lunedì 31 ottobre 2011

Il divino nel mondo



Il Regno dei Cieli è simile ad un granello di senape…; è simile al lievito mescolato nella farina... (cfr. Lc 13,18-21). È piccolo e non si vede…
Ma anche se piccolo è completo in sé e diventa albero; è invisibile e, impastato nell'umanità, rende questa completa in sé, saporita, matura.
In questa parabola mi sembra di cogliere aspetti complementari di quella diaconia che è presenza del divino nel mondo. Ha tutto in sé, è completa perché è in grado portare la "pianta" alla piena maturazione di Cristo. Ed è come l'anima che dà vita al corpo, che rende la comunità degli uomini più vera, più umana.
Anche un solo piccolo atto di amore, di carità, ha in sé la potenza divina della risurrezione.
È Vita, anche in mezzo alle sofferenze dell'esistenza ed alla morte!


venerdì 28 ottobre 2011

Il Diaconato in Italia: La sfida educativa (3)




Del numero 167 della Rivista Il Diaconato in Italia ho riportato, nel mio sito di testi e documenti, alcuni articoli:








Partecipazione, responsabilità, legalità
di Roberto Davanzo

«I cristiani né per regione, né per voce, né per costumi sono da distinguere dagli altri uomini. […] (dalla Lettera a Diogneto).
La radice evangelica della Lettera è Rm 13,1-8:
1. Ciascuno stia sottomesso alle autorità costituite; poiché non c'è autorità se non da Dio e quelle che esistono sono stabilite da Dio.
2. Quindi chi si oppone all'autorità, si oppone all'ordine stabilito da Dio. E quelli che si oppongono si attireranno addosso la condanna.
3. I governanti infatti non sono da temere quando si fa il bene, ma quando si fa il male. Vuoi non aver da temere l'autorità? Fa' il bene e ne avrai lode,
4. poiché essa è al servizio di Dio per il tuo bene. Ma se fai il male, allora temi, perché non invano essa porta la spada; è infatti al servizio di Dio per la giusta condanna di chi opera il male.
5. Perciò è necessario stare sottomessi, non solo per timore della punizione, ma anche per ragioni di coscienza.
6. Per questo dunque dovete pagare i tributi, perché quelli che sono dediti a questo compito sono funzionari di Dio.
7. Rendete a ciascuno ciò che gli è dovuto: a chi il tributo, il tributo; a chi le tasse, le tasse; a chi il timore, il timore; a chi il rispetto, il rispetto.
8. Non abbiate alcun debito con nessuno, se non quello di un amore vicendevole; perché chi ama il suo simile ha adempiuto la legge. Leggi tutto…

Vocazione e profezia
di Filippo Morlacchi

La Chiesa può vantare una tradizione educativa davvero luminosa ed esemplare. La liturgia prevede addirittura formulari speciali per i "santi educatori", quasi a ricordare che il campo dell'educazione è uno spazio caratteristico per la maturazione della santità. Tra i santi educatori, molti sono stati i sacerdoti; ma - mi chiedo - è mai possibile immaginare un sacerdote che non sia anche un educatore? Infatti «l'educazione è il complesso degli atti mediante i quali i genitori rendono ragione al figlio della promessa che essi gli hanno fatto mettendolo al mondo» (G. Angelini, Il figlio. Una benedizione, un compito, Vita e Pensiero, Milano 1991, p. 188); ebbene, il sacerdote, che mediante il battesimo genera alla vita nuova, non sarà forse tenuto a rendere ragione della promessa di vita eterna e della "grande speranza" che egli stesso consegna ai battezzati insieme alla grazia sacramentale? La paternità spirituale comporta necessariamente una forma di impegno educativo, anzi è in sé stessa atto educativo in quanto "relazione generativa". Leggi tutto…

