giovedì 31 dicembre 2015

Il dialogo non è finito!


Guardando al 2015, agli avvenimenti che lo hanno caratterizzato e che ha tenuto tutti col fiato sospeso, verrebbe da chiedersi se oggi il dialogo sia ancora possibile. Eppure l'esperienza, magari non enfatizzata dai media, che spinge molti, ragazzi, giovani, adulti, professionisti, consacrati, gente impegnata in parrocchia e nelle diocesi, scettici ed agnostici, seminaristi, fanno dire il contrario.
Un anno difficile, è vero, ma anche un momento in cui ora più che mai dobbiamo dimostrare che il dialogo è possibile. Oggi si parla di terrorismo, ma soprattutto di fondamentalismo, o come sarebbe più giusto dire, di 'fondamentalismi'. Ciò di cui forse non ci siamo ancora resi conto, soprattutto noi occidentali, è che, nonostante i processi di secolarizzazione, la religione è sempre più di moda, è tornata a far parte delle nostre vite, nel bene e nel male. Ma quale religione, e Dio, c'entra davvero con questa religione?
Il Concilio Vaticano II aveva pubblicato il più breve dei documenti, ma, forse, quello che aveva richiesto più tempo per arrivare ad una redazione condivisa, Nostra Aetate. A cinquant'anni di distanza quelle quattro pagine ci insegnano che «nel nostro tempo in cui il genere umano si unifica di giorno in giorno più strettamente e cresce l'interdipendenza tra i vari popoli, (…) i vari popoli costituiscono una sola comunità. Essi hanno una sola origine, poiché Dio ha fatto abitare l'intero genere umano su tutta la faccia della terra hanno anche un solo fine ultimo, Dio». Questo è il Dio della vera religione che non esclude nessuno e che ci fa camminare insieme verso la Verità.
Ce lo insegna papa Francesco con il suo pellegrinare in Paesi toccati da guerre, terrorismo, fondamentalismi. Dovunque, Francesco si è fatto apostolo di dialogo e ha invitato tutti ad un «dialogo aperto e rispettoso che si rivela fruttuoso. Il rispetto reciproco è condizione e, nello stesso tempo, fine del dialogo interreligioso: rispettare il diritto altrui alla vita, all'integrità fisica, alle libertà fondamentali, cioè libertà di coscienza, di pensiero, di espressione e di religione». Francesco lo chiama dialogo dell'amicizia che ci aiuta ad «alzare lo sguardo per andare oltre». Infatti, ha affermato in diversi toni, che «il dialogo basato sul fiducioso rispetto può portare semi di bene che a loro volta diventano germogli di amicizia e di collaborazione in tanti campi, e soprattutto nel servizio ai poveri, ai piccoli, agli anziani, nell'accoglienza dei migranti, nell'attenzione a chi è escluso».
Il dialogo non è finito! E l'augurio fatto da papa Francesco a quattrocentocinquanta musulmani e cristiani, che il 13 dicembre scorso in piazza San Pietro hanno vissuto un momento di fraternità come "costruttori di pace, insieme" ne è la conferma: «Andate avanti! Andate avanti con coraggio nel vostro percorso di dialogo e di fraternità, perché tutti siamo figli di Dio!».

mercoledì 30 dicembre 2015

Alimentati dalla benedizione di Dio


Maria Santissima Madre di Dio
Numeri 6,22-27 • Salmo 66 • Galati 4,4-7 • Luca 2,16-21
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Appunti per l'omelia

Il Signore parlò a Mosè… Ti benedica il Signore e ti custodisca
La prima lettura biblica del nuovo anno fa scendere su di noi una benedizione colma di luce, in cui prendere respiro per l'avvio del nuovo anno: il Signore parlò a Mosè, ad Aronne, ai suoi figli e disse: Voi benedirete i vostri fratelli. Voi benedirete: per prima cosa, che lo meritino o no, voi li benedirete. Dio ci raggiunge non proclamando dogmi o impartendo divieti, ma benedicendo. La sua benedizione è una energia, una forza, una fecondità di vita che scende su di noi, ci avvolge, ci penetra, ci alimenta. Dio chiede anche a noi, figli di Aronne nella fede, di benedire uomini e storie, il cuore dell'uomo e il volto di Dio.

Il Signore faccia risplendere per te il suo volto
Il nostro compito per l'anno che inizia: benedire i fratelli! L'uomo, se non impara a benedire, non potrà mai essere felice. E come si fa a benedire? Dio stesso ordina le parole: Il Signore faccia risplendere per te il suo volto. Che cosa è un volto che risplende? Forse poca cosa, eppure è l'essenziale. Perché il volto è la finestra del cuore. Brilli il volto di Dio, scopri nell'anno che inizia un Dio luminoso, un Dio solare, ricco non di troni, di leggi, di dichiarazioni, ma il cui più vero tabernacolo è la luminosità di un volto. Un Dio dalle grandi braccia e dal cuore di luce.
La benedizione di Dio non è salute, denaro, fortuna, prestigio, lunga vita ma, molto semplicemente, è la luce. La luce è tante cose, lo capiamo guardando le persone che hanno luce, e che emanano bontà, generosità, bellezza, pace. Dio ci benedice ponendoci accanto persone dal volto e dal cuore luminosi.

Il Signore ti faccia grazia
Cosa ci riserverà l'anno nuovo? Non lo sappiamo, ma di una cosa siamo certi: Il Signore mi farà grazia, che vuol dire: il Signore si rivolgerà verso di me, si chinerà su di me, mi farà grazia di tutti gli sbagli, di tutti gli abbandoni; camminerà con me, nelle mie prove si abbasserà su di me, mio confine di cielo, perché non gli sfugga un solo sospiro, una sola lacrima. Qualunque cosa accadrà quest'anno, Dio sarà chino su di me e mi farà grazia.

Maria custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore
In questo primo giorno dell'anno, nel giorno ottavo della natività del Signore, ritorna lo stesso racconto evangelico di quella notte. Non sempre riusciamo a cogliere tutto il significato del Natale. Facciamoci guidare allora da Maria, che custodiva e meditava tutte queste cose nel suo cuore; che cercava il filo d'oro che tenesse insieme gli opposti: una stalla e "una moltitudine di angeli", una mangiatoia e un "Regno che non avrà fine". Come lei, come i pastori, anche noi lasciamoci catturare dallo stesso stupore: a Natale il Verbo è un neonato che non sa parlare, l'Eterno è appena il mattino di una vita, l'Onnipotente è un bimbo capace solo di piangere. Dio ricomincia sempre così, con piccole cose e in profondo silenzio.


