lunedì 30 aprile 2012

Chiamati dalla Carità di Dio



Dopo aver celebrato ieri, IV domenica di Pasqua, la Giornata di preghiera per le vocazioni, illuminata da particolari circostanze, personali (sono stato ordinato diacono nella domenica del Buon Pastore) e comunitarie (per l'anniversario del 40° di sacerdozio del mio Vescovo), ho riletto il messaggio che il Santo Padre ha fatto per questa ricorrenza, scorgendo in esso la verità della chiamata.
Veramente tutto è "amore di Dio": "Noi siamo amati da Dio «prima» ancora di venire all'esistenza! … frutto di un pensiero e di un atto di amore di Dio, amore immenso, fedele, eterno".
"Si tratta di un amore senza riserve che ci precede, ci sostiene e ci chiama lungo il cammino della vita e ha la sua radice nell’assoluta gratuità di Dio. È Lui a compiere il primo passo e non a motivo di una particolare bontà riscontrata in noi, bensì in virtù della presenza del suo stesso amore «riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo»".
È una scoperta sempre nuova che fiorisce nell'intimo e ricolma il cuore di gratitudine: "È a questo amore che dobbiamo aprire la nostra vita, ed è alla perfezione dell’amore del Padre che ci chiama Gesù Cristo ogni giorno!
Su questo terreno oblativo, nell’apertura all’amore di Dio e come frutto di questo amore, nascono e crescono tutte le vocazioni. Ed è attingendo a questa sorgente nella preghiera, con l’assidua frequentazione della Parola e dei Sacramenti, in particolar modo dell’Eucaristia, che è possibile vivere l’amore verso il prossimo nel quale si impara a scorgere il volto di Cristo Signore.
L’amore per Dio è la motivazione della risposta alla chiamata… L’altra espressione concreta dell’amore, quello verso il prossimo, soprattutto verso i più bisognosi e sofferenti, è la spinta decisiva che fa del sacerdote (del diacono) e della persona consacrata un suscitatore di comunione tra la gente e un seminatore di speranza".
È la risposta concreta alla nostra chiamata, che ci rende, nella comunità, «uomini di comunione», come è scritto nel Direttorio per i diaconi permanenti. Così "la comunità cristiana diventa essa stessa manifestazione della Carità di Dio che custodisce in sé ogni chiamata, luogo di attento discernimento e di profonda verifica vocazionale".


sabato 28 aprile 2012

La diaconia cristiana [13]


Vi segnalo la tredicesima puntata della rubrica sulla "diaconia" (di cui ho parlato in post precedenti), dal titolo appunto La diaconia cristiana, che viene trasmessa su Tele Radio Padre Pio, a cura del prof. Giovanni Chifari, docente di Teologia Biblica presso l'Istituto Scienze religiose "Giovanni Paolo II" di Foggia.

Titolo di questa puntata: Il diaconato permanente.
La puntata, trattando sia pur in maniera succinta del diaconato, è caratterizza dalla testimonianza del diacono Paolo Pazienza di san Giovanni Rotondo, ospite in studio.
Infatti, dopo aver parlato nelle puntate precedenti della diaconia cristiana in genere, si è voluto porre l'accento sulla figura di chi ne è, nella comunità cristiana, segno sacramentale.
Il diaconato permanente è un ministero preciso. Il diacono, infatti, per il suo stato di vita (nella stragrande maggioranza coniugato e lavoratore), lo pone ad essere quasi una sorta di ponte tra la chiesa il mondo. Non è la diaconia esercitata da un semplice fedele, ma è l'ordinazione sacramentale che gli dà una caratterizzazione diversa. Si tratta di svolgere magari le stesse cose, ma queste vengono svolte con una valenza, un compito ben preciso, perché è inserito sacramentalmente nel ministero ordinato.
Sua caratteristica particolare è la diaconia della Parola, segno profetico nella società attuale, il cui rapporto con la gente, supportato spesso dalla presenza della moglie, è punto di riferimento per le famiglie e le piccole comunità.
Spesso la diaconia viene configurata come un "fare" delle opere in favore di altri, i poveri, gli ultimi… Ma il ruolo del diacono non è un semplice fare. La sorgente della sua "azione" diaconale, di servizio, sta appunto nella grazia sacramentale, quale segno di Cristo Servo, distinguendo così la semplice diaconia "operativa" dalla diaconia "ontologica". Ed è quest'ultima che dà senso, spessore, significato ecclesiale alla prima. Quel "fare" deriva appunto da una identità sacramentale, è sorretto dalla "grazia di stato".
È di conseguenza una chiamata, una vocazione particolare nella chiesa. È un rispondere, da parte della persona alla grazia dello Spirito, nel discernimento fatto in seno alla comunità ecclesiale, per far emergere la disponibilità al servizio per un riconoscimento sacramentale, ministeriale, sul modello di Cristo Servo.

Buon ascolto!


Ecco il link su youtube della 13a puntata:
http://www.youtube.com/watch?v=wYj9HSHgjeY

Link delle precedenti puntate:
La diaconia cristiana 1a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=mqU1-FvOkQ4
La diaconia cristiana 2a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=qddb2xaVRzk
La diaconia cristiana 3a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=MzhL4slFJ8M
La diaconia cristiana 4a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=UJ3EdS8ZSvg&list
La diaconia cristiana 5a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=luqjmEhLBWc
La diaconia cristiana 6a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=BF3piz9r2hw
La diaconia cristiana 7a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=Qi1d9wpkbto
La diaconia cristiana 8a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=yvkEGp7VfF8
La diaconia cristiana 9a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=Yrzu3Hu6TKA
La diaconia cristiana 10a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=Sck94yrqjiY
La diaconia cristiana 11a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=O057DbWneec
La diaconia cristiana 12a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=5EDGi1sj0Jk


La rubrica viene trasmessa al sabato alle ore 9,30, con replica alle 13,45 e 21,40.
Inoltre l'intera puntata è visibile su youtube al canale Padre Pio TV
(http://www.youtube.com/user/padrepiotv).
Inoltre può essere vista sia sul digitale terrestre, canale 145, sia su SKY, e anche sul sito
http://www.teleradiopadrepio.it/ .






