristo, come un re sul carro trionfale. Sconfigge il diavolo padrone della morte e libera il genere umano dalla schiavitù del tiranno. Su quel legno sale il Signore, come un valoroso combattente (Ven/UL 2 Lett.). […]
Risorti con Cristo ci siamo messi in ascolto del Maestro che continua a formarci ed a rivelarsi Dio e Signore provvido come il Padre; abbiamo camminato con la Chiesa nascente tanto ricca di franchezza, sostenuta dallo Spirito Santo e gioiosa di poter soffrire per testimoniare la propria fede. I Santi Padri ci hanno aiutato a prendere coscienza delle ricchezze di grazia che ci dona la fede e la partecipazione ai divini misteri che ci trasformano in quello che riceviamo.
[…]
(vai al testo)

domenica 3 aprile 2016

Misericordia di Dio:
 vicinanza, tenerezza, consolazione, perdono


Giubileo della spiritualità della Divina Misericordia.
Si è appena concluso il Giubileo per quanti aderiscono alla spiritualità della Divina Misericordia (1-3 aprile 2016).
Momenti salienti: la veglia di preghiera con la presenza di Papa Francesco e la Santa Messa in Piazza san Pietro.
Occasione per rimetterci alla scuola della Misericordia di cui Gesù ci fa partecipi, per un servizio ai fratelli, una diaconia secondo il suo Cuore.

Alcuni stralci del Discorso del Santo Padre alla Veglia di Preghiera:

[…]
Dio si è rivelato manifestando più volte il suo nome, e questo nome è "misericordioso". Come è grande e infinita la natura di Dio, così grande e infinita è la sua misericordia, a tal punto che appare un'impresa ardua poterla descrivere in tutti i suoi aspetti. Scorrendo le pagine della Sacra Scrittura, troviamo che la misericordia è anzitutto la vicinanza di Dio al suo popolo. Una vicinanza che si esprime e si manifesta principalmente come aiuto e protezione. È la vicinanza di un padre e di una madre che si rispecchia in una bella immagine del profeta Osea. Dice così: «Io li traevo con legami di bontà, con vincoli d'amore, ero per loro come chi solleva un bimbo alla sua guancia, mi chinavo su di lui per dargli da mangiare». L'abbraccio di un papà e di una mamma con il loro bambino. È molto espressiva questa immagine: Dio prende ciascuno di noi e ci solleva fino alla sua guancia. Quanta tenerezza contiene e quanto amore esprime! Tenerezza: parola quasi dimenticata e di cui il mondo di oggi – tutti noi – abbiamo bisogno. […]
Quanti volti, dunque, ha la misericordia di Dio! Essa ci viene fatta conoscere come vicinanza e tenerezza, ma in forza di questo anche come compassione e condivisione, come consolazione e perdono. Chi più ne riceve, più è chiamato a offrirla, a condividerla; non può essere tenuta nascosta né trattenuta solo per sé stessi. È qualcosa che brucia il cuore e lo provoca ad amare, riconoscendo il volto di Gesù Cristo soprattutto in chi è più lontano, debole, solo, confuso ed emarginato. La misericordia non sta ferma: va alla ricerca della pecora perduta, e quando la ritrova esprime una gioia contagiosa. La misericordia sa guardare negli occhi ogni persona; ognuna è preziosa per lei, perché ognuna è unica.
[…]
(Vai al testo del discorso)

E all'omelia Papa Francesco ha detto, tra l'altro:
[…]
Ogni infermità può trovare nella misericordia di Dio un soccorso efficace. La sua misericordia, infatti, non si ferma a distanza: desidera venire incontro a tutte le povertà e liberare dalle tante forme di schiavitù che affliggono il nostro mondo. Vuole raggiungere le ferite di ciascuno, per medicarle. Essere apostoli di misericordia significa toccare e accarezzare le sue piaghe, presenti anche oggi nel corpo e nell'anima di tanti suoi fratelli e sorelle. Curando queste piaghe professiamo Gesù, lo rendiamo presente e vivo; permettiamo ad altri, che toccano con mano la sua misericordia, di riconoscerlo «Signore e Dio», come fece l'apostolo Tommaso. È questa la missione che ci viene affidata. Tante persone chiedono di essere ascoltate e comprese. Il Vangelo della misericordia, da annunciare e scrivere nella vita, cerca persone con il cuore paziente e aperto, "buoni samaritani" che conoscono la compassione e il silenzio dinanzi al mistero del fratello e della sorella; domanda servi generosi e gioiosi, che amano gratuitamente senza pretendere nulla in cambio. […]
Nel Salmo responsoriale è stato proclamato: «Il suo amore è per sempre». È vero, la misericordia di Dio è eterna; non finisce, non si esaurisce, non si arrende di fronte alle chiusure, e non si stanca mai. In questo "per sempre" troviamo sostegno nei momenti di prova e di debolezza, perché siamo certi che Dio non ci abbandona: Egli rimane con noi per sempre. […]
(Vai al testo dell'omelia)