E tu di dove sei?
di Paola Castorina

I luoghi della diaconia sono molteplici e complessi, a partire da quelli più stereotipati e forse meno indagati, come la famiglia e la scuola. I diaconi che a vario titolo si trovano a essere padri, mariti, insegnanti, formatori, e talvolta stranieri a casa propria di fronte ai nuovi flussi migratori, sono invitati a guardare questa vita ordinaria attraverso un'ottica che ne mette a fuoco alcune discrasie. E il servizio chiede di essere compiuto con il cuore pieno di speranza e gli occhi lucidi di consapevolezza.
Terre lontane: Tra i diaconi che servono la Parola, ce ne sono molti che servono la parola come atto generante relazione. Perché ogni relazione è un seme che mette radici dove queste sono state tagliate. […]
La nostra terra: Tra i diaconi che servono la Parola, ce ne sono molti che servono la parola come atto primigenio. Perché ogni relazione è un atto di fiducia che mette radici dove non ce ne sono mai state. […]
I nostri figli?: Si chiama entry point. È il "punto di ingresso" del consumatore alla marca. Quando si vuole offrire un prodotto a bambini sempre più piccoli, tecnicamente si dice che "si abbassa l'entry point", cioè l'età del target. […]
Servire oggi: Tra i diaconi che servono la Parola, ce ne sono molti che sono disposti a rimettersi in discussione. Perché ogni relazione è un atto di fiducia che ti rinnova e chiede un radicamento sempre diverso, un po' oltre dove eri arrivato. […] Leggi tutto…

Laboratorio del futuro
di Paola Ricci Sindoni

La storia della Chiesa, anche quella più recente sta lì a testimoniare quanto la comunità cristiana abbia fatto e continui a fare in ordine all'educazione delle giovani generazioni. Non bisogna disperdere questo potenziale, anche perché l'azione educativa che si svolge nelle parrocchie, negli oratori, nei percorsi formativi di gruppi, associazioni e movimenti ha caratteristiche peculiari che difficilmente si trovano in altre agenzie educative. La comunità cristiana è il luogo dove ci si abitua da un lato a porsi le domande fondamentali sull'esistenza, dall'altro ad ascoltare gli altri. Inoltre offre la possibilità di fare esperienza di una socialità più ricca di quella consentita dalla famiglia e al contempo meno strutturata di quella sperimentata nella scuola. La comunità stessa diventa anche una palestra di responsabilità e di crescita dei giovani verso valori umani imprescindibili. Leggi tutto…




domenica 23 ottobre 2011

L'amore, fonte della missione




La coincidenza della Giornata Missionaria mondiale con il tema della Parola di questa domenica, l'Amore, "il Grande comandamento", mi porta a considerare la vera sorgente della missione.
Solo l'Amore, esclusivo per Dio e decisivo per il prossimo, concorre a fare dello slancio missionario, che ogni credente deve avere in cuore, la vera ragione del suo essere al servizio del Vangelo.
Penso a santa Teresina di Gesù Bambino che, pur non avendo mai lasciato il proprio convento di clausura e nonostante la sua giovane età, è stata proclamata patrona delle Missioni. Sono illuminanti le sue parole: "Con somma gioia ed estasi dell'animo gridai: O Gesù, mio amore, ho trovato finalmente la mia vocazione. La mia vocazione è l'amore. Sì, ho trovato il mio posto nella Chiesa, e questo posto me lo hai dato tu, o mio Dio. Nel cuore della Chiesa, mia madre, io sarò l'amore ed in tal modo sarò tutto e il mio desiderio si tradurrà in realtà".

domenica 16 ottobre 2011

Dare a Dio tutto!