venerdì 27 aprile 2012

Conosciuti da Lui


IV domenica di Pasqua (B)

Appunti per l'omelia

Questa quarta domenica di Pasqua, detta del Buon Pastore, è caratterizzata dalla giornata mondiale di preghiera per le vocazioni.
Gesù si presenta come il buon pastore che conosce le sue pecore una per una, le chiama per nome, non le abbandona all'arrivo del nemico, ma offre la sua vita per loro. Si contrappone in maniera polemica con chi, pur dovendo accudire alle pecore, le trascura fino a tradirle, se, come il mercenario, non ne ricava profitto o la sua vita perde in prestigio o in sicurezza: antitesi di chi è chiamato ad un servizio nella comunità sull'esempio del Maestro!
Ogni discepolo di Gesù ha questo compito, ognuno secondo la propria vocazione. Ma è la comunità stessa soggetto di evangelizzazione; comunità nella quale i pastori hanno un ruolo particolare e sono presenza sacramentale di Gesù, Pastore di tutti; perché tutti, nell'unità che lo Spirito del Risorto ci dona, possiamo essere nel mondo presenza viva di Lui. È questa testimonianza del Risorto presente nella comunità che farà della Chiesa una porta aperta per la fede, un ovile che tutti accoglie, voce di una Parola che desidera essere ascoltata, per far diventare tutti "un solo gregge, un solo pastore".
Ma perché questo possa realizzarsi, occorre che la relazione tra Gesù e i suoi diventi vitale. Non un rapporto individuale ed intimistico, non un semplice godere della sua compagnia e per consolarci a vicenda, ma per trasmettere a tutti, nella gioia della nostra vita col Risorto, l'esperienza di chi è "conosciuto" dal Pastore e che a sua volta lo "conosce" ed "ascolta la sua voce".
È uscire dagli steccati ed aprirsi al mondo, che altro non desidera che la felicità, quella vera, quella su cui si fonda la speranza.
È essere trasparenza limpida dell'unico e vero Pastore che serve fino a dare la vita, fino a "deporla" nella mani del Padre, privandosene in favore del gregge.
È vivere nella piena gratuità e senza compromessi la vocazione all'amore, che è di tutti; è vivere la vocazione al servizio, cominciando dagli ultimi, e consegnare la nostra vita per amore all'Amore.
Solo così, vivendo in comunione profonda con Gesù, il Pastore "bello", noi possiamo scoprire il vero senso della nostra vita, nella quale siamo chiamati a dire, riconoscenti, il nostro "Sì".



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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Io sono il buon pastore (Gv 10,11)
(vai al testo) - (pdf, formato A5)

Commenti alla Parola:
di Marinella Perroni (VP 2012)
di Claudio Arletti (VP 2009)
di Enzo Bianchi

giovedì 26 aprile 2012

Diaconia della marginalità, diaconia della pace(2)


Del numero 172 della Rivista Il Diaconato in Italia (Diaconia della marginalità, diaconia della pace) segnalo un articolo (leggi l'articolo integrale), di Giuseppe Benvegnù Pasini, presidente della fondazione "E. Zancan" e già direttore della Caritas Nazionale, dal titolo Marginalità e pace, un binomio difficile.

L'articolo inizia con la definizione del significato dei termini:
"Diaconia è un termine tipicamente biblico ed ecclesiale; significa servizio e richiama istintivamente il gesto compiuto da Gesù nell'ultima cena, nella lavanda dei piedi agli Apostoli. Può riferirsi sia allo spirito di servizio, che dovrebbe caratterizzare la comunità cristiana e i singoli cristiani; sia ai vari tipi di servizi realizzati nella diffusione del Regno di Dio, attraverso l'annuncio della Parola, la celebrazione liturgica, la testimonianza della carità. Il legame della diaconia alla marginalità e alla pace, dato alla nostra riflessione, fa capire che, nel nostro caso specifico, la diaconia si riferisce particolarmente all'esercizio della carità, cioè al servizio ai fratelli fatto per amore, secondo l'indicazione di Paolo Apostolo: «Per amore, fatevi servi gli uni degli altri» (Gal 5,13).
Marginalità è un termine che richiama istintivamente il mondo dei poveri, ma allargato ad un'accezione molto più ampia della povertà economica. Tende ad evidenziare in particolare l'irrilevanza sociale delle persone povere, che le costringe a vivere ai margini della vita sociale.
Pace è un valore molto ampio. È sempre un dono di Dio, ma è anche frutto di una fatica umana, conclusione di una ricerca costante del bene comune, che «è il bene di tutti e di ciascuno, poiché tutti siamo responsabili di tutti» (Sollicitudo rei socialis, 38)".
Ecco alcuni brevi stralci:
"Se, come abbiamo detto, l'obiettivo finale della diaconia della marginalità, non è quello di fare qualcosa per i poveri - l'elemosina, un po' di assistenza, un servizio di volontariato ecc. - bensì quello di aiutare i poveri ad uscire dalla condizione di marginalità, e a ricuperare nella società una presenza dignitosa e attiva, accanto agli altri cittadini, sono necessarie tre condizioni: una conoscenza precisa e personalizzata dei poveri, l'impegno a rimuovere le cause della povertà e della marginalità, il coinvolgimento della comunità nella diaconia. […]
Per rimuovere i poveri dalla marginalità, è indispensabile rimuovere le cause della povertà, superando un certo costume assistenzialistico di attuare carità, per passare ad una impostazione che unisca strettamente la carità alla giustizia. Questo, d'altronde è l'orientamento culturale emerso dal Concilio Vaticano II, là dove raccomanda ai laici impegnati nel sociale a «non dare per carità quello che è già dovuto per giustizia e a non eliminare soltanto gli effetti, ma anche le cause dei mali» (Apostolicam Actuositatem, 8). […]
Tutto ciò implica l'individuazione e la rimozione delle cause, anch'esse molto complesse. Ci possono essere infatti cause personali, cause familiari, ambientali, culturali, sociopolitiche… Limitandoci alle ultime due, ricordiamo anzitutto che esiste una cultura diffusa, che considera la povertà in termini fatalistici, come una variante fisiologica del sistema capitalistico, nel quale siamo inseriti. La povertà sarebbe pertanto una componente assolutamente ineliminabile; si può al più attenuare il disagio dei poveri, affidandoli alla solidarietà libera e spontanea del volontariato e degli enti solidaristici della società civile. Secondo questa logica, lo Stato, nei limiti delle sue possibilità, può discrezionalmente contribuire, con interventi 'graziosi', utilizzando nell'assistenza eventuali resti marginali del bilancio statale.
Forse è in obbedienza a questa logica che lo Stato Italiano non ha mai presentato un serio piano di lotta alla povertà, ignorando così i principi fondamentali di uguaglianza dei cittadini e di solidarietà presenti nella nostra Costituzione e tollerando che il numero dei poveri giungesse a superare il 13% della popolazione.
Una diaconia seria della marginalità non dovrebbe mai disgiungere l'impegno di servizio diretto ai poveri, fatto in nome del Vangelo, da un impegno altrettanto forte di stimolo alla giustizia e di pungolo nei confronti delle autorità pubbliche, ai vari livelli…
La terza condizione di efficacia è la trasformazione della diaconia della marginalità e della pace, da problema di 'addetti ai lavori', a problema di tutta la comunità cristiana.
… È l'intera comunità cristiana chiamata a continuare la missione di Cristo… nella testimonianza della carità all'interno della missione evangelizzatrice della Chiesa. In passato la testimonianza di carità era colta, nei migliori casi, come conseguenza dell'essere evangelizzati. In altre parole si riteneva che una persona è veramente cristiana, doveva praticare la carità, ma l'esercizio della carità non era vissuto anche come una strada per evangelizzare. L'evangelizzazione era considerata un compito specifico del ministero della catechesi e della liturgia. In realtà si evangelizza non solo con l'annuncio verbale e con la liturgia sacramentale, ma anche con la testimonianza della vita, con l'esercizio della carità e con la promozione della pace. […]
Quanti credono al valore della diaconia possono collaborare concretamente a trasformare la crisi attuale in una opportunità di riscatto sociale, nella misura in cui sapranno coniugare il servizio diretto agli emarginati per una loro promozione integrale, con l'educazione della comunità cristiana e della società ad un costume diffuso di solidarietà, e inoltre con la stimolazione continua verso le istituzioni pubbliche affinché considerino la povertà non più un problema di ordine pubblico e tanto meno un problema di semplice assistenza, ma un dovere di garanzia di diritti e di attuazione della giustizia sociale, che è parte integrante di quel bene comune che esse, per loro missione, devono perseguire".