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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Giornata mondiale della pace
Vinci l'indifferenza e conquista la pace
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Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
La Vergine Madre (30/12/2013)
Madre dell'unica persona del Verbo di Dio, dono per il mondo (31/12/2012)
Madre di Dio (30/12/2011)

Commenti alla Parola:
  di Luigi Vari (VP 2015)
  di Luigi Vari (VP 2014)
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  di Marinella Perroni (VP 2011)
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  di Claudio Arletti (VP 2008)
  di Enzo Bianchi (A)
  di Enzo Bianchi (B)
  di Enzo Bianchi (C)

(Illustrazione di Giorgio Trevisan)

lunedì 28 dicembre 2015

Il diacono sposato: sua presenza nella comunità ecclesiale


Ricorre oggi il primo anniversario della morte di don Lino D'Armi. «Un amico carissimo, un padre nello Spirito, un uomo di Dio, un sacerdote», ho scritto il 31 dicembre 2014, a chiusura dell'anno. Con lui ho condiviso «quasi quindici anni di vita a servizio dei sacerdoti e diaconi legati dalla spiritualità dell'unità per un servizio prezioso alla Chiesa. Don Lino, per la sua particolare sensibilità e per il suo amore personale, è stato per me e per Chiara mia moglie, un punto di riferimento prezioso ed illuminato, che ci ha fatto scoprire sempre di più e vivere con maggior consapevolezza la realtà della nostra famiglia diaconale; una famiglia sì come tutte le altre, ma che riteniamo tutta particolare per il servizio che può offrire alla vita dei sacerdoti».
Nel ricordarlo ho ripreso alcuni suoi scritti. Uno in particolare: Il diacono permanente e sua moglie nella comunità ecclesiale oggi, spunti di conversazione per un Convegno di diaconi e le loro mogli, svoltosi dall'8 all'11 marzo 2001, presso il Centro Mariapoli di Castel Gandolfo (RM).
Ho riportato l'intero testo nel mio sito di testi e documenti.

Alcuni passi significativi:
«Pensiamo che, per capire pienamente la funzione del diacono permanente oggi, sia necessario guardarla a questa luce [nell'ottica di una spiritualità di comunione]. Cioè, quello che è richiesto a lui nel nostro tempo va oltre quanto gli si chiedeva in antico, cioè fino a mille anni fa, quando la sua figura è scomparsa dalla scena della Chiesa. Oggi questa figura è stata ripristinata perché egli porti nel tessuto ecclesiale il suo contributo di mediazione tra laicato e sacerdozio; e non soltanto nello svolgimento delle opere di ministero, ma anche e prima di tutto per colmare la distanza tra queste due realtà e favorirne la comunione e l'unità.
Oggi si avverte una crescente esigenza di ricomporre la frattura tra religioso e temporale, tra divino e umano, tra sacro e profano: e il diacono riassume ambedue questi aspetti nella sua persona. Per cui il ripristino del diaconato permanente risulta essere una delle tante ispirazioni dello Spirito santo alla sua Chiesa, per avviarla a realizzare nel suo insieme quella reciprocità e comunione, che è già iscritta nel progetto originario della stessa persona umana, fatta a immagine di Dio Trinità.
Quindi al diacono è chiesto, sì, anche di battezzare e predicare, ecc.; ma, perché la sua azione sia carica di contenuto, gli si chiede di essere Gesù: cioè, di portare nella sua carne la testimonianza di quella comunione che è propria del rapporto di Gesù col Padre».

Inoltre, per quanti riguarda la coppia diaconale: «Questo [l'ordine sacro inserito nel matrimonio] conferisce alla coppia diaconale un ruolo specifico suo: quello di contribuire in modo speciale a creare ponti, a mediare in prima persona, nella propria carne, tra il sacro e il profano, tra l'eterno e il temporale. Tutti abbiamo questa vocazione, ma nel caso della coppia diaconale c'è un segno particolare, che è il sacramento dell'ordine sacro, che investe lui; ordine sacro che è saldato in maniera esistenziale, indissolubile, con la realtà umana più concreta: vita coniugale, professione e ambiente laico».

sabato 26 dicembre 2015

La famiglia, il luogo dove si impara il nome di Dio, Amore


Domenica fra l'Ottava del Natale - Santa Famiglia (C)
1 Samuele 1,20-22.24-28 • Salmo 83 • 1 Giovanni 3,1-2.21-24 • Luca 2,41-52
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Appunti per l'omelia

Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!
La santa Famiglia di Nazaret porta un messaggio a tutte le nostre famiglie, l'annuncio che è possibile una santità non solo individuale, ma una bontà, una santità collettiva, familiare, condivisa, un contagio di santità dentro le relazioni umane.

Perché ci hai fatto questo? Tuo padre ed io, angosciati, ti cercavamo
Santità non significa essere perfetti; neanche le relazioni tra Maria Giuseppe e Gesù lo erano. C'è angoscia causata dal figlio adolescente, e malintesi, incomprensione esplicita: ma essi non compresero le sue parole. Santità non significa assenza di difetti, ma pensare i pensieri di Dio e tradurli, con fatica e gioia, in gesti. Ora in cima ai pensieri di Dio c'è l'amore. In quella casa dove c'è amore, lì c'è Dio.
Un amore vivo e potente, incarnato e quotidiano, visibile e segreto, che sta in una carezza, in un cibo preparato con cura, in un soprannome affettuoso, nella parola scherzosa che scioglie le tensioni, nella pazienza di ascoltare, nel desiderio di abbracciarsi. Un amore, non spirituale, ma concreto, come è quello di Dio per noi. Non ci sono due amori: l'amore di Dio e l'amore umano. Uno solo è l'Amore! C'è un unico grande progetto, un solo amore che muove Adamo verso Eva, me verso l'amico, il genitore verso il figlio, Dio verso l'umanità, a Betlemme.

