giovedì 30 aprile 2015

Mese di maggio con papa Francesco


Propongo, riprendendo quanto preparato lo scorso anno per il mese di maggio, una raccolta di testi mariani tratti dagli interventi di papa Francesco sulla Vergine Maria, che riporterò quotidianamente nell'apposito riquadro a destra.


Nel mio sito di Testi e Documenti ho riportato tutta la raccolta, giorno per giorno (vai ai testi…).



  1 Maggio – San Giuseppe Lavoratore
  2 Maggio – L'ascolto di Maria
  3 Maggio – La decisione di Maria
  4 Maggio – L'azione di Maria
  5 Maggio – L'Immacolata nel disegno di Dio
  6 Maggio – Maria, la Madre
  7 Maggio – Il "sì" di Maria
  8 Maggio – Maria, la Tutta Bella
  9 Maggio – In Maria la Parola di Dio si è fatta carne
10 Maggio – In Maria la gioia piena
11 Maggio – Stile mariano dell'evangelizzazione
12 Maggio – Maria, mossa dallo Spirito Santo
13 Maggio – Vergine dell'ascolto e della contemplazione
14 Maggio – Maria, donna della fede
15 Maggio – Maria, sostegno nella fede
16 Maggio – Scelta per essere Madre di Dio
17 Maggio – La fedeltà di Maria
18 Maggio – Tutto è dono di Dio
19 Maggio – Maria, donna dell'ascolto
20 Maggio – Affidamento a Maria
21 Maggio – Custoditi fra le braccia di Maria
22 Maggio – Maria, aiuto nelle sfide della vita
23 Maggio – Maria sempre ci porta a Gesù
24 Maggio – Maria ci apre la porta a Dio
25 Maggio – Maria concepisce prima nella fede poi nella carne
26 Maggio – Offrire la nostra vita con l'umiltà e il coraggio di Maria
27 Maggio – Maria ci precede nel pellegrinaggio della fede
28 Maggio – Maria, la vera discepola di Gesù
29 Maggio – Maria, la Madre della gioia
30 Maggio – Maria, modello della fede della Chiesa
31 Maggio – Maria, modello di carità



domenica 26 aprile 2015

Frascati, un nuovo diacono


La diocesi suburbicaria di Frascati, dopo molti anni, ha un nuovo diacono permanente.
Oggi, nella Cattedrale Tuscolana l'amico Mario di Staso è stato ordinato diacono.
Gioia profonda e sincera fra tutti.

Per me, unico diacono ad assisterlo ed accoglierlo nella ancor giovane comunità del diaconato, è stato un momento di interiore commozione, dove ho rivissuto i momenti della mia ordinazione. L'abbraccio di pace con Mario è stato un riconoscersi veri fratelli nella condivisione, non solo del ministero, ma anche del cammino spirituale; cammino che abbiamo iniziato a percorrere assieme agli altri fratelli che si preparano al diaconato e che ci ha legati sempre di più.







Caro Mario, da oggi il Signore fa di te un suo Diacono.
Siamo con te in questa gioia e preghiamo perché Dio ti confermi nella fedeltà e nella carità: così, insieme con Anna, potrai far giungere a tanti la sua Grazia.















venerdì 24 aprile 2015

Gesù ci "conosce" come il padre "conosce" lui


4a domenica di Pasqua (B)
Atti 4,8-12 • Sal 117 • 1Giovanni 3,1-2 • Giovanni 10,11-18
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Il buon pastore dà la vita
Il pastore è così legato alle sue pecore da essere pronto ad affrontare chiunque metta in pericolo il gregge. Il mercenario, invece, nel suo contratto non ha la clausola di essere disposto a sacrificarsi per le pecore: non si sente legato "affettivamente" al gregge, ma allo stipendio.
Ha un cuore da "mercenario" chi si attiene agli obblighi minimi fissati nel contratto; chi ad ogni proposta reagisce: ma, sì, però, forse, sono sempre io…; chi è fedele alla legge solo per una ricompensa o per evitare una punizione.
Un cuore a somiglianza di quello di Gesù non fa calcoli, non si chiede dove arrivino i diritti e dove finiscono i doveri, non si chiede che cosa stabiliscono le norme… segue un'altra "legge": l'amore per "ogni" pecora (persona) e per "tutte" le pecore (l'umanità), senza distinzioni né privilegi…