mercoledì 25 aprile 2012

La diaconia cristiana [12]


Vi segnalo la dodicesima puntata della rubrica sulla "diaconia" (di cui ho parlato in post precedenti), dal titolo appunto La diaconia cristiana, che viene trasmessa su Tele Radio Padre Pio, a cura del prof. Giovanni Chifari, docente di Teologia Biblica presso l'Istituto Scienze religiose "Giovanni Paolo II" di Foggia.

Titolo di questa puntata (andata in onda nel giorno di Sabato Santo): La diaconia di Cristo.
Ecco una breve sintesi. La diaconia di Cristo, quasi una "carriera" al contrario, è ben descritta in Filippesi 2, 6.ss: «Egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l'essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini...».
È ben espressa in questi due "passaggi": dal Padre all'umanità; e da una umanità nella condizione di servo, fino alla morte (esito finale di questo servizio), per poi dalla morte alla risurrezione. È stata appunto una "carriera" al contrario: non posti di eccellenza, ma soltanto la messa in pratica di un servizio, che espresso in termini biblici è una kénosi un abbassamento, uno svuotamento.
Questo è il mistero dell'incarnazione: il ministero di Gesù come diaconia. Lo esprime anche il significato del suo nome "Dio salva". Dio salva perché assume, perché prende pienamente su di sé la condizione dell'altro. Infatti, non può essere salvato ciò che non è assunto, preso totalmente su di sé. La diaconia di Gesù, la scelta del suo abbassamento è pienamente descritta dal suo comportamento, nell'esercizio del suo ministero, svolto essenzialmente e primariamente verso gli ultimi, gli ammalati, gli esclusi. Egli, agendo così, recupera anche l'esclusione di questi poveri, di questi ultimi, perché privati di quella prerogativa legata alla elezione, alla partecipazione al culto, all'essere pienamente espressione del popolo eletto.
Esprime pienamente una diaconia verso ogni marginalità. Gesù parte dagli ultimi. Quanto è scandalosa questa sua scelta! Una scelta che lo porterà fino al supplizio della croce, come un unico filo conduttore della sua vita e della sua diaconia: un "passaggio" dal Padre all'umanità attraverso il servizio, alla morte, per arrivare alla risurrezione.
In tutto questo emerge forte l'umanità di Gesù, espressa quasi plasticamente nell'agonia del Getzemani, ma dove risalta in maniera esemplare il suo essere Figlio di Dio, alla cui volontà egli si abbandona… È in questo passaggio della morte che si compie l'evento prodigioso del riscatto, nella risurrezione.
In questa diaconia di Cristo tutti siamo chiamati ad esprimere il nostro essere cristiani. Ed è così, nell'imitazione di Cristo, che potremo essere veramente servi, perché la missione non è la nostra, ma quella di Dio.

Buon ascolto! (attenzione: l'audio e il video iniziano dopo circa 2,15 minuti)


Ecco il link su youtube della 12a puntata:
http://www.youtube.com/watch?v=5EDGi1sj0Jk

Link delle precedenti puntate:
La diaconia cristiana 1a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=mqU1-FvOkQ4
La diaconia cristiana 2a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=qddb2xaVRzk
La diaconia cristiana 3a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=MzhL4slFJ8M
La diaconia cristiana 4a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=UJ3EdS8ZSvg&list
La diaconia cristiana 5a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=luqjmEhLBWc
La diaconia cristiana 6a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=BF3piz9r2hw
La diaconia cristiana 7a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=Qi1d9wpkbto
La diaconia cristiana 8a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=yvkEGp7VfF8
La diaconia cristiana 9a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=Yrzu3Hu6TKA
La diaconia cristiana 10a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=Sck94yrqjiY
La diaconia cristiana 11a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=O057DbWneec