A Cesare quello che è di Cesare, a Dio quello che è di Dio!
Al di là di ogni interpretazione che si vuole dare a queste parole di Gesù, quello che mi colpisce immediatamente è la risposta di Gesù a una domanda non richiesta, di dare cioè a Dio ciò che gli spetta. Cioè tutto!
Se Lui è il Primo nelle mie scelte, nella mia vita, nel mio operare, allora tutto prende senso ed ogni proposta, anche in ordine alla responsabilità verso la cosa pubblica, diventa credibile. Viceversa, come posso dare a Dio ciò che Lui mi chiede, se non sono un buon cittadino, un buon lavoratore, un buon genitore?…
Non ci sono due misure, una per Cesare e una per Dio. Tutto è servizio all'uomo e quindi a Dio; e tutto è servizio a Dio e quindi all'uomo!
I cristiani come possono coniugare l'alta diaconia della politica, se nella comunità dei discepoli non ne fanno esperienza? Ed in seno a questa comunità, come la diaconia ordinata rende possibile questa maturazione?
Sappiamo bene che il credente è colui che "sta nel mondo senza essere del mondo" (cf. Gv 17,11-16). Così, nello splendido scritto delle origini del cristianesimo, nella Lettera a Diogneto, si legge: "I cristiani non si distinguono dagli altri uomini né per territorio, né per lingua, né per abiti. Abitano città greche o barbare, danno esempio di uno stile di vita meraviglioso e paradossale. Essi abitano una loro patria, ma come forestieri; a tutto partecipano come cittadini e a tutto sottostanno come stranieri; ogni terra straniera è patria per loro e ogni patria è terra straniera".


martedì 11 ottobre 2011

Ministro del Calice


Il diacono è detto "ministro del Calice"; "Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue" dice san Paolo (1Cor 11,25): il diacono ministro di questi Misteri!
Se il servizio, la carità è la sua nota caratteristica, essa deve necessariamente essere un segno distintivo ecclesiale. Nel Direttorio per il ministero e la vita dei diaconi permanenti, al n° 55, si legge: "Il diacono ricordi, pure, che la diaconia della carità conduce necessariamente a promuovere la comunione all'interno della Chiesa particolare. La carità è, infatti, l'anima della comunione ecclesiale".
Pensando a tutto questo, non posso non interrogarmi se il mio servizio alla comunità è un vero "dare la vita per i propri amici" (cfr. Gv 15,13), sull’esempio del Maestro che è venuto per servire e donare la propria vita in riscatto. L'Eucaristia mi riporta quindi ogni volta a questa dimensione essenziale: facciamo memoria di Lui che per noi ha dato la sua vita.

Il vescovo san Fulgenzio di Ruspe scrive nel trattato Contro Fabiano: "Quando facciamo memoria della sua morte, durante il sacrificio, invochiamo la venuta dello Spirito Santo quale dono di amore. La nostra preghiera chiede quello stesso amore per cui Cristo si è degnato di essere crocifisso per noi. Anche noi, mediante la grazia dello Spirito Santo, possiamo essere crocifissi al mondo e il mondo a noi. Siamo invitati ad imitare Cristo. […]
Noi partecipiamo al corpo e al sangue del Signore, noi mangiamo il suo pane e ne beviamo il calice. Perciò dobbiamo morire al mondo e condurre una vita nascosta con Cristo in Dio e crocifiggere la nostra carne con i suoi vizi e le sue concupiscenze (cfr. Col 3,3; Gal 5,24).
Tutti i fedeli che amano Dio e il prossimo, anche se non bevono il calice della passione corporale, bevono tuttavia il calice dell'amore del Signore. Inebriati da esso, mortificano le loro membra e, avendo rivestito il Signore Gesù Cristo, non si danno pensiero dei desideri della carne e non fissano lo sguardo sulle cose che si vedono, ma su quelle che non si vedono. Così chi beve al calice del Signore custodisce la santa carità, senza la quale nulla giova, neppure il dare il proprio corpo alle fiamme. Per il dono della carità poi ci viene dato di essere veramente quello che misticamente celebriamo in modo sacramentale nel sacrificio".