Conosco le mie pecore ed esse conoscono me
"Conoscere" non è apprendimento, ma "rapporto", coinvolgimento completo nell'amore.
Spesso affermiamo di "credere" in Dio, cioè di sapere chi è Dio. Ma l'identità che gli attribuiamo:

- un Dio che si adegua alla giustizia dell'uomo;
- un Dio che premia e punisce in base ai meriti;
- un Dio che si compiace del culto;
- un Dio che proibisce l'adulterio, ma approva l'accumulo dei beni e la loro libera gestione;
- un Dio che permette di uccidere per legittima difesa;
- un Dio infinito, onnipotente, capace di farsi rispettare;

non sempre corrisponde a quella rivelata da Gesù:

- un Dio che frequenta i peccatori e perdona;
- un Dio che subisce il male e non reagisce col male;
- un Dio che ama chi lo condanna alla morte in croce;
- un Dio "infinito" e "onnipotente" nell'amore.

Da me stesso do la vita
Dove ci sono costrizioni e timori, non ci può essere l'amore. La salvezza è dono gratuito e libero di Gesù.
Credere nel Dio di Gesù è fondare la vita su un Dio che è padre, che come tale ci ama e che, nell'amore, ci lascia liberi di rispondergli.

In quale Dio crediamo? In quello dei diritti o in quello dell'amore? Il nostro impegno nel "servire" è legato alla logica del buon pastore o del mercenario che calcola tutto?



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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Ascolteranno la mia voce (Gv 10,16)
(vai al testo) - (---> pdf, formato A4, stampa a/r per A5)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata (29/04/2012)
Io sono il buon pastore (Gv 10,11)
(vai al testo)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
Conosciuti da Lui (27/04/2012)

Commenti alla Parola:
  di Luigi Vari (VP 2015)
  di Marinella Perroni (VP 2012)
  di Claudio Arletti (VP 2009)
  di Enzo Bianchi

martedì 21 aprile 2015

Il Diaconato in Italia – Indice 2015




Il Diaconato in Italia
Periodico bimestrale di animazione per le chiese locali

Indice 2015 (anno 47°)







Titolo dell'annata:
DIACONIA E DIACONATO "SCUOLA DI UMANITÀ"


Temi monografici:

n° 190 – gennaio/febbraio 2015
L'umanità di Cristo fonte della diaconia

n° 191 – marzo/aprile 2015
Una Chiesa esperta in umanità e servizio

n° 192 – maggio/giugno 2015
Il mistero dei diaconio risorsa per un nuovo umanesimo

n° 193 – luglio/agosto 2015
I diaconi e la cura delle famiglie ferite

n° 194/195 – settembre/dicembre 2015
La famiglia del diacono "scuola di umanità"



(Vai ai testi…)


lunedì 20 aprile 2015

Stare nella tua casa


Ricordando oggi l'anniversario della mia ordinazione diaconale, sono rimasto colpito dal salmo 83, recitato alle Lodi mattutine:

Quanto sono amabili le tue dimore,
Signore degli eserciti!
L'anima mia languisce
e brama gli atri del Signore.
Il mio cuore e la mia carne
esultano nel Dio vivente.
Anche il passero trova la casa
e la rondine il nido, dove porre i suoi piccoli,
presso i tuoi altari, Signore degli eserciti,
mio re e mio Dio.
Beato chi abita nella tua casa:
sempre canta le tue lodi!
Beato chi trova in te la sua forza
E decide nel suo cuore il santo viaggio.
[…]