La rubrica viene trasmessa al sabato alle ore 9,30, con replica alle 13,45 e 21,40.
Inoltre l'intera puntata è visibile su youtube al canale Padre Pio TV
(http://www.youtube.com/user/padrepiotv).
Inoltre può essere vista sia sul digitale terrestre, canale 145, sia su SKY, e anche sul sito
http://www.teleradiopadrepio.it .



martedì 24 aprile 2012

Diaconia della marginalità, diaconia della pace(1)


Del numero 172 della Rivista Il Diaconato in Italia (Diaconia della marginalità, diaconia della pace) ho riportato, nel mio sito di testi e documenti, alcuni articoli di particolare attualità:






Coniugare pace e solidarietà (Editoriale)
di Giuseppe Bellia

Coniugare solidarietà e pace è diventato di questi tempi, anche per l'esperienza diaconale, un binomio arido e impraticabile e il lettore attento nelle pagine di questo numero ne può avvertire il peso. Eppure, intuitivamente, per un cristiano mettere insieme la testimonianza della compassione istintiva verso il prossimo con il bisogno e la speranza di un vivere non conflittuale e sereno si presenta come un'impresa agevole oltre che coerente con il proprio credo religioso. Su questo argomento ci si aspetterebbe una riflessione pastoralmente e teologicamente matura, avvincente e un'informazione ecclesiale conseguente in ambito cristiano e invece, al di là dei buoni propositi, si assiste alla ripetizione di abusate formule consolatorie che non ispirano nessuno e disorientano non pochi. Si può constatare dal disinteresse e dal mutismo che accompagna tutti i documenti di carattere sociale prodotti dall'episcopato, compreso l'ultimo "Per un paese solidale". […] Leggi tutto…


«Poveri di diritti» (Analisi)
di Enzo Petrolino

XI Rapporto su povertà ed esclusione sociale in Italia
La Chiesa di fronte alla povertà
Le nuove povertà

Credo che scorrere il rapporto annuale su povertà ed esclusione in Italia, testo elaborato dalla Fondazione Zancan e da Caritas italiana, può sicuramente aiutare i diaconi nel loro ministero a capire meglio i "diritti" fondamentali di chi vive nella marginalità ed il ruolo che la Chiesa svolge di fronte alle "nuove" povertà. Una tale lettura ci spinge anche a leggere in questo tempo il messianismo di Gesù non come l'avvento glorioso del Regno che cancella la povertà della condizione umana (Gesù ci ha detto «i poveri li avrete sempre con voi» (Gv 12,8), ma l'assunzione di questa povertà: il Dio dei poveri diventa in Lui il Dio fatto povero. […]
[… e in conclusione] «La carità richiede apertura della mente, sguardo ampio, intuizione e previsione, un "cuore che vede". Rispondere ai bisogni significa non solo dare il pane all'affamato, ma anche lasciarsi interpellare dalle cause per cui è affamato, con lo sguardo di Gesù che sapeva vedere la realtà profonda delle persone che gli si accostavano. È in questa prospettiva che l'oggi interpella il vostro modo di essere animatori e operatori di carità» [Benedetto XVII]. […]
Una parola che i diaconi (e non solo) non devono mai dimenticare è profezia, nel senso etimologico di essere portatori di una Parola che non è nostra, e che proprio perché tale non possiamo imporre, ma solo proporre. Essa non va dimostrata, ma solo indicata. Certo, senso profetico significa anche senso critico, denuncia, vigilanza e prospettiva di quella "riserva escatologica" che ci fa essere nel mondo senza essere del mondo; ma non dobbiamo dimenticare che agli oracoli di giudizio, nei profeti dell'antica alleanza, si accompagnano sempre oracoli di salvezza, di simpatia, di speranza. Anche il Figlio dell'uomo non è venuto a giudicare il mondo, ma a salvarlo. Lui appunto, non noi, che, quando abbiamo fatto tutto quanto ci è richiesto, in termini di fedeltà e di dedizione, dobbiamo continuare a considerarci "servi inutili". Il diacono è profezia di Cristo servo. […] Leggi tutto…



venerdì 20 aprile 2012

Suoi testimoni!



III domenica di Pasqua (B)

Appunti per l'omelia

Essere testimoni del Signore risorto!
L'annuncio pasquale della Risurrezione continua a riecheggiare e ci interpella personalmente e comunitariamente con una insistenza che mette a nudo la nostra adesione al Signore risorto.
Come essere testimoni di questo evento unico e irripetibile che illumina tutta la storia e l'esistenza di ogni uomo e di ogni donna della terra, dandoci la possibilità di custodire con fedeltà la sua Parola? È un evento così nuovo, così radicale, che soltanto chi è disposto a convertire a Lui la propria vita può farne esperienza.
È l'incontro non con un fantasma, ma con Gesù in persona! "Sono proprio io! Toccatemi e guardate… e mangiò davanti a loro". Sì, c'è identità tra Gesù terreno (storico) e Gesù risorto! È Lui! Ma solo la fede è in grado di riconoscerlo, quella fede che trova nelle Scritture il suo fondamento: Egli "aprì loro la mente per comprendere le Scritture". Aveva già ammonito, con la parabola di Lazzaro e del ricco epulone, che nessuno avrebbe creduto soltanto perché qualcuno sarebbe ritornato dai morti, ma che solo se avessero ascoltato Mosè e i Profeti avrebbero avuto la luce per convertirsi (Cfr. Lc 16,29-31).
Infatti, il primo requisito che Gesù chiede per essere suoi testimoni è l'intelligenza delle Scritture alla luce della sua risurrezione. Già san Girolamo ricordava: "Ignorare le Scritture è ignorare Cristo".
È l'intelligenza dell'annuncio fondamentale, cioè quello della sua morte e della sua risurrezione. Intelligenza e conoscenza, non intellettuale, ma assimilazione vitale di questo annuncio, anzi rapporto esistenziale con il Risorto, con la persona di Gesù. Soltanto chi lo ha veramente incontrato, e vive di Lui e con Lui, può annunciarlo in modo credibile ed efficace, "a tutti i popoli": può testimoniare che Gesù in mezzo ai suoi offre la sua pace e dona quella fede che ci porta a riconoscerlo nella gioia, aprendoci la mente ed il cuore a comprendere le Scritture e ad essere, oggi, nel mondo suoi veri testimoni.