Scese con loro a Nazaret e stava loro sottomesso
Gesù lascia i maestri della Legge e va con Giuseppe e Maria che sono maestri di vita. Per anni impara l'arte di essere uomo guardando i suoi genitori vivere: lei teneramente forte, mai passiva; lui padre non autoritario, che sa anche tirarsi indietro. Come poteva altrimenti trattare le donne con quel suo modo sovranamente libero? E inaugurare relazioni nuove tra uomo e donna, paritarie e senza paure?
Le beatitudini Gesù le ha viste, vissute, imparate da loro, in casa: erano poveri, giusti, puri nel cuore, miti, costruttori di pace, con viscere di misericordia per tutti. E il loro parlare era: sì, sì; no, no. Stava così bene con loro, che con Dio adotta il linguaggio di casa, e lo chiama: abbà, papà. Che vuole estendere quelle relazioni a livello di massa e dirà: voi siete tutti fratelli.

La famiglia è il luogo dove si impara il nome di Dio, e il suo nome più bello è: amore, padre e madre. La famiglia è il primo luogo dove si assapora l'amore e, quindi, si gusta il sapore di Dio. La casa è il luogo dove risiede il primo magistero, più importante ancora di quello della Chiesa. È dalla porta di casa che escono i santi, quelli che sapranno dare e ricevere amore e che, per questo, sapranno essere felici.


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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Gesù cresceva in sapienza, età e grazia (Lc 2,52)
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Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata (30/12/2012)
Questo è il mio comandamento: che ci amiamo gli uni gli altri (1Gv 3,23)
(vai al testo)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
Il segno visibile dell'amore del Padre (28/12/2012)

Commenti alla Parola:
  di Luigi Vari (VP 2015)
  di Marinella Perroni (VP 2012)
  di Claudio Arletti (VP 2009)
  di Enzo Bianchi

(Illustrazione di Cosimo Musio)

mercoledì 23 dicembre 2015

Dio entra nel mondo dal punto più basso


Natale del Signore
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Messa della Vigilia: Isaia 62,1-5 • Atti 13,16-17.22-25 • Matteo 1,1-25
Messa della Notte: Isaia 9,1-3.5-6 • Tito 2,11-14 • Luca 2,1-14
Messa dell'Aurora: Isaia 62,11-12 • Tito 3,4-7 • Luca 2,15-20
Messa del Giorno: Isaia 52,7-10 • Ebrei 1,1-6 • Giovanni 1,1-18


Appunti per l'omelia

Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce…
È apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini…

A Natale non celebriamo un ricordo, ma una profezia. Natale non è una festa sentimentale, ma il giudizio sul mondo e il nuovo ordinamento di tutte le cose.
Quella notte il senso della storia ha imboccato un'altra direzione: Dio verso l'uomo, il grande verso il piccolo, dal cielo verso il basso, da una città verso una grotta, dal tempio a un campo di pastori. La storia ricomincia dagli ultimi.

Un decreto di Cesare Augusto ordinò…
Tutti andava a farsi censire…
Mentre a Roma si decidono le sorti del mondo, mentre le legioni mantengono la pace con la spada, in questo meccanismo perfettamente oliato cade un granello di sabbia: nasce un bambino, sufficiente a mutare la direzione della storia.

Anche Giuseppe salì a Betlemme… lì Maria diede alla luce il suo figlio primogenito…
La nuova capitale del mondo è Betlemme. Lì Maria dà alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolge in fasce e lo pone in una mangiatoia... nella greppia degli animali, che Maria nel suo bisogno legge come una culla.
La stalla e la mangiatoia sono un "no" ai modelli mondani, un "no" alla fame di potere, un no al "così vanno le cose". Dio entra nel mondo dal punto più basso, perché nessuna creatura sia più in basso, nessuno non raggiunto dal suo abbraccio che salva.
Natale è il più grande atto di fede di Dio nell'umanità, affida il figlio alle mani di una ragazza inesperta e generosa, ha fede in lei. Maria si prende cura del neonato, lo nutre di latte, di carezze e di sogni. Lo fa vivere con il suo abbraccio. Allo stesso modo, nell'incarnazione mai conclusa del Verbo, Dio vivrà sulla nostra terra solo se noi ci prendiamo cura di lui, come una madre, ogni giorno.

C'erano in quella regione alcuni pastori...
Luca prende nota di questa unica visita, un gruppo di pastori, odorosi di lana e di latte... È bello per tutti i poveri, gli ultimi, gli anonimi, i dimenticati… Dio riparte da loro! Vanno e trovano un bambino. Lo guardano: i suoi occhi sono gli occhi di Dio, la sua fame è la fame di Dio, quelle manine che si tendono verso la madre, sono le mani di Dio tese verso di loro.

Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci…
e formare per sé un popolo che gli appartenga…

Dio si è fatto uomo perché l'uomo si faccia Dio. Cristo nasce perché io nasca.
La nascita di Gesù vuole la mia nascita: che io nasca diverso e nuovo, che nasca con lo Spirito di Dio in me. Natale è la riconsacrazione del corpo. La certezza che la nostra carne che Dio ha preso, amato, fatto sua, in qualche sua parte è santa, che la nostra storia in qualche sua pagina è sacra.
Il creatore che aveva plasmato Adamo con la creta del suolo si fa lui stesso creta di questo nostro suolo. E nessuno può dire: qui finisce l'uomo, qui comincia Dio, perché Creatore e creatura ormai si sono abbracciati. Ed è per sempre.