Per me un giorno nei tuoi atri
è più che mille altrove,
stare sulla soglia della casa del mio Dio
è meglio che abitare nelle tende dei empi.
[…]




Sì, abitare nella Tua casa è aver trovato la pace e la gioia; è aver sperimentato la forza che viene dal Tuo Spirito; è percorrere con cuore pieno di riconoscenza il «santo viaggio».
E la Tua casa è il cuore dei fratelli, con i quali condivido gioie e dolori, fallimenti e speranze… che ritrovo ogni giorno nella Tua Eucaristia.

sabato 18 aprile 2015

Nuova evangelizzazione e identità diaconale




PONTIFICIA UNIVERSITÀ LATERANENSE

Parte all'Università Lateranense un master di 1° livello
per approfondire il ministero del diacono:
"nuova evangelizzazione e identità diaconale"



Obiettivo: approfondire il ministero diaconale acquisendo competenze e conoscenze degli strumenti di ricerca, delle fonti esistenti e degli studi realizzati.

«Questa iniziativa – spiega il Prof. Enzo Petrolino, direttore del Master – viene alla luce dopo un lungo percorso di riflessione e di ricerca. Per questo assume una connotazione del tutto esclusiva e innovativa che pone il ministero del diaconato agli alti livelli di specializzazione, per vivere e scoprire al meglio l'identità diaconale, per attingere alle fonti e conoscerne le origini, i percorsi, le sfide e le speranze. Il corso fornirà agli specializzandi una formazione specifica per comprendere il complesso storico, giuridico e teologico-pastorale legato alla figura del Diacono». Gli fa eco il co-direttore Prof. Angelo Lameri che evidenzia come «il Master vuole essere una preziosa opportunità per diaconi e diocesi in ordine a una formazione di alto profilo, così da offrire un ministero sempre più ricco di umanità, di capacità di sintonizzarsi con la cultura del nostro tempo, di slancio nell'impegno dell'evangelizzazione».

Il corso sarà attivato nel triennio 2015-2017 su 3 mesi intensivi di lezioni teoriche, seminari, esercitazioni pratiche e testimonianze di docenti specialisti delle materie che si terranno nel mese di luglio di ogni anno (prime 3 settimane). L'inizio è fissato per il 30 giugno e il termine per il 18 luglio 2015 per il primo anno e alla conclusione del triennio si terrà la discussione finale.


Otto moduli affrontati progressivamente nell'arco dei 3 anni:

1) Modelli diaconali nel Nuovo Testamento
2) Il servizio diaconale nei primi secoli della chiesa
3) Il ripristino del diaconato. Istanze teologiche da Trento al Concilio Vaticano II
4) Alla ricerca di un'identità: ministero ordinato e diaconato
5) Ministero diaconale, Chiesa locale e post-moderno
6) Il diaconato nella legislazione ecclesiale post-conciliare
7) Annuncio e nuovi linguaggi
8) Un ministero di frontiera: sfide e risorse


Scarica il Comunicato stampa del Master


venerdì 17 aprile 2015

Gesù risorto "apre" mente e cuore


3a domenica di Pasqua (B)
Atti 3,13-19 • Sal 4 • 1Giovanni 2,1-5 • Luca 24,35-48
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Perché sorgono dubbi nel vostro cuore?
I dubbi persistenti degli apostoli e dei discepoli evidenziano che gli apostoli non erano dei creduloni e, soprattutto, che la fede è una risposta libera a una chiamata.
La "fatica" a credere, prova che Dio agisce in modo discreto, non si impone, non fa violenza alla libertà dell'uomo.

Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho!
Perché questa insistenza sulla "corporeità" del Risorto? I cristiani di allora, imbevuti di idee filosofiche greche, non negavano che dopo la morte si entrasse in una nuova forma di vita, ma che questa era ridotta alla sopravvivenza dell' "anima". Il corpo materiale era considerato una "prigione" per l'anima che aspirava a staccarsi dalla terra e salire verso il cielo. La risurrezione corporea era inconcepibile e, quando venivano riferite apparizioni di morti, si immaginavano ombre, spiriti, fantasmi.
Per questo Luca ricorre a un linguaggio molto "corporeo": i primi discepoli, assicura, hanno toccato il Risorto, hanno mangiato con lui, hanno guardato la sua carne e le sue ossa.
È chiaro che i risorti non riprendono il corpo materiale che hanno nella storia. Il Padre non può aver pensato la morte dell'uomo per dargli poi la stessa forma di vita. Lo introduce in una forma di vita nuova, che non può essere immaginata né verificata, ma può essere colta attraverso i "segni" e vissuta nella fede.
Il Risorto, come afferma Luca, non è un fantasma, ma lo stesso Gesù che i discepoli hanno toccato con le loro mani e con il quale hanno mangiato. Gesù ha cambiato aspetto, è "trasfigurato", ma non è un'altra persona. Conserva la sua capacità di rapportarsi con gli altri, di comunicare il suo amore, anche se il suo "corpo" è diverso dal nostro. Dice Paolo: è un "corpo spirituale" (1Cor 15,44).

Avete qui qualche cosa da mangiare?
Gesù risorto ha un "corpo" che gli permette di continuare a mangiare e bere con noi, a prendere parte alle nostre speranze e alle nostre delusioni, alle nostre gioie e ai nostri dolori. Non è irraggiungibile, non è uno spirito lontano dalla nostra realtà.
E non è l'unico risorto, è il "primogenito" di coloro che risuscitano dai morti (cf Col 1,18). Ciò che è accaduto a lui, si ripete in ogni discepolo. Al momento della morte l'uomo nella sua interezza entra trasfigurato nel "mondo" di Dio.
In questa luce si comprende l'invito del Risorto a guardare le sue mani e i suoi piedi, segno di una vita spesa per amore. Anche da risorto, il corpo di Gesù conserva i segni del dono totale di sé.
Anche il cristiano può essere riconosciuto dai "segni" dell'amore. Con Paolo può gloriarsi: «Porto le stigmate di Gesù nel mio corpo» (Gal 6,17).

Aprì loro la mente per comprendere le Scritture.
Come fare oggi l'esperienza del Risorto? Aprire il cuore all' "intelligenza" delle Scritture: attraverso la Parola Gesù continua a mostrare ai suoi discepoli i segni del suo amore.
«Nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati»: l'annuncio della risurrezione è efficace e credibile solo se i discepoli possono mostrare agli uomini mani e piedi segnati da opere di amore.



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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Toccatemi e guardate (Lc 24,39)
(vai al testo) - (---> pdf, formato A4, stampa a/r per A5)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata (22/04/2012)
Di questo voi siete testimoni (Lc 24,48)
(vai al testo)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
Suoi testimoni! (20/04/2012)

Commenti alla Parola:
  di Luigi Vari (VP 2015)
  di Marinella Perroni (VP 2012)
  di Claudio Arletti (VP 2009)
  di Enzo Bianchi

sabato 11 aprile 2015

Quelle ferite, il punto più alto dell'amore


2a domenica di Pasqua (B)
Atti 4,32-35 • Sal 117 • 1Giovanni 5,1-6 • Giovanni 20,19-31
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

I discepoli erano chiusi in casa per paura dei Giudei
La paura è la paralisi della vita. Ciò che apre il futuro e fa ripartire la vita sono invece gli incontri. Gesù lo sa bene. I suoi sono scappati tutti, l'hanno abbandonato. E tuttavia Gesù viene. È una comunità dove non si può stare bene, porte e finestre sbarrate, dove manca l'aria e si respira dolore. Una comunità chiusa, ripiegata su se stessa, che non si apre, che si sta ammalando. E tuttavia Gesù viene.

