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martedì 19 gennaio 2016

Il Diacono, operatore e animatore di misericordia


Nel numero 4/2015 del trimestrale Unità nella carità, della Pia Società San Gaetano di Vicenza, Istituto religioso formato da preti e diaconi, riporto questo articolo di don Luca Garbinetto, all'inizio dell'anno giubilare.


Il Diacono, operatore e animatore di misericordia
(Le sottolineature in grassetto sono mie)

Inizia il Giubileo straordinario della Misericordia, voluto da papa Francesco, inizia come segno di speranza, in un mondo ferito da dolorosi eventi di violenza. Sulla scia della tradizione più bella della nostra fede, la Chiesa ci propone di rinnovare la nostra missione di evangelizzazione con la concretezza delle opere di misericordia. Alla luce del capitolo 25 del vangelo di Matteo, che presenta il grande affresco del giudizio universale, e con l'attenzione alle necessità dell'uomo contemporaneo, ogni comunità cristiana è invitata a mettersi in gioco per realizzare la concretezza dell'amore. Il diacono è chiamato, in questo contesto, ad assumere un ruolo di protagonista.

Il suo ministero, infatti, si caratterizza particolarmente per il forte ancoraggio alla costitutiva vocazione della Chiesa ad essere segno e strumento di carità nel mondo. Ecco allora che il diacono, come operatore di misericordia, deve vivere questa missione oggi con alcune attenzioni. Innanzitutto, deve far sì che si compiano realmente queste opere di misericordia, sia corporali che spirituali. Deve cioè evitare che la fede propria e di tutti i cristiani rimanga sterile e si limiti a discorsi e considerazioni vuote e inefficaci sulla difficile situazione del mondo e sui bisogni dei popoli.

Il diacono, con la sua testimonianza e con il suo ministero, deve manifestare come il Vangelo non abbia senso se non ci rende capaci di sporcarci le mani con i bisognosi che abbiamo accanto. In un contesto estremamente condizionato dalle forme di comunicazione tecnologiche, il rischio di una passività e di una alienazione dai reali problemi della vita è grande: il diacono ci riporta alla necessità del 'corpo a corpo' nella relazione di servizio.

In secondo luogo, il diacono aiuta i cristiani a far sì che le opere che si compiono siano di 'misericordia', e non di pura gratificazione personale o di assistenzialismo. Egli, investito della grazia sacramentale, ricorda con la sua presenza che la fonte della misericordia è Dio Padre e che il nostro donare misericordia è una necessaria restituzione di quanto abbiamo ricevuto in dono. Il diacono rende continuamente visibile il radicamento all'altare di ogni agire ecclesiale, per evitare che i cristiani operino soltanto come agenti di un servizio sociale o che la Chiesa venga considerata come una ONG.

Infine, il diacono è chiamato costantemente a far sì che le opere di misericordia siano comunitarie, e non si limitino a iniziative individualistiche, capaci di trasformare forse una persona in un eroe, ma non in un testimone di unità. La misericordia porta sempre con sé il sigillo della comunione. Al diacono spetta il compito di animare l'agire pastorale della comunità cristiana per aiutare a crescere nella consapevolezza di essere l'unico Corpo di Cristo, nel quale ogni membro si mette umilmente a servizio dell'altro, soprattutto del più debole, per sostenere la vita di tutto il Corpo. Non vi è l'ansia di iniziative spettacolari in cui il diacono sia l'unico protagonista; piuttosto, vi è una costante preoccupazione di creare relazioni, in cui la donazione reciproca, l'impegno per il bene dei poveri, la generosa e coraggiosa creatività dell'amore sia radicata in una sincera ricerca di unità e di pace.

In questo modo il diacono, quale operatore e animatore di misericordia, contribuisce vivacemente a rendere la Chiesa, incarnata in ogni comunità cristiana, e in particolare la comunità parrocchiale, segno e strumento visibile della misericordia del Padre che vuole arrivare a tutte le periferie dell'esistente.

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