lunedì 28 novembre 2011

Le armi della luce


«Questo voi farete, consapevoli del momento: è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a orge e ubriachezze, non fra lussurie e impurità, non in litigi e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo e non lasciatevi prendere dai desideri della carne» (Rm 13,11-14).

All'inizio del tempo di Avvento, questo passo della Lettera ai Romani mi pone di fronte, non tanto all'attesa di un evento che ripetiamo ogni anno, pur nella gioia del ricordo della nascita del Figlio di Dio nella carne, quanto piuttosto a riconoscere nell'oggi della storia il "momento" (il kairós) della salvezza, "più vicino ora di quando diventammo credenti".
Indossare le armi della luce è in ultima istanza "rivestirsi di Cristo" e il nostro attendere è un fare memoria, nell'Eucaristia, della Pasqua del Signore, "finché egli venga".
Se da un lato il Signore ci rammenta che non conosciamo il momento del suo ritorno, dall'altra l'apostolo ci conferma che "è ora il momento favorevole", momento che necessita di una conversione radicale, in quell'amore che è compimento della legge.
Vivere nell'attesa del Natale non è sentirsi ripetere una bella storia che ricorre ogni anno ed assumere l'atteggiamento dei bambini che insistono perché continuiamo a raccontare loro la favola che li fa addormentare contenti.
Il nostro fare memoria è "restare svegli", è essere "luce" che attivamente illumina e riscalda, è dare senso al presente perché illuminato dal futuro, è riempire il futuro di speranza perché vissuto nella pienezza dell'oggi.


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