Venne Gesù e stette in mezzo a loro
Gesù viene… non al di sopra, non a distanza, ma "viene e sta in mezzo a loro". Non nell'io, non nel tu soltanto, lo Spirito abita nel cuore delle relazioni, è come il terzo tra i due, collante delle vite. Viene e sta in mezzo. Lui, il maestro dei maestri, ci insegna a gestire l'imperfezione delle vite. Il suo metodo non consiste nel riproporre l'ideale perfetto, nel sottolineare la nostra distanza dal progetto, ma nell'avviare processi: a chi sente i morsi della paura, porta in dono la pace; a chi non crede, offre un'altra occasione: guarda tocca metti il dito; a chi non ha accolto il soffio del vento dello Spirito, lui spalanca orizzonti.

Tommaso non era con loro… Se non vedo… non credo
Il metodo umanissimo di Gesù sta nell'indicare il primo passo, perché un primo passo è possibile sempre, per tutti, da qualsiasi situazione. Il gruppo degli apostoli aveva tentato di coinvolgere Tommaso: abbiamo visto il Signore. Ma lui, che era il più libero di tutti, lui che aveva il coraggio di entrare e uscire da quella casa, non ci sta: io non mi accontento di parole. Se lui è vivo, come fate ad essere ancora qui rinchiusi, invece di uscire nel sole del mondo? Se lui è vivo, la nostra vita cambia!

Gesù disse loro: Pace a voi…
Ed ecco Gesù che entra, sta in mezzo, e dice: Pace a voi. Non un augurio, non una promessa, è molto di più, una affermazione: la pace è con voi, è qui, è iniziata; non è merito, è dono. Poi si rivolge a Tommaso: Metti qui il tuo dito. Gesù aveva educato Tommaso alla libertà interiore, a dissentire, l'aveva fatto coraggioso e grande in umanità. Per farlo ancora più grande, gli fa un piccolo rimprovero, ma dolcemente, come si fa con gli amici: non essere incredulo... Gesù rispetta i suoi tempi, e invece di imporsi, si propone: Metti, guarda, tocca.

Quelle ferite, indelebili… l'impronta della gloria di Dio
La risurrezione non ha richiuso i fori dei chiodi, non ha rimarginato le labbra delle ferite. Perché la morte di croce non è un semplice incidente da superare: quelle ferite sono la gloria di Dio, il punto più alto dell'amore, la grande bellezza della storia. Su quel corpo l'amore ha scritto il suo racconto con l'alfabeto delle ferite, le uniche che non ingannano. Indelebili ormai come l'amore stesso.


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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Abbiamo visto il Signore! ( Gv 20,25)
(vai al testo) - (---> pdf, formato A4, stampa a/r per A5)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata (15/04/2012)
Beati quelli che hanno visto e hanno creduto (Gv 20,29)
(vai al testo)

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
Misericordia, secondo nome dell'amore (25/04/2014)
La nostra vita con il Risorto (13/04/2012)

Commenti alla Parola:
  di Luigi Vari (VP 2015)
  di Marinella Perroni (VP 2012)
  di Claudio Arletti (VP 2009)
  di Enzo Bianchi

sabato 4 aprile 2015

"Doveva" risorgere


Pasqua di Risurrezione (B)
Atti 10,34a.37-43 • Sal 117 • Colossesi 3,1-4 [1Corinzi 5,6-8] • Giovanni 20,1-9
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

La pietra ribaltata
Tutto incomincia a muoversi, tutto riprende vita. Cogliendo tutti di sorpresa, il giorno dopo il sabato la vita riesplode. Di fronte alla morte ci si può rassegnare e piangere o aprire il cuore alla "luce".
Chi non crede considera una follia donare la vita per amore perché, dietro questo dono, vede solo segni di morte (vita sciupata, inutile, arrabbiata, vuota, superficiale, venduta…). Alla luce della Pasqua il discepolo incomincia a capire che la vita donata per i fratelli introduce alla Vita.

