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domenica 11 settembre 2011

Interdipendenza e fraternità universale



In occasione del decimo anniversario della tragedia delle Torri Gemelle, viene spontaneo chiedersi se il mondo abbia fatto progressi positivi di incontro, di riconoscimento reciproco, di legami di fraternità, di superamento delle differenze...
Si potrebbe anche rimanere sconcertati di fronte ai fatti che quotidianamente succedono di continue violenze e di odio, ma sono pienamente convinto che la fraternità universale avanza, in maniera più o meno appariscente, perché un fatto è certo: siamo sempre più legati gli uni agli altri e la fraternità trova le sue vie nello stato di necessità. È un imperativo farla crescere, pena l'implosione del globo. Le convulse vicende della storia, in questa inevitabile interdipendenza ci spingono a lavorare per dare un'anima alla storia, un supplemento d'anima, all'Europa, al rapporto con il mondo musulmano, ai rapporti tra Oriente ed Occidente, all'opera per la giustizia.
Di fronte al rischio dello scontro tra le civiltà, l'idea dell'interdipendenza virtuosa, positiva, è una risposta alle attuali sfide globali.

Il prof. Benjamin Barber, politologo americano, ha fondato le Giornate dell'Interdipendenza. La prima ebbe inizio a Philadelphia il 12 settembre 2003.
In un'intervista Barber spiega che "Interdipendenza significa che noi possiamo creare un mondo che sia sicuro per tutti, oppure un mondo che non è sicuro per nessuno". "Poiché le sfide che ci troviamo ad affrontare oggi sono sfide globali, anche le risposte fornite devono essere tali. Da questo è nata l'esigenza di una Giornata dell'Interdipendenza e di una Dichiarazione dell'Interdipendenza". "Le nostre risposte devono essere frutto di un sistema di interdipendenza virtuosa, un nuovo sistema transnazionale di diritto internazionale, cooperazione multilaterale e governance sociale globale".
In quel 12 settembre 2003, a Philadelphia, venne stilata la Dichiarazione di Interdipendenza.


Noi popoli del mondo siamo qui a dichiarare la nostra interdipendenza come individui e membri di distinte comunità e nazioni; impegniamo a questo scopo noi stessi, cittadini di un CivWorld, civico, civile e civilizzato.
Senza pregiudizi nei confronti dei beni e degli interessi di ciascuna identità regionale o nazionale, riconosciamo le nostre responsabilità nei confronti del bene comune e della libertà del genere umano nel suo insieme.
Inoltre ci impegniamo a lavorare sia direttamente che attraverso le nazioni e le comunità di cui siamo cittadini:
- a garantire giustizia ed uguaglianza a tutti, stabilità di diritti umani ad ogni persona del mondo, assicurando che persino l'ultimo fra noi, possa godere delle stesse libertà del primo e del più forte;
- a forgiare condizioni ambientali sicure e globalmente sostenibili – condizioni essenziali per la sopravvivenza umana – che costino a ciascun popolo in base alla ricchezza prodotta;
- ad offrire ai bambini, che sono il comune futuro, attenzione e protezione particolari nel distribuire i beni da cui dipendono specialmente salute ed educazione;
- ad istituire forme di democrazia civile e legale, per garantire diritti e realizzare intenti;
- a favorire politiche ed istituzioni democratiche che esprimano e proteggano l'intera comunità umana;
- e allo stesso tempo, ad alimentare spazi di libertà in cui le nostre differenti religioni e identità etniche e culturali possano fiorire affinché ognuno possa vivere la sua vita con uguale dignità, protetto da qualsiasi egemonia politica, economica o culturale che sia.



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