Il diacono, infatti, "con la sacra ordinazione, è costituito nella Chiesa icona vivente di Cristo servo" (Ratio 11).


venerdì 7 ottobre 2011

Il Diaconato in Italia: La sfida educativa (2)






Del numero 167 della Rivista Il Diaconato in Italia ho riportato, nel mio sito di testi e documenti, alcuni articoli:







Scuola pubblica e scuola privata
di Piero Calamandrei

Quando la scuola pubblica è cosa forte e sicura, allora, ma allora soltanto, la scuola privata non è pericolosa. Allora, ma allora soltanto, la scuola privata può essere un bene. Può essere un bene che forze private, iniziative pedagogiche di classi, di gruppi religiosi, di gruppi politici, di filosofie, di correnti culturali, cooperino con lo Stato ad allargare, a stimolare, e a rinnovare con varietà di tentativi la cultura. Leggi tutto…

Educare nel mondo postmoderno
di Paolo Fichera
(Salesiano, docente di Filosofia contemporanea nell'Istituto teologico San Tommaso di Messina, si occupa da anni di formazione nell'ambito scolastico)

In un contesto come quello attuale sembra necessario porsi una domanda relativa alla possibilità stessa dell'opera educativa, specie in alcuni ambiti come quelli scolastici. È ancora possibile, non soltanto educare, ma parlare ancora di educazione? La domanda non pare inutile perché, confrontandosi con esperienze di diverse persone che operano in ambiti educativi, dinanzi a situazioni che per loro risultano oggettivamente frustranti (si pensi a certe scuole dove, a detta degli insegnanti, si svolge più un ruolo di assistenza sociale che docente), sembrerebbe che rimanga come unica possibilità la comunicazione di saperi volti alla conquista di determinate abilità, in genere funzionali a fini professionali. Leggi tutto…

Sull'ora di religione
di Giuseppe Bellia

La vicenda malagevole dell'insegnamento della religione cattolica nelle scuole italiane si trascina da molti anni tra polemiche ideologiche e oltranzismi devoti, con rari tentativi di soluzione concordata che non hanno ancora prodotto risultatati condivisi e, soprattutto, utili per i ragazzi. Specialmente nelle scuole secondarie l'ora di religione sconta tutti i suoi ritardi e tutti i suoi equivoci, sia a livello istituzionale, sia a livello del corpo docente. Il bene degli alunni, quasi inavvertitamente, passa in secondo piano perché, specie con l'attuale gestione ministeriale, si grida allo scandalo per l'ingiustizia di masse di precari che rischiano di restare senza lavoro mentre nessun taglio è toccato agli insegnanti di religione. Leggi tutto…

Sul compito urgente dell'educazione
di Benedetto XVI
(Dalla Lettera alla diocesi e alla città di Roma sul compito urgente dell'educazione, gennaio 2008)

Cari fedeli, ho pensato di rivolgermi a voi con questa lettera per parlarvi di un problema che voi stessi sentite e sul quale le varie componenti della nostra Chiesa si stanno impegnando: il problema dell'educazione.
Abbiamo tutti a cuore il bene delle persone che amiamo, in particolare dei nostri bambini, adolescenti e giovani. Educare però non è mai stato facile, e oggi sembra diventare sempre più difficile. Lo sanno bene i genitori, gli insegnanti, i sacerdoti e tutti coloro che hanno dirette responsabilità educative. Si parla perciò di una grande "emergenza educativa", confermata dagli insuccessi a cui troppo spesso vanno incontro i nostri sforzi per formare persone solide, capaci di collaborare con gli altri e di dare un senso alla propria vita. Leggi tutto…

Un'alleanza salvifica
di Claudio Turrini

«I giovani hanno soprattutto bisogno di essere ascoltati e, di conseguenza, capiti per quello che ci chiedono e portano con sé». Pierangelo Coltelli, già presidente regionale e tutt'ora consigliere centrale dell'Uciim (Unione cattolica insegnanti medi), è oggi un dirigente scolastico, che in mezzo ai giovani, nella scuola, ha passato una vita intera. Leggi tutto…