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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Di questo voi siete testimoni (Lc 24,48)
(vai al testo) - (pdf, formato A5)

Commenti alla Parola:
di Marinella Perroni (VP 2012)
di Claudio Arletti (VP 2009)
di Enzo Bianchi




mercoledì 18 aprile 2012

La diaconia cristiana [11]


Vi segnalo l'undicesima puntata della rubrica sulla "diaconia" (di cui ho parlato in post precedenti), dal titolo appunto La diaconia cristiana, che viene trasmessa su Tele Radio Padre Pio, a cura del prof. Giovanni Chifari, docente di Teologia Biblica presso l'Istituto Scienze religiose "Giovanni Paolo II" di Foggia.

Titolo di questa puntata: Comprensione spirituale del nostro tempo.
Ecco una breve sintesi. Ci si chiede quale sia il panorama spirituale del nostro tempo per poter cogliere a quale spiritualità del servizio siamo chiamati. Innanzitutto, per poter comprendere bene il tempo attuale, occorrono "osservazione" ed "analisi", per vivere una spiritualità che sia incarnata nel tempo attuale.
Oggi viviamo in un tempo così detto della "post modernità" o del "post umano", in cui domina la cultura digitale. La tecnologia infatti è entrata nel nostro stile di vita.
È da tener presente innanzitutto che la visione cristiana non demonizza questi mezzi, ma li accoglie e li utilizza come fonte di evangelizzazione, di gioia e di speranza. Essi hanno un valore propedeutico, ci preparano cioè all'incontro con Cristo. Incontro, vissuto essenzialmente a livello personale, perché la relazione è qualcosa di più che un "link", perché è necessario ed essenziale l'incontro personale con Cristo e tra di noi.
A questa situazione ci sono di luce le figure bibliche dei Sapienti di Israele. Nel lungo "silenzio" della Profezia, questi Sapienti scrutano le Scritture e colgono nelle parole dei Profeti la chiave per intendere meglio la Legge, per interpretarla rettamente… Così nascono i Libri Sapienziali…
Così è per l'epoca attuale. I Sapienti guardano il passato, coniugano lo studio con la preghiera per comprendere la volontà di Dio nell'oggi della storia.
È quello che oggi potremmo chiamare la Lectio divina, che è studio e preghiera, in un sapiente "ruminare", custodire, accogliere la Parola di Dio.
Questo approccio alla Scrittura è molto utile per una spiritualità del servizio, che trova fondamento nella Parola di Dio, si fa "presente" nell'Eucaristia e si "realizza" poi nella carità verso i fratelli.
È la vita nello Spirito e dello Spirito di cui parla san Paolo in Galati 5,5 e seg., dove i frutti dello Spirito sono pace, carità, gioia, pazienza… Basta guardare ai frutti per distinguere l'albero… L'albero buono si vede dalle nostre opere, da tutto quello che facciamo, perché tutto è servizio, è diaconia… Opere fatte nella pace, nella gioia, nella pazienza… Pazienza che non è tanto frutto delle nostre forze, ma dono dello Spirito. Così la gioia: non entusiasmo emotivo, ma quella perfetta letizia, di cui parla san Francesco, che si sperimenta anche quando non si è accettati, quando c'è la sofferenza, perché è Dio che soffre dentro di me, quale fonte della vera gioia. È il nostro apporto alla sofferenza di Cristo: Cristo cioè che soffre in me! Nasce allora la comunione con Lui ed il nostro abbandono in Lui.

Buon ascolto!


Ecco il link su youtube dell'11a puntata:
http://www.youtube.com/watch?v=O057DbWneec

Link delle precedenti puntate:
La diaconia cristiana 1a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=mqU1-FvOkQ4
La diaconia cristiana 2a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=qddb2xaVRzk
La diaconia cristiana 3a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=MzhL4slFJ8M
La diaconia cristiana 4a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=UJ3EdS8ZSvg&list
La diaconia cristiana 5a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=luqjmEhLBWc
La diaconia cristiana 6a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=BF3piz9r2hw
La diaconia cristiana 7a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=Qi1d9wpkbto
La diaconia cristiana 8a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=yvkEGp7VfF8
La diaconia cristiana 9a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=Yrzu3Hu6TKA
La diaconia cristiana 10a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=Sck94yrqjiY


La rubrica viene trasmessa al sabato alle ore 9,30, con replica alle 13,45 e 21,40.
Inoltre l'intera puntata è visibile su youtube al canale Padre Pio TV
(http://www.blogger.com/www.youtube.com/user/padrepiotv).
Inoltre può essere vista sia sul digitale terrestre, canale 145, sia su SKY, e anche sul sito
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venerdì 13 aprile 2012

La nostra vita con il Risorto


II domenica di Pasqua (B)