Correvano insieme, ma l'altro discepolo corse più in fretta…
Pietro si ferma, non va oltre; l'altro discepolo (senza nome) fa un passo in più, vede e comincia a credere. Di fronte ai segni della morte (tomba, bende, sudario) egli comincia a percepire la vittoria della vita. La fede non è gettarsi nel "mistero", ma "vedere"!
Di fronte alla morte si può dire: tutto è finito, inutile, senza senso, non è vero… (come sentivano anche i discepoli di Emmaus)…
Il "discepolo che Gesù ama", che da Lui si lascia amare, intravvede che non solo tutto non è finito, ma che tutto ha sempre un nuovo inizio.

Non avevano ancora compreso la Scrittura… che Gesù doveva risorgere…
I "segni" (la tomba vuota, le bende…) rimangono incomprensibili se non vengono riletti alla luce della Parola di Dio. È la Scrittura, la Parola vissuta che apre il cuore e la mente alla comprensione del Risorto.
Chi è il testimone? Non semplicemente colui che dà buon esempio, ma chi può confermare che la sua esistenza è cambiata e cambia da quando è illuminata dalla luce della Pasqua («Se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede…»), chi fa l'esperienza che l'incontro con Gesù dà senso a gioie e dolori, illumina i momenti lieti e i momenti tristi, chi vive non un'esistenza solitaria, ma in "comunione", perché l'amore l'un per l'altro "come" quello di Gesù è diventato suo.

Allora, che lettura do della mia vita? E come mi pongo di fronte al mistero della morte?
Gesù risorto e vivo è riferimento costante quando compriamo, vendiamo, dialoghiamo, dividiamo un'eredità, scegliamo di avere un figlio e di indicargli una scelta di vita… oppure pensiamo che le realtà di questo mondo non abbiano nulla a che vedere con la Pasqua?




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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
E vide e credette (Gv 20,8)
(vai al testo) - (---> pdf, formato A4, stampa a/r per A5)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata (8/04/2012)
È risorto! (Mc 16,6)
(vai al testo)

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
La gioia piena che il Risorto ci dona (19/04/2014)
È vivo, Lui la nostra speranza! (30/03/2013)
È risorto! (7/04/2012)

Commenti alla Parola:
  di Luigi Vari (VP 2015)
  di Marinella Perroni (VP 2012)
  di Claudio Arletti (VP 2009)
  di Enzo Bianchi


venerdì 3 aprile 2015

Mandami qualcuno da amare

Signore, quando ho fame, dammi qualcuno che ha bisogno di cibo;
quando ho un dispiacere, offrimi qualcuno da consolare;
quando la mia croce diventa pesante, fammi condividere la croce di un altro;
quando non ho tempo, dammi qualcuno che io possa aiutare per qualche momento;
quando sono umiliato, fa' che io abbia qualcuno da lodare;
quando sono scoraggiato, mandami qualcuno da incoraggiare;
quando ho bisogno della comprensione degli altri, dammi qualcuno che ha bisogno della mia;
quando ho bisogno che ci si occupi di me, mandami qualcuno di cui occuparmi;
quando penso solo a me stesso, attira la mia attenzione su un'altra persona.

Rendici degni, Signore, di servire i nostri fratelli
che in tutto il mondo vivono e muoiono poveri ed affamati.

Dà loro oggi, usando le nostre mani, il loro pane quotidiano,
e dà loro, per mezzo del nostro amore comprensivo, pace e gioia.

(Madre Teresa di Calcutta)


mercoledì 1 aprile 2015

Pasqua, passaggio di Dio e passaggio dell'uomo


Triduo Santo

Visualizza i brani delle Letture:
Giovedì Santo: Cena del Signore
Venerdì Santo: Passione del Signore
Veglia pasquale: Risurrezione del Signore

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Introduzione al Triduo Santo, tratta da: Caudio Arletti «Ai suoi discepoli spiegava ogni cosa», Commento ai Vangeli festivi dell'anno B, EDB.