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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Andiamo dunque fino a Betlemme (Lc 2,18)
(vai al testo) - (--->pdf, formato A4, stampa f/r per A5)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata
Oggi è nato per noi il Salvatore (Lc 2,11)
(vai al testo - 25/12/2014)
Oggi è nato per noi il Salvatore (Lc 2,11)
(vai al testo - 25/12/2013)
Non temete: vi annuncio una grande gioia (Lc 2,10)
(vai al testo - 25/12/2012)
Oggi è nato per noi il Salvatore (Lc 2,11)
(vai al testo - 25/12/2011)
Un bambino è nato per noi (Is 9,5)
(vai al testo - 25/12/2010)

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
Gloria a Dio in cielo; pace agli uomini in terra (23/12/2014)
Dio si è fatto bambino! (24/12/2013)
Il mistero dell'umiltà di Dio (24/12/2012)
Dar vita a Gesù, oggi (23/12/2011)

Commenti alla Parola:
  di Luigi Vari (VP 2015)
  di Luigi Vari (VP 2014)
  di Giovanni Cavagnoli (VP 2013)
  di Marinella Perroni (VP 2012)
  di Marinella Perroni (notte, VP 2011)
  di Marinella Perroni (giorno, VP 2011)
  di Marinella Perroni (notte, VP 2010)
  di Marinella Perroni (giorno, VP 2010)
  di Claudio Arletti (notte, VP 2009)
  di Claudio Arletti (giorno, VP 2009)
  di Claudio Arletti (notte, VP 2008)
  di Claudio Arletti (giorno, VP 2008)
  di Enzo Bianchi (vol. anno C, giorno)
  di Enzo Bianchi (vol. anno B, notte)
  di Enzo Bianchi (vol. anno A, aurora)
(Illustrazione di Cosimo Musio)

martedì 22 dicembre 2015

Aspettando Natale


«Spesso noi siamo portati, dal linguaggio che usiamo, a farci un'idea non esatta di quello che si compì a Nazareth, nel momento in cui l'angelo comunicò alla Vergine santa che il Verbo si faceva carne. Si è portati, con una mentalità antropomorfica, a considerare Iddio lontano, in alto, nei cieli, che manda suo Figlio in un luogo sperduto per farsi uomo.

Non è così. Dio è dappertutto, è in cielo, in terra e in ogni luogo. Dio era perciò nella stanzetta della Vergine a Nazareth quando le apparve l'angelo. Era però infinitamente distante dalle creature per l'abisso del peccato e per la loro naturale piccolezza.

Dio, nell'istante in cui la vergine pronunciò il suo fiat, nel seno purissimo di lei sposò la natura umana, sposò la creatura, operando un avvicinamento inimmaginabile fra la divinità e l'universo.

Da allora egli è in mezzo a noi.

Quella distanza infinita che la nostra immaginazione ha espresso quasi ponendo Iddio lontano da noi, sopra i cieli, è annullata: egli è in terra, egli è nostro concittadino».

Pasquale Foresi, Teologia della socialità, Città Nuova 1963, pag. 66.

lunedì 21 dicembre 2015

Dio viene a salvarci nell'umiltà, quasi di nascosto…


Venerdì 18 dicembre u.s. papa Francesco ha aperto la Porta Santa della Carità all'l'Ostello della Caritas, in via Marsala presso la Stazione Termini di Roma.
All'omelia il papa ha ricordato il modo con cui Dio viene a salvarci: nell'umiltà, quasi di nascosto…
«Se tu vuoi trovare Dio, cercalo nell'umiltà, cercalo nella povertà, cercalo dove Lui è nascosto: nei bisognosi, nei più bisognosi, nei malati, gli affamati, nei carcerati».

In questo ultimo scorcio di tempo in preparazione al Natale, quale modo migliore per affinare il senso della nostra diaconia?

«Dio viene a salvarci, e non trova miglior maniera per farlo che camminare con noi, fare la vita nostra. E nel momento di scegliere il modo, come fare la sua vita, Lui non sceglie una grande città di un grande impero, non sceglie una principessa, una contessa per madre, una persona importante, non sceglie un palazzo di lusso. Sembra che tutto sia stato fatto intenzionalmente quasi di nascosto. Maria era una ragazzina di 16/17 anni, non di più, in un villaggio sperduto nelle periferie dell'impero romano; e nessuno conosceva quel villaggio, sicuramente. Giuseppe era un ragazzo che l'amava e voleva sposarla, un falegname che guadagnava il pane di ogni giorno. Tutto in semplicità, tutto nel nascondimento. E anche il ripudio… - perché erano fidanzati, e in un villaggio così piccolo, voi sapete come sono le chiacchiere, vanno in giro -; e Giuseppe se ne accorse che lei era incinta, ma lui era giusto. Tutto di nascosto, malgrado la calunnia e le chiacchiere. E l'Angelo spiega a Giuseppe il mistero: "Quel figlio che la tua fidanzata porta in sé è opera di Dio, è opera dello Spirito Santo". "Quando Giuseppe si destò dal sonno fece quello che aveva ordinato l'Angelo del Signore", e andò da lei e la prese in sposa (cfr Mt 1,18-25). Ma tutto di nascosto, tutto umile. Le grandi città del mondo non sapevano nulla. E così è Dio fra noi. Se tu vuoi trovare Dio, cercalo nell'umiltà, cercalo nella povertà, cercalo dove Lui è nascosto: nei bisognosi, nei più bisognosi, nei malati, gli affamati, nei carcerati. […]».

venerdì 18 dicembre 2015

Natale, noi tutti portatori di Dio


4a domenica di Avvento (C)
Michea 5,1-4a • Salmo 79 • Ebrei 10,5-10 • Luca 1,39-45
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Appunti per l'omelia

Nell'ultimo tratto di strada verso Natale ci fa da guida Maria, una ragazza gravida di Dio, incinta di luce.

Maria si alzò e andò in fretta…
L'amore ha sempre fretta. Maria va leggera, portata dal futuro che la abita, e insieme pesante di vita nuova. Quel peso che mette le ali e fa nascere il canto. Una giovane donna aperta, che emana libertà e giovinezza.
Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. E l'anziana, anche lei colma di una vita impensabile, è riempita di Spirito, perché Maria porta Dio con sé e contagia d'assoluto chiunque incontra. E dove Dio giunge, c'è un sussulto del cuore, come per il piccolo Giovanni.

Al tuo saluto il bambino ha sussultato di gioia
Dove Dio giunge scende una benedizione, che è una forza di vita che si sprigiona dall'alto, che produce crescita d'umano e moltiplicazione di vita, in tutte le sue forme.

Benedetta tu fra le donne… e beata colei che ha creduto…
Due donne sono i primi profeti del nuovo testamento… Allora Maria canta… con nel cuore le più belle parole per il suo Dio: l'anima danza per il mio amato. E coinvolge poveri e ricchi, potenti e umili, sazi e affamati di vita, nel più grande canto rivoluzionario, profezia di un mondo nuovo, culla della misericordia e della tenerezza di Dio.