Appunti per l'omelia

"La sera di quel giorno, il primo della settimana… Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa…" (Gv 20,19.26). Una indicazione cronologia con un significato ben preciso: c'è un tempo privilegiato in cui la comunità dei discepoli può incontrare Gesù risorto. È questo il Giorno del Signore!
"Viene Gesù"! Verbo usato tre volte in questo testo di Giovanni (Gv 20,19-31), due al passato ed una al presente nel testo originale. In realtà Gesù ha inaugurato una sua presenza definitiva nella comunità dei credenti, una presenza nuova, non più condizionata dal tempo e dallo spazio. In altre parole, non è che Gesù visita i suoi ogni tanto e poi se ne va. No, il Risorto è ormai presente in modo ininterrotto in mezzo ai suoi. Alle volte possono "vederlo" e li educa a riconoscerlo presente anche quando è invisibile. Si tratta per noi, come dice sant'Ambrogio, di percepire come "l'alito della sua presenza", cogliendo il suo sguardo personale su ciascuno, avvertendo il suo "respiro", cioè lo Spirito Santo, mentre ce lo dona.
Il Risorto mostra i segni della sua Morte, le mani ed il costato, segni dell'amore immenso con cui ci ha amato. Questi segni "glorificati" sono la testimonianza che nella Vita rimane solo l'Amore; e solo quello si vede ed è quello che dà senso al tutto.
In quelle piaghe brilla l'infinita misericordia di Dio, l'amore che ha vinto la morte!
Ed in quella scopriamo e riceviamo i doni che il Signore risorto ci ha elargito:
La pace, "Pace a voi!". Non un semplice saluto, non solamente la cessazione dell'inimicizia con Dio e tra di noi. Ma il dono della pienezza della comunione con Dio e tra gli uomini.
La gioia, "I discepoli gioirono al vedere il Signore". La gioia stessa del Risorto riversata in loro. Quella stessa gioia che sperimentiamo, o che dovremmo sperimentare, ad ogni Eucaristia domenicale.
Lo Spirito Santo, "Soffiò e disse: Ricevete lo Spirito Santo". Il dono per eccellenza che il Risorto ci fa nell'incontro domenicale, come ai primi discepoli. È il gesto di Dio, quando all'inizio della creazione ha formato l'uomo; è il gesto che Gesù compie rendendoci nuove creature, rigenerandoci.
La missione, "Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi". Non si può fare esperienza del Risorto e non sentirsi inviati da Lui… "Va' dai miei fratelli e di' loro…": continuare l'opera di Gesù, riconciliando gli uomini con Dio e tra di loro, perdonando i peccati.
La fede, "Non essere incredulo, ma credente… Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto". È nella fede che possiamo riconoscere il Risorto presente fra noi, ricevere i suoi doni, adempiere alla sua missione. Egli, ad ogni incontro domenicale, ravviva la nostra fede!

Non è la fede di chi crede solo se vede e tocca, cioè di chi crede solo in se stesso, non credendo nemmeno alla parola degli amici, ma è la fede che nasce dal nostro rapporto personale con Gesù, il Risorto, vivo ed operante oggi in noi e tra noi.
Ancora una volta ci troviamo ad affermare che la "vita" si riceve donandola, che occorre "uscire da sé", dal proprio io, per incontrare l'altro, che in ultima istanza è l'Altro, il Risorto, in qualunque forma Egli voglia presentarsi.
In altre parole, occorre essere sempre nell'amore!



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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto (Gv 20,29)
(vai al testo) - (pdf, formato A5)

Commenti alla Parola:
di Marinella Perroni (VP 2012)
di Claudio Arletti (VP 2009)
di Enzo Bianchi



giovedì 12 aprile 2012

La diaconia cristiana [10]


Vi segnalo la decima puntata della rubrica sulla "diaconia" (di cui ho parlato in post precedenti), dal titolo appunto La diaconia cristiana, che viene trasmessa su Tele Radio Padre Pio, a cura del prof. Giovanni Chifari, docente di Teologia Biblica presso l'Istituto Scienze religiose "Giovanni Paolo II" di Foggia.

Titolo di questa puntata: La spiritualità del servizio.
Ecco una breve sintesi. Ci si chiede, quando si parla della spiritualità del servizio, quale è la linea seguire; quale è il rapporto tra tradizione e novità nell'oggi.
Una spiritualità, che si esprime evidentemente non in maniera empiricamente emotiva, ma con tutta la carica della persona: non riguarda solo l'anima e il cuore, ma anche il corpo. È tutto l'uomo che vi partecipa.
Una spiritualità, una Parola generata dal "silenzio", quale "spazio" dove fare esperienza di Dio.
Una spiritualità che ha le sue espressioni in una tradizione, ma che sa esprimersi in maniera innovativa, in una esperienza spirituale di equilibrio fra ripetitività tradizionale ed autenticità, in un rapporto personale con Cristo. Da lì deriva l'autenticità della spiritualità, in cammini ed espressioni pure diversi a seconda dei carismi ricevuti, ma che tutti portano a Lui, a Cristo.
Quale allora il ruolo dello Spirito Santo?
Noi viviamo nel tempo dello Spirito. Egli continua a "parlare alle Chiese" e ci spinge ad un rapporto personale con Cristo in una sempre maggior conformazione a Lui, in scelte fondamentali che devono caratterizzare la nostra vita.
La spiritualità infatti deve potersi incarnare nella storia, dove veniamo sollecitati a dare una risposta concreta nella particolare diaconia in cui ciascuno è chiamato ad operare.

Buon ascolto!


Ecco il link su youtube della 10a puntata:
http://www.youtube.com/watch?v=Sck94yrqjiY

Link delle precedenti puntate:
La diaconia cristiana 1a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=mqU1-FvOkQ4
La diaconia cristiana 2a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=qddb2xaVRzk
La diaconia cristiana 3a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=MzhL4slFJ8M
La diaconia cristiana 4a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=UJ3EdS8ZSvg&list
La diaconia cristiana 5a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=luqjmEhLBWc
La diaconia cristiana 6a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=BF3piz9r2hw
La diaconia cristiana 7a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=Qi1d9wpkbto
La diaconia cristiana 8a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=yvkEGp7VfF8
La diaconia cristiana 9a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=Yrzu3Hu6TKA


La rubrica viene trasmessa al sabato alle ore 9,30, con replica alle 13,45 e 21,40.
Inoltre l'intera puntata è visibile su youtube al canale Padre Pio TV
(www.youtube.com/user/padrepiotv).
Inoltre può essere vista sia sul digitale terrestre, canale 145, sia su SKY, e anche sul sito
www.teleradiopadrepio.it .



domenica 8 aprile 2012

Risorti con Lui!