venerdì 1 aprile 2016

Tommaso, il nostro compagno di viaggio


2a domenica di Pasqua (C)
Atti 5,12-16 • Salmo 117 • Apocalisse 1,9-11a.12-13.17-19 • Giovanni 20,19-31
(Visualizza i brani delle Letture)


Appunti per l'omelia

Erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per paura dei Giudei
Una comunità chiusa, impaurita, a porte sbarrate. Tommaso no, lui va e viene, è un coraggioso. Una volta aveva esortato i suoi compagni: andiamo anche noi a morire con lui! Ora lì, dentro al cenacolo, si sentiva mancare l'aria.
Abbiamo visto il Signore, qui, quando tu non c'eri, gli dicono. E lui: se non vedo con i miei occhi non vi credo.
San Gregorio Magno dice che "a noi giovò più l'incredulità di Tommaso che non la fede degli apostoli. Tommaso ci è più utile degli altri". Perché ci mostra quale grande educatore fosse Gesù: aveva formato Tommaso alla libertà interiore, al coraggio di dissentire per seguire la propria coscienza. Tommaso è un prezioso compagno di viaggio, come tutti quelli, dentro e fuori della chiesa, che vogliono vedere, vogliono toccare, con la serietà che merita la fede; tutti quelli che sono esigenti e radicali, e non si accontentano del sentito dire, ma vogliono una fede che si incida nel cuore e nella storia.

Metti qui il tuo dito; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco
E viene il momento centrale, l'incontro con il Risorto. Gesù invece di imporsi, si propone, si espone: Metti qui il tuo dito; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco. Gesù rispetta la sua fatica e i suoi dubbi; rispetta i tempi di ciascuno e la complessità del vivere. Non si scandalizza, si ripropone con le sue ferite aperte. La risurrezione non ha richiuso i fori dei chiodi, perché la morte di croce non è un semplice incidente da superare, è invece qualcosa che deve restare per l'eternità, gloria e vanto di Cristo, il punto più alto, la rivelazione massima dell'amore di Dio. Nel cuore del cielo sta, per sempre, carne d'uomo ferita. Nostro alfabeto d'amore!

Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!
Ecco una beatitudine che sentiamo finalmente nostra, le altre le abbiamo sempre sentite difficili, cose per pochi coraggiosi, per pochi affamati di immenso.
Finalmente una beatitudine per tutti, per chi fa fatica, per chi cerca a tentoni, per chi non vede, per chi ricomincia.
Beati voi... grazie a tutti quelli che credono senza necessità di segni, anche se hanno mille dubbi, come Tommaso. Sono quelli che se una volta potessero toccare Gesù da vicino - vedere il volto, toccare il volto - se una volta potranno vederlo, ma in noi, anch'essi diranno: Mio Signore e mio Dio!

(spunti da Ermes Ronchi)


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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Ricevete lo Spirito Santo (Gv 20,22)
(vai al testo) - (---> pdf, formato A4, stampa f/r per A5)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata (7/04/2013)
Abbiamo visto il Signore ( Gv 20,25)
(vai al testo)

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
Quelle ferite, il punto più alto dell'amore (11/04/2015)
Misericordia, secondo nome dell'amore (25/04/2014)
La comunità vivificata dal Risorto (5/04/2013)
La nostra vita con il Risorto (13/04/2012)

Commenti alla Parola:
  di Luigi Vari (VP 3.2016)
  di Marinella Perroni (VP 3.2013)
  di Claudio Arletti (VP 3.2010)
  di Enzo Bianchi

(Illustrazione di Giorgio Trevisan)