venerdì 29 luglio 2011

La pazienza, intensità d'amore!


Penso e rifletto al nostro "essere" nel mondo, alla qualità della nostra "presenza" nella comunità degli uomini: la paura e spesso lo sgomento ci assalgono e cerchiamo di non lasciarci sopraffare ed inghiottire dai vortici degli affanni della vita, in un mondo che non ci piace.
Eppure il Dio fatto uomo ha scelto proprio questo mondo, con tutte le sue assurdità… e ci ha dato Vita, offendo la sua.
Servire questo mondo è ringraziare l'Autore della Vita per i giorni della "nostra" vita, della "mia" vita, che "ora" è sì forse carica del peso della mia umanità, ma è vita piena, perché nel suo seno sperimento ogni giorno, e sempre più intensamente, la gioia intima di essere avvolto dalla "pazienza" di Dio.
Mi ritornano alla mente le parole che il Papa Benedetto XVI pronunciò nei giorni della sua elezione: «Quante volte noi desidereremmo che Dio si mostrasse più forte. Che Egli colpisse duramente, sconfiggesse il male e creasse un mondo migliore ... Noi soffriamo per la pazienza di Dio. E nondimeno abbiamo tutti bisogno della sua pazienza ... il mondo viene salvato dal Crocifisso e non dai crocifissori. Il mondo è redento dalla pazienza di Dio e distrutto dall'impazienza degli uomini. La sapienza del cuore contempla anche la pazienza. Il tempo non scorre invano».

Anche la nostra "pazienza" ha la sua origine in quella di Dio. Solo così comprendo che è possibile amare senza stancarsi e trovare nell'amore la pienezza della gioia.
Dio non ci sopporta… Dio ci ama!
La pazienza non è sopportazione, è intensità d'amore!

domenica 3 luglio 2011

Mite e umile di cuore


"Imparate da me che sono mite ed umile di cuore e troverete ristoro per la vostra vita" (Mt 11,29).

Così è per ogni discepolo di fronte al Maestro… così dovrebbe essere di chiunque incontri uno che è chiamato ad essere segno e presenza di Gesù per i fratelli.

Dei diaconi è detto che devono «acquisire progressivamente quegli atteggiamenti, che pur non esclusivamente, sono tuttavia specificamente diaconali, quali la semplicità di cuore, il dono totale e disinteressato di sé, l'amore umile e servizievole verso i fratelli, soprattutto i più poveri, sofferenti e bisognosi, la scelta di uno stile di condivisione e di povertà» (Ratio 72).