Sì, siamo risorti con Lui!
La testimonianza di Chiara Amirante, fondatrice di Nuovi Orizzonti - che riporto in questo post - ci sprona ad essere sempre, anche Oggi giorno di Luce, portatori di pace fra cuori che sperimentano un continuo venerdì santo; a farci carico delle sofferenze dei fratelli che l'Amore del Padre ci mette accanto, fratelli provati soprattutto perché, paurosi come gli apostoli, non sono in grado di dare quella testimonianza che Gesù chiede loro... E sono le donne, anche oggi le donne, a dirci dov'è la fonte dell'Amore.
Ecco qui di seguito il messaggio di Chiara Amirante per questa Pasqua 2012:



Cristo è risorto e noi siamo risorti con Lui!
È questo il canto di gioia che si leva da tutta la Chiesa e nel cuore di ogni cristiano in questa meravigliosa festa di Pasqua!
È questa la grande notizia che ha portato un raggio mirabile di luce illuminando le fitte tenebre che avevano imprigionato il nostro cuore!
È questo il grido festoso che vedo ogni giorno fiorire nella vita di tanti giovani che, con la disperazione e la morte nell'anima, bussano alla porta delle comunità Nuovi Orizzonti.
Ho sentito questo canto sgorgare dal mio cuore in tanti momenti durissimi della mia vita.
Quando l'abbraccio gelido della morte ha stretto la mia anima in un carcere di tenebre, Cristo Risorto ha fatto breccia, ha spezzato le mie catene, mi ha dischiuso splendidi orizzonti di cielo donandomi di assaporare un'indescrivibile libertà.
Quando mi sono sentita prostrata a terra dal peso di croci troppo grandi per le mie fragili spalle, Cristo Risorto mi ha dato ristoro, ha preso su di sé il mio carico, lo ha reso leggero e dolce.
Quando il mio cuore è stato colpito a morte dal grido straziante del 'popolo della notte', Cristo Risorto ha fasciato le piaghe del cuore spezzato mio e dei fratelli che mi ha posto accanto.
Quando mi sono immersa nei baratri infernali di migliaia di fratelli, Cristo Risorto li ha colorati del suo cielo …

Cristo è risorto e noi siamo risorti con Lui!

Ho sentito questa esclamazione erompere tra lacrime di commozione da cuori impietriti dall'inferno della strada.
Ho visto sguardi di ghiaccio sciogliersi al calore del dolce raggio dell'amore di Cristo Risorto.
Ho visto deserti fiorire al passaggio di Cristo Risorto.
Ho incontrato migliaia di giovani con la morte nel cuore, distrutti dalla violenza, dalla prostituzione, dalla droga, dall'Aids…, li ho visti poi percorrere le strade, le piazze, le scuole, le stazioni cantando la gioia dell'incontro con Cristo Risorto.

La Bellezza eterna e ineffabile, la Bellezza indicibile e inenarrabile risplende nella nostra umanità straziata e devastata, trasfigura coloro che sono deturpati dal male, trasfigura ogni piaga dei troppi cuori spezzati.
Sì, la Bellezza salverà il mondo!

Il Signore della pace, il Signore della vita, il Signore della gioia apre i nostri sepolcri e ci dona di rivivere il mistero pasquale: fa risplendere la sua gloria e la sua luce mirabile nelle tenebre delle nostre notti; trasfigura le terribili piaghe dei nostri cuori e della nostra umanità; disseta i deserti delle nostre anime con la sorgente d'acqua viva del suo amore che zampilla per la vita eterna; raccoglie ogni lacrima e la rende gemma risplendente nel firmamento dell'eternità.
Che la Gioia di Cristo Risorto possa sempre risplendere nei vostri cuori!
Augurissimi di Buona Pasqua!


sabato 7 aprile 2012

È risorto!


Domenica di Pasqua (B)

Appunti per l'omelia

Oggi nella Chiesa risuona forte l'annuncio pasquale: "Andate a dire ai suoi discepoli: È risorto dai morti"! Egli vive al di là della morte: è il Signore dei vivi e dei morti.
La Parola onnipotente di Dio chiama ad una vita immortale, insieme all'uomo nuovo Gesù, tutti noi. Il Signore risorto ci parla di vita, di pace, di perdono; di amore che sconfigge l'odio; di luce che mette in crisi la congiura delle tenebre.

E per noi cosa significa la fede nella risurrezione? È ridotta ad un fatto isolato del passato? Oppure è, come per molti che credono, un fatto che riguarda il futuro, come recitiamo nel Credo: "Credo nella risurrezione della carne"?
E il presente? C'è qualche filo che leghi il passato della risurrezione di Gesù e il futuro della nostra risurrezione? Una lampada che illumini la vita presente e ci faccia vedere la strada dove mettere i piedi?
Per i primi cristiani, la fede nella risurrezione era la condizione necessaria per parlare della vita che da essa derivava. Era la luce che faceva vedere e leggere la vita. La fede nella risurrezione era l'ambiente della vita nel quale si viveva e si parlava. Era come l'aria che si respirava. Era la radice di tutto, come la vita che abbiamo è la radice di tutto quello che si fa nella vita. Non si mettevano al di sopra della risurrezione per dimostrarla né si distanziavano per meglio apprezzarla. Un ramo non può staccarsi dall'albero per vedere meglio da lontano. Sarebbe lo stesso che morire. E neppure gli è necessario dimostrare che è unito al tronco. Basta che dia frutti. Sono questi la prova della sua unione col tronco e con la radice.

Qual è allora il nuovo che nasce tra gli uomini per la fede nella risurrezione? Il terzo giorno dopo la morte di Gesù, gli undici fecero l'esperienza sicura ed inconfondibile che Gesù era vivo. Era proprio lui, lui in persona, quel Gesù col quale avevano convissuto per tre anni. Le apparizioni lo confermavano. Era Lui! Non c'era più alcun motivo per sentirsi sconfitti dalla realtà. Nella vita di quei primi entrò una forza nuova, la forza di Dio, una forza così grande che riuscì a far nascere la vita dalla morte. Forza legata alla persona di Gesù, invisibile in sé ma visibile nei suoi effetti.
Fondamento della fede nella risurrezione è la volontà di Qualcuno che si è impegnato con noi in modo irrevocabile. Dio, risuscitando Gesù dai morti, gli diede la gloria che aveva presso il Padre prima della creazione del mondo e gli consegnò il destino dell'umanità. D'ora in poi, per sempre, un nostro fratello si trova presso Dio, come prova capitale e definitiva che Dio prende sul serio la parola che ci ha dato un giorno e che si può davvero contare su ciò che Lui dice e promette. La risurrezione di Gesù è l'espressione permanente dell'impegno irrevocabile di Dio con noi.
Pertanto credere nella risurrezione, non è credere ad argomenti, ma credere a Qualcuno che opera in noi e per noi con potere immenso, capace di far uscire la vita dalla morte, di far diventare nuovo quello che è vecchio, orientandoci verso un futuro di dimensioni smisurate. Non ha niente a che vedere con una fuga o alienazione dal mondo verso l'aldilà. L'oggetto della risurrezione non sta nell'eternità del cielo né nell'impenetrabilità del passato, ma nel futuro della terra su cui fu piantata ed è piantata fino ad oggi la croce di Cristo. Il fatto del passato testimoniato dagli apostoli ne è il fondamento.