Dal giardino di Eden (Gen 3,9) fino alla nuova Gerusalemme rischiarata dalla luce dell'Agnello (Ap 21,23), la storia della salvezza altro non è che il passaggio di Dio nella storia dell'uomo, alla sua ricerca, anche quando l'uomo tenta ogni via di fuga per nascondersi dal Creatore. La Pasqua, passaggio di Dio (Es 12,11-12), è dunque la cifra e la sintesi di tutto quanto da sempre Dio opera per la salvezza dell'uomo, guidato da un amore incondizionato, senza limiti. Siamo stati redenti a caro prezzo (1Pt 1,19). Appare, addirittura, nel crepuscolo del Venerdì santo come sia proprio Dio, nel suo figlio Gesù questa volta, a non essere scampato dalle acque del mare in cui è entrato (Es 14,28). Sul Cristo si chiudono gli abissi della morte, mentre è l'empio, l'omicida Barabba, a uscire libero e a scampare alla propria condanna (Mt 27,26). Sul Messia atteso da Israele cala la pietra tombale, assieme alla sorveglianza delle guardie poste dal sinedrio (Mt 27,66). Ancora una volta, l'uomo sembra aver zittito la voce di Dio che da sempre chiama a conversione, cancellando il volto in cui è possibile vedere il Padre (Gv 14,9) nella forza dello Spirito.
In realtà, l'inabissamento del Figlio di Dio è l'ultimo prolungamento del processo iniziato con l'incarnazione. Colui che è sceso nel grembo della Vergine e nelle acque del Giordano, ora discende nello . sheol, alla ricerca di Adamo ed Eva, toccando così i più remoti recessi dello spazio e del tempo. La croce è la massima dilatazione del cuore e dell'amore di Dio. Nel ladrone che rifiuta, come in quello che accoglie la salvezza, vediamo ogni malfattore raggiunto perché a nessuno sia precluso l'ingresso in paradiso. L'ampiezza orizzontale è completa. Nella discesa agli inferi, memoria già pasquale del Sabato santo, specie per la tradizione ortodossa, si sviluppa appieno quella verticale: non c'è strato della storia che non sia visitato dal nuovo Adamo, fino a giungere al primo Adamo. Nulla è dimenticato. Dopo la «Pasqua di Natale», passaggio dal Padre a questo mondo, tutto si compie nel ritorno, nel passaggio da questo mondo al Padre (Gv 13,1-3). È l'unità del cielo e della terra. Pur essendo uno, nel corso della sua esistenza terrena Gesù aveva vissuto due vite: come Dio viveva la beatitudine, la luce infinita, l'eternità senza successione e mutamento, e come uomo sperimentò la solitudine, la supplica al Padre, la passione e la morte. La divinità, come fra parentesi, non aveva potuto investire totalmente il suo corpo, né consumare nella pienezza della gioia divina la sua umanità. Ma nella Pasqua, la vita eterna irrompe nella sua carne. Ora l'umano e il divino possiedono in lui un'identica vita. La salvezza che Gesù ha compiuto è la divinizzazione del mondo. È la Pasqua del Signore!

[…]

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Vedi anche i Commenti al Triduo pasquale (Sguardo complessivo)
  di Luigi Vari (VP 2015)
  di Gianni Cavagnoli (VP 2014)

Vedi anche altri post a suo tempo pubblicati:
 Il mistero di quei tre giorni (18/04/2014)
 Il Servo di Jahwè (15/04/2014)
 Nati da quel Sangue (6/04/2012)
 Li amò sino alla fine (2/04/2010)
 Il nostro modello (30/03/2010)
 Il sepolcro vuoto (19/03/2008)