Questo è il Vangelo che, raccontando la visita di Maria ad Elisabetta, racconta anche che tutte le nostre visite, fatte o accolte, hanno il passo di Dio. Ognuno portatore di Dio, perché Dio cerca madri per incarnarsi ancora.
Il Natale è certezza e memoria che c'è della santità in ogni carne, che ogni corpo è una finestra di cielo, che l'uomo ha Dio nel sangue; che dentro il battito umile e testardo del suo cuore batte un altro cuore, e non si spegnerà più.


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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Benedetta tu fra le donne (Lc 1,42)
(vai al testo) - (---> pdf, formato A4, stampa f/r per A5)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata (23/12/2012)
Beata colei che ha creduto (Lc 1,45)
(vai al testo)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
Lì, dove fiorisce la gioia (21/12/2012)

Commenti alla Parola:
  di Luigi Vari (VP 2015)
  di Marinella Perroni (VP 2012)
  di Claudio Arletti (VP 2009)
  di Enzo Bianchi

(Illustrazione di Cosimo Musio)


mercoledì 16 dicembre 2015

Esercitarsi nella misericordia


Tratto dall'articolo su La Repubblica, 9 dicembre 2015
di Enzo Bianchi

(…) Papa Francesco fa il gesto così semplice, quotidiano, umano di aprire una porta chiusa. Purtroppo temo che molti di quelli che passeranno per le porte sante aperte nelle chiese non arriveranno neppure a pensare che potrebbero aprire o tenere aperta la porta della propria casa: aperta per chi giunge inaspettato, straniero o povero, conosciuto o sconosciuto, aperta per un atto di fede-fiducia fatto nei confronti degli altri umani, tutti legati dalla fraternità, valore per il quale pochi oggi combattono, ma senza il quale anche la libertà e l'uguaglianza diventano fragili e non sono concretamente instaurabili. (…)
Aprire e tenere aperta una porta è invece una decisione umanizzante, un'azione antropologica che non dovrebbe essere così estranea a cristiani e a non cristiani. Ma per giungere a tale comportamento occorre con urgenza che la convinzione e la prassi di misericordia, di compassione e di perdono siano inoculate come diastasi nelle nostre società e culture, dando vita a un'ospitalità culturale reciproca che ci permetta di far cadere pregiudizi e di conoscerci meglio. (…)
Secoli di storia cristiana testimoniano che facilmente la misericordia di Dio non è compresa, scandalizza i credenti stessi, sembra un eccesso che va sempre temperato con le nozioni di verità e di giustizia. Il papa lo sa bene e lo denuncia con forza: "Quanto torto viene fatto a Dio e alla sua grazia quando si afferma anzitutto" – e solo i cristiani possono pronunciarlo – "che i peccati sono puniti dal suo giudizio, senza invece affermare prima che sono perdonati dalla sua misericordia… Dobbiamo anteporre la misericordia al giudizio, e in ogni caso il giudizio di Dio sarà sempre nella luce della sua misericordia", perché "la misericordia ha sempre la meglio sul giudizio" (Giacomo 2,13). (…)
Lo stesso Francesco ha esplicitato a più riprese che la misericordia, la compassione, la tenerezza e il perdono di Dio non sono da intendersi come un correttivo della giustizia divina, non sono in tensione o in concorrenza con il suo giudizio, ma semplicemente sono la giustizia di Dio messa in atto verso l'essere umano. (…)
(…) secondo il profeta Osea, la misericordia è la manifestazione della santità di Dio, il quale è Santo, cioè è differente, altro dall'uomo proprio nel giudicare e nel sentire la giustizia. Osea arriva a dire che nel cuore di Dio c'è una sorta di "rivolta" del sentimento di misericordia contro la volontà di giustizia: questo sentimento impedisce a Dio di castigare secondo l'alleanza, di andare in collera contro chi ha peccato (cf. Osea 11,8-9). Gesù sottolinea questo prevalere in Dio della misericordia sulla giustizia citando per ben due volte un'altra parola dello stesso profeta: "Andate a imparare che cosa vuol dire: 'Voglio misericordia e non sacrifici' (Osea 6,6)" (Matteo 9,13 e 12,7).

venerdì 11 dicembre 2015

Gesù accende la vita e la rende felice


3a domenica di Avvento (C)
Sofonia 3,14-17 • Salmo Is 12,2-6 • Filippesi 4,4-7 • Luca 3,10-18
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Appunti per l'omelia

Che cosa dobbiamo fare?
Quello di questa domenica è un Vangelo di comportamenti concreti, del semplice quotidiano; un ritorno alle nostre relazioni interpersonali come strada per il venire di Dio nel mondo, perché ogni nostro gesto umano apre finestre sull'infinito.
Giovanni il Battista propone tre regole.

Chi ha due tuniche…, e chi ha da mangiare...
La prima regola che il Battista propone è: chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto. Una regola d'oro, che da sola basterebbe a cambiare la faccia della terra: condivisione. Un piccolissimo verbo: «dare qualcosa», in cui si riassume il gesto sul quale saremo giudicati. È la nuova legge di un altro mercato che si può semplificare così: ciò che io ho, e tu non hai, lo condivido con te. Invece dell'accumulo, il dono; invece dello spreco la sobrietà. Perché tu vali quanto me, anzi di più. C'è tanto pane nel mondo che, a condividerlo, basterebbe per tutti. A non sprecarlo, sazierebbe la fame di tutti. Così la prima regola per il nostro abitare la terra è prenderci cura gli uni degli altri.

Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato
È la seconda regola. Così semplice da sembrare scontata: il ritorno dell'onestà. Non esigete nulla di più, perché la cupidigia di denaro è l'idolo assoluto, l'insaziabilità è la radice di ogni corruzione, che è deridere le leggi, sfruttare le persone, vendersi per denaro. Giovanni conosce la strada giusta da percorrere: prendersi cura dell'onestà, semplicemente; ricominciare dalla legalità, con tenacia, ma a partire da me e dai miei comportamenti più minuti: onesto perfino nelle piccole cose.

Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno
È la terza regola: per i soldati, per chi ha ruoli di autorità e di forza, in tutti i campi. Non approfittate del ruolo per umiliare; non abusate della vostra forza per far piangere. È sempre il medesimo principio: prima le persone, prima il rispetto, che è guardare negli occhi l'altro, alzarsi in piedi davanti a lui, sempre, come davanti a un principe, perché la bestemmia è mettere le cose prima delle persone.

Viene uno più forte di me e vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco
Gesù è il più forte, perché è l'unico che parla al cuore. E lo segui... È il più forte, perché è l'unico che «battezza nel fuoco», che ha la forza del fuoco che trasforma le cose, che è la morte delle cose morte e la loro resurrezione, nella luce e nel calore.
Gesù ha acceso milioni e milioni di vite: le ha accese e rese felici. Questo fa di lui il più forte. E il più amato.



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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco (Lc 3,16)
(vai al testo) - (---> pdf, formato A4, stampa f/r per A5)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata (16/12/2012)
E noi, che cosa dobbiamo fare? (Lc 3,14)
(vai al testo)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
La gioia di incontralo nel migliore dei modi (14/12/2012)

Commenti alla Parola:
  di Luigi Vari (VP 2015)
  di Marinella Perroni (VP 2012)
  di Claudio Arletti (VP 2009)
  di Enzo Bianchi

(Illustrazione di Cosimo Musio)


martedì 8 dicembre 2015

Maria la prima salvata dalla misericordia del Padre


Solennità dell'Immacolata Concezione della Vergine Maria.
Inizio del Giubileo della Misericordia.
Maria è la prima salvata dall'infinita misericordia del Padre.
Riconoscere nel concepimento immacolato di Maria l'aurora del mondo nuovo.
La festa dell'Immacolata Concezione ha uno specifico messaggio da comunicarci: ci ricorda che nella nostra vita tutto è dono, tutto è misericordia.

È un giorno speciale…
Di seguito le parole di papa Francesco all'Angelus…

Oggi, la festa dell'Immacolata ci fa contemplare la Madonna che, per singolare privilegio, è stata preservata dal peccato originale fin dal suo concepimento. Pur vivendo nel mondo segnato dal peccato, non ne viene toccata: Maria è nostra sorella nella sofferenza, ma non nel male e nel peccato. Anzi, il male in lei è stato sconfitto prima ancora di sfiorarla, perché Dio l'ha ricolmata di grazia (cfr Lc 1,28). L'Immacolata Concezione significa che Maria è la prima salvata dall'infinita misericordia del Padre, quale primizia della salvezza che Dio vuole donare ad ogni uomo e donna, in Cristo. Per questo l'Immacolata è diventata icona sublime della misericordia divina che ha vinto sul peccato. E noi, oggi, all'inizio del Giubileo della Misericordia, vogliamo guardare a questa icona con amore fiducioso e contemplarla in tutto il suo splendore, imitandone la fede.
Nel concepimento immacolato di Maria siamo invitati a riconoscere l'aurora del mondo nuovo, trasformato dall'opera salvifica del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. L'aurora della nuova creazione attuata dalla divina misericordia. Per questo la Vergine Maria, mai contagiata dal peccato e sempre ricolma di Dio, è madre di una umanità nuova. E' madre del mondo ricreato.
Celebrare questa festa comporta due cose. Primo: accogliere pienamente Dio e la sua grazia misericordiosa nella nostra vita. Secondo: diventare a nostra volta artefici di misericordia mediante un cammino evangelico. La festa dell'Immacolata diventa allora la festa di tutti noi se, con i nostri "sì" quotidiani, riusciamo a vincere il nostro egoismo e a rendere più lieta la vita dei nostri fratelli, a donare loro speranza, asciugando qualche lacrima e donando un po' di gioia. Ad imitazione di Maria, siamo chiamati a diventare portatori di Cristo e testimoni del suo amore, guardando anzitutto a quelli che sono i privilegiati agli occhi di Gesù. Sono coloro che Lui stesso ci ha indicato: «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi» (Mt 25, 35-36).
L'odierna festa dell'Immacolata Concezione ha uno specifico messaggio da comunicarci: ci ricorda che nella nostra vita tutto è dono, tutto è misericordia. La Vergine Santa, primizia dei salvati, modello della Chiesa, sposa santa e immacolata, amata dal Signore, ci aiuti a riscoprire sempre più la misericordia divina come distintivo del cristiano. Non si può capire un cristiano vero che non sia misericordioso, come non si può capire Dio senza la sua misericordia. Essa è la parola-sintesi del Vangelo: misericordia. E' il tratto fondamentale del volto di Cristo: quel volto che noi riconosciamo nei diversi aspetti della sua esistenza: quando va incontro a tutti, quando guarisce gli ammalati, quando siede a tavola con i peccatori, e soprattutto quando, inchiodato sulla croce, perdona; lì noi vediamo il volto della misericordia divina. Non abbiamo paura: lasciamoci abbracciare dalla misericordia di Dio che ci aspetta e perdona tutto. Nulla è più dolce della sua misericordia. Lasciamoci accarezzare da Dio: è tanto buono, il Signore, e perdona tutto.
Per intercessione di Maria Immacolata, la misericordia prenda possesso dei nostri cuori e trasformi tutta la nostra vita.

lunedì 7 dicembre 2015

Quell'unico sguardo


Eccoci ormai alla soglia del Giubileo della Misericordia.
Inizio questo nuovo tratto del "santo viaggio" con nell'anima la figura di Gesù, che con estrema misericordia carica su di sé l'umanità. È l'atteggiamento che viene chiesto anche ad ogni suo discepolo, in particolare a chi, nella comunità, è chiamato ad essere quella sua presenza, a "farsi uno", veramente, con chi gli passa accanto, con chi soffre, con l'ultimo. Una diaconia da vivere col cuore di Cristo!