Il momento alto della fede nella risurrezione non è nel passato né nel futuro, ma nel presente. La chiave di volta della fede nella risurrezione sta nell'uomo, che scopre nella sua vita la forza permanente di Dio, che è il Dio dei viventi.
L'unica prova della risurrezione, quella che convince, è la vita che oggi risuscita e si rinnova, che oggi vince le forze della morte, facendo sì che le forze represse e oppresse della vita siano scoperte e liberate per la gioia e la speranza di tutti. Ciò prova che nell'uomo agisce una forza più forte della morte, la forza di Cristo risuscitato.

Dove sono i segni di risurrezione nella nostra vita, per cui la nostra parola sulla risurrezione di Cristo possa esserne confermata?

(Pensieri tratti da Dio dove sei? di Carlos Mesters, Queriniana)



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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
È risorto! (Mc 16,6)
(vai al testo) - (pdf, formato A5)

Commenti alla Parola:
di Marinella Perroni (VP 2012)
di Claudio Arletti (VP 2009)
di Enzo Bianchi



venerdì 6 aprile 2012

Nati da quel Sangue


Venerdì Santo.

"Egli si è caricato delle nostre sofferenze, si addossato i nostri dolori…; è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità…; per le sue piaghe noi siamo stati guariti" (Is 53, 4.5). Il Signore Gesù ha dato la sua vita per noi!
Nella contemplazione e nella preghiera di questo giorno tutto particolare, mi sono soffermato su quel Sangue "che viene versato per noi" (cf. Lc 22,20); nell'Eucaristia poi Egli "dona lo stesso corpo che ha consegnato per noi sulla croce, lo stesso sangue che egli ha «versato per molti, in remissione dei peccati» (Mt 26,28)" (CCC 1365).
Il Sangue di Cristo! Quale legame profondo lega il "ministro del Calice", quale è il diacono, a questo mistero di Morte-Vita!
Tutta la nostra vita è legata a questo Mistero: essere testimoni dell'Amore di un Dio che ci ha amati senza misura.
Essere ministri del Calice-Sangue di Cristo comporta vivere con consapevolezza la realtà che il Segno rappresenta: dare la Vita, versare il Sangue: "li amò sino alla fine" (Gv 13,1). Nell'amore consumato tutto è compiuto!
E nella nostra infedeltà, solo gratitudine e abbandono in Lui!

È Sangue versato, è segno di Vita donata: "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici" (Gv 15,13).
Sangue non sempre e non necessariamente materiale, ma sempre Sangue dell'anima!
"Uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua" (Gv 19,34).
San Giovanni Crisostomo, nelle sue Catechesi, scrive: "Se vuoi comprendere ancor più profondamente la forza di questo sangue, considera da dove cominciò a scorrere e da quale sorgente scaturì. Fu versato sulla croce e sgorgò dal costato del Signore. Dal costato uscì acqua e sangue. L'una simbolo del Battesimo, l'altro dell'Eucaristia… La Chiesa è nata da questi due sacramenti. Cristo ci ha donato l'acqua e il sangue dal suo costato per formare la Chiesa… Per il suo sangue nasciamo, con il suo sangue alimentiamo la nostra vita. Come la donna nutre il figlio col proprio latte, così il Cristo nutre costantemente col suo sangue coloro che ha rigenerato".

Ed in quel Segno è tutta la nostra vita!

lunedì 2 aprile 2012

Nell'oggi della Chiesa


Settimo anniversario della "partenza" per il Cielo dell'amatissimo Giovanni Paolo II.
Come ricordarlo, all'inizio di questa Settimana Santa, se non mettendo a fuoco nell'anima quello che caratterizza il momento presente: uno slancio per un rinnovato impegno per una nuova evangelizzazione, per contribuire ad una Chiesa che sia sempre più casa e scuola di comunione. Questo d'altronde è stato l'intimo desiderio di Gesù prima di morire: Che tutti siano uno!

Vorrei qui riportare alcuni passi della Novo millennio ineunte:

«Nutrirci della Parola, per essere "servi della Parola" nell'impegno dell'evangelizzazione: questa è sicuramente una priorità per la Chiesa all'inizio del nuovo millennio. È ormai tramontata, anche nei Paesi di antica evangelizzazione, la situazione di una "società cristiana", che, pur tra le tante debolezze che sempre segnano l'umano, si rifaceva esplicitamente ai valori evangelici.
Oggi si deve affrontare con coraggio una situazione che si fa sempre più varia e impegnativa, nel contesto della globalizzazione e del nuovo e mutevole intreccio di popoli e culture che la caratterizza. Ho tante volte ripetuto in questi anni l'appello della nuova evangelizzazione. Lo ribadisco ora, soprattutto per indicare che occorre riaccendere in noi lo slancio delle origini, lasciandoci pervadere dall'ardore della predicazione apostolica seguita alla Pentecoste. Dobbiamo rivivere in noi il sentimento infuocato di Paolo, il quale esclamava: "Guai a me se non predicassi il Vangelo!" (1Cor 9,16)» (NMI 40).

«Fare della Chiesa la casa e la scuola della comunione: ecco la grande sfida che ci sta davanti nel millennio che inizia, se vogliamo essere fedeli al disegno di Dio e rispondere anche alle attese profonde del mondo. Che cosa significa questo in concreto? Anche qui il discorso potrebbe farsi immediatamente operativo, ma sarebbe sbagliato assecondare simile impulso. Prima di programmare iniziative concrete occorre promuovere una spiritualità della comunione, facendola emergere come principio educativo in tutti i luoghi dove si plasma l'uomo e il cristiano, dove si educano i ministri dell'altare, i consacrati, gli operatori pastorali, dove si costruiscono le famiglie e le comunità. (...)
Non ci facciamo illusioni: senza questo cammino spirituale, a ben poco servirebbero gli strumenti esteriori della comunione. Diventerebbero apparati senz'anima, maschere di comunione più che sue vie di espressione e di crescita» (NMI 43).