Nel Logo che padre Marko Rupnik ha realizzato per il Giubileo, si coglie questo atteggiamento di identificazione di Gesù con l'uomo: i suoi occhi si confondono con quelli dell'uomo. Cristo vede con l'occhio di Adamo e questi con l'occhio di Cristo.
"Cristo porta sulle spalle Adamo con il viso di questi, che in un intimo gesto filiale aderisce da un lato a quello di Gesù al punto che l'occhio sinistro di Adamo e l'occhio destro di Cristo sono in realtà lo stesso". Così Alessandro De Carolis, nell'intervista a p. Rupnik. E l'artista a sua volta commenta: "Dio guarda l'uomo in modo tale che l'uomo lo può comprendere; gli si comunica in modo tale che l'uomo può vedere. E ciò che vede l'uomo, vede anche Dio; e l'uomo comincia a vedere nel modo di Dio.
Questa divina umanità di Cristo! Lì si vede veramente che Cristo ha assunto tutta l'umanità".


domenica 6 dicembre 2015

Dio ci chiama ad aprirci alla gioia


Immacolata Concezione della B. V. Maria
Genesi 3,9-15.20 • Salmo 97 • Efesini 1,3-6.11-12 • Luca 1,26-38
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Rallegrati…
L'angelo Gabriele entra da Maria. È Dio che visita… È un giorno di festa? È nel tempo delle lacrime oppure quando diciamo a chi amiamo le parole più belle che abbiamo in cuore?
La prima parola che l'angelo rivolge non è un semplice saluto. Nelle sue parole vibra quella cosa buona e rara e che desideriamo tutti e tutti i giorni: la gioia. «Rallegrati, gioisci, sii felice». Non chiede: prega, inginocchiati, fai questo o quello. Ma semplicemente: apriti alla gioia, come una porta si apre al sole. Dio si avvicina e ti stringe in un abbraccio, viene e porta una promessa di felicità.

…piena di grazia…
La seconda parola dell'angelo svela il perché della gioia: sei piena di grazia! Un termine nuovo, mai risuonato prima nella bibbia o nelle sinagoghe, inaudito, tale da turbare Maria: sei colmata, riempita di Dio, che si è chinato su di te, si è innamorato di te, si è dato a te e tu ne trabocchi. Il suo nome è: amata per sempre. Teneramente, liberamente, senza rimpianti amata.
Piena di grazia la chiama l'angelo, Immacolata la dice il popolo cristiano. Ed è la stessa cosa. Non è piena di grazia perché ha detto "sì" a Dio, ma perché Dio ha detto "sì" a lei prima ancora della sua risposta. E lo dice a ciascuno di noi: ognuno pieno di grazia, tutti amati come siamo, per quello che siamo; buoni e meno buoni, ognuno amato per sempre, piccoli o grandi ognuno riempito di cielo.

Come avverrà questo?
La prima parola di Maria non è un sì, ma una domanda: come è possibile? Maria sta davanti a Dio con tutta la sua dignità umana, con la sua maturità di donna, con il suo bisogno di capire. Usa l'intelligenza e poi pronuncia il suo sì, che allora ha la potenza di un sì libero e creativo.

Ecco la serva del Signore: avvenga per me…
Eccomi, come hanno detto profeti e patriarchi, sono la serva del Signore. Serva è parola che non ha niente di passivo: serva del re è la prima dopo il re, colei che collabora, che crea insieme con il creatore. La risposta di Maria è una realtà liberante, non una sottomissione remissiva. È lei personalmente a scegliere, in autonomia, a pronunciare quel "sì" così coraggioso che la contrappone a tutto il suo mondo, che la proietta nei disegni grandiosi di Dio.

La storia di Maria è anche la mia e la tua storia. Ancora l'angelo è inviato nella mia casa e mi dice: rallegrati, sei pieno di grazia! Dio è dentro di te e ti colma la vita di vita.


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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Lo Spirito Santo scenderà su di te (Lc 1,35)
(vai al testo) - (---> pdf, formato A4, stampa f/r per A5)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata
Rallegrati, piena di grazia (Lc 1,29)
(vai al testo - 8/12/2014)

(vai al testo - 8/12/2013)

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
Resi immacolati dalla carità (6/12/2014)
Maria, il nostro "dover essere" (6/12/2013)
Il sogno di Dio (6/12/2012)
Riamando ad altri post sulla Solennità odierna, a suo tempo pubblicati:
Madre di Dio (dic. 2010)
Maria, Fiore dell'umanità (dic. 2009)
Immacolati nella carità (dic. 2008)

Commenti alla Parola:
  di Luigi Vari (VP 2015)
  di Luigi Vari (VP 2014)
  di Giovanni Cavagnoli (VP 2013)
  di Marinella Perroni (VP 2012)
  di Marinella Perroni (VP 2011)
  di Marinella Perroni (VP 2010)
  di Claudio Arletti (VP 2009)
  di Claudio Arletti (VP 2008)
  di Enzo Bianchi (vol. anno C)
  di Enzo Bianchi (vol. anno B)
  di Enzo Bianchi (vol. anno A)

(Illustrazione di Elvira Zilioli)



venerdì 4 dicembre 2015

Ogni uomo è nel cuore di Dio



2a domenica di Avvento (C)
Baruc 5,1-9 • Salmo 125 • Filippesi 1,4-6.8-11 • Luca 3,1-6
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

La Parola di Dio venne su Giovanni nel deserto
Luca dà inizio al racconto dell'attività pubblica di Gesù con una pagina solenne, con un lungo elenco di re e sacerdoti, che improvvisamente subisce uno scarto: è il farsi presente di un personaggio, si può dire, sconosciuto. È come un sassolino del deserto che cade dentro l'ingranaggio collaudato della storia e ne cambia il passo: la Parola di Dio venne su Giovanni nel deserto.
La Parola, fragile e immensa, viene come l'estasi della storia, di una storia che non basta più a se stessa; le inietta un'estasi, che è come un uscire da sé, un sollevarsi sopra le logiche di potere, un dirottarsi dai soliti binari, lontano dalle grandi capitali, via dalle regge e dai cortigiani, a perdersi nel deserto. È il Dio che sceglie i piccoli, che «abbatte i potenti», che fa dei poveri i principi del suo regno, cui basta un uomo solo che si lasci infiammare dalla sua Parola.
Chi conta nella storia? Erode sarà ricordato solo perché ha tentato di uccidere quel Bambino; Pilato perché l'ha condannato a morte. Nella storia conta davvero chi comincia a pensare pensieri buoni, i pensieri di Dio.
E la parola di Dio viene ancora, è sempre in volo in cerca di uomini e donne dove porre il suo nido, di gente semplice e vera, che voglia diventare «sillaba del Verbo». Perché nessuno è così piccolo o così peccatore, nessuno conta così poco da non poter diventare profeta del Signore.

Voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri
La "voce" dipinge un paesaggio aspro e difficile, che ha i tratti duri e violenti della storia, dove le montagne invalicabili sono quei muri che tagliano i villaggi; e i burroni scoscesi sono le trincee scavate per non offrire bersaglio e per meglio uccidere... È anche la nostra geografia interiore, una mappa di ferite mai guarite, di abbandoni patiti o inflitti.

Ogni burrone sarà riempito, ogni monte abbassato; le vie tortuose diventeranno diritte e quelle impervie, spianate
Ma di fronte alla violenza della storia, il profeta vede oltre… Vede strade che corrono diritte e piane, burroni colmati, monti spianati... per il viaggio mai finito dell'uomo verso l'uomo, dell'uomo verso il suo cuore. E soprattutto di Dio verso l'uomo.

Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!
Un'opera imponente e gioiosa, e a portarla a compimento sarà Colui che l'ha iniziata. L'esito è certo, perché il profeta assicura: «Ogni uomo vedrà la salvezza». Ogni uomo? Sì, esattamente questo: ogni uomo! Dio viene e non si fermerà davanti a burroni o montagne, e neppure davanti al mio cuore contorto. Raggiungerà ogni uomo, gli porrà la sua Parola nel grembo, potenza di parto di un mondo nuovo e felice, dove tutto ciò che è umano trovi eco nel cuore di Dio.


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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio! (Lc 3,6)
(vai al testo) - (---> pdf, formato A4, stampa f/r per A5)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata (9/12/2012)
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio! (Lc 3,6)
(vai al testo)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
In cammino… crescendo nell'amore (7/12/2012)

Commenti alla Parola:
  di Luigi Vari (VP 2015)
  di Marinella Perroni (VP 2012)
  di Claudio Arletti (VP 2009)
  di Enzo Bianchi

(Illustrazione di Cosimo Musio)



martedì 1 dicembre 2015

I diaconi e la cura delle famiglie ferite [3]



La rivista Il Diaconato in Italia dedica il n° 193 al tema I diaconi e la cura delle famiglie ferite.
Nel riportare i vari articoli nel mio sito di testi e documenti, segnalo questi interventi.






La famiglia: ferite e luci di speranza (Contributo)
di Paolo Gentili
Quando ci si accosta a persone e a famiglie profondamente ferite, oc corre la massima delicatezza e tenerezza. Talvolta una persona ferita non la puoi nemmeno abbracciare, perché rischi di fargli molto male. Allo stesso tempo però, è una gioia grande poter comunicare la tenerezza e premura della Chiesa verso i suoi figli più provati e tribolati e annunciare, come un balsamo, la Grazia del Crocifisso che è risorto. Vorrei partire con l'intravedere un orizzonte di speranza e l'immagine che ci regaliamo è quella del «tesoro in vasi di creta» di 2Cor 4,7. Questa immagine corrisponde, in modo particolare, alla situazione dolorosa dei matrimoni che falliscono, anche se si può ben adattare a tutte le situazioni delle ferite familiari. […]
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Saper discernere le ferite delle famiglie (Il Punto)
di Giovanni Chifari
Di fronte a questo tema non facile, alcune considerazioni si presentano con più evidenza: l'osservazione della realtà famiglia richiede grande attenzione e molta pazienza, troppi stereotipi tendono a non cogliere la continua evoluzione in atto; nelle famiglie esiste un evidente problema interpretativo, un deficit di discernimento umano e spirituale; la teologia del servizio, fondata su una Parola studiata e pregata può illuminare la cura e la prassi pastorale per le famiglie.
Identificare quali siano le famiglie ferite è un'operazione meno scontata di quanto possa apparire. Una prima consapevolezza che deve sostenere il servizio dei diaconi e di quanti hanno a cuore il bene delle famiglie, è infatti il poter rilevare che non esistono famiglie che non siano ferite. Le lesioni sono molteplici e attraversano trasversalmente tante famiglie. […]
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Ogni casa sia eremo e piccola chiesa domestica (Pastorale)
di Vincenzo Testa
Ogni casa abitata da una coppia di sposi cristiani può essere considerata e lo è realmente una "chiesa" intesa sia come assemblea che si riunisce e vive nel nome del Signore Gesù, sia come luogo nel quale la "piccola comunità domestica" vive la buona notizia. Viene da chiederci cosa si fa in questa "piccola chiesa domestica". Si potrebbe dire che il primo motivo è quello di conoscere la Parola di Dio, una conoscenza che viene favorita dalle relazioni che si realizzano all'interno della piccola comunità con il confronto e il dialogo che apre i membri allo scambio fecondo e ad una sempre più profonda conoscenza che favorisce la fraternità e la continua conversione.
Il secondo motivo è certamente una maggiore condivisione della vita di chi partecipa alla vita della comunità. Si condividono le gioie, i dolori, i bisogni. Si cercano soluzioni ai problemi insieme, si vivono le gioie in maniera comunitaria e ci si organizza insieme per annunciare la buona notizia anche fuori del piccolo gruppo. […]
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I diaconi e la cura delle famiglie ferite (Riflessioni)
di Andrea Spinelli
Le ferite non sono riservate ad alcuni, mentre altri, all'apparenza, può sembrare ne siano risparmiati. È chiaro, anzi ovvio, che non parliamo di ferite riguardanti il corpo nella sua fisicità, bensì quelle che colpiscono l'animo, che pure non si vedono a occhio nudo o, meglio, non è scontato accorgersene. Occorre dunque grande attenzione e altrettanto grande sensibilità per scoprire tali ferite, le più difficili da curare fino alla più completa guarigione. Dice il Siracide (25,12): «Qualunque ferita, ma non la ferita del cuore». L'affermazione è legata alla cattiveria, all'affronto e all'ingiustizia, pertanto, anche se nel testo si parla di una donna cattiva, mi piace ampliare l'orizzonte e riferirlo a tutte le relazioni umane, che, pur meritando e spesso anche avendo cure speciali, non sono esenti da fraintendimenti, da inganni e anche da crudeltà. […]
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