sabato 27 novembre 2010

Parola che si fa vita


I lettori di questo blog sono abituati a vedere pubblicato, settimana per settimana, la "parola-sintesi" proposta per ogni domenica, corredata da un commento e da una testimonianza: Parola che si fa vita, tratta da Camminare insieme (vedi anche Testimoniare la Parola, come proposto in parrocchia).

Ho pensato di continuare a pubblicare queste Parole del Vangelo nel mio sito di testi e documenti, raggruppandole secondo il periodo liturgico, in concomitanza dell'inizio del ciclo A, con la prima domenica di Avvento.

Un richiamo alla Parola della domenica sarà presente nel riquadro a lato.

venerdì 19 novembre 2010

Il nostro Re, lo riconosce chi ama

21 novembre 2010 – Cristo Re - 34a dom. del T. Ord. (C)

Parola che si fa vita

Benedetto colui che viene nel nome del Signore (Mt 11,9)


In una visione più ampia, la storia di tutti noi, con i suoi smarrimenti e contraddizioni, zone d'ombra e squarci di luce, arriva a questo centro nodale: Gesù Cristo, Re, principio e fine di tutto, "tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui".
"È lui che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio", dice Paolo: liberati da un re 'perdente'.
Il Vangelo di oggi ha come teatro il Calvario: al centro si staglia non un trono maestoso, ma una croce, il patibolo degli schiavi. Dove c'è la croce, non c'è posto per i segni della forza. Per questo Gesù Cristo vuole essere riconosciuto quale Re unicamente attraverso una adesione libera, senza alcuna costrizione o imposizione: è solo una questione d'amore.
Questi è il nostro re. Lo riconosce chi ama: la madre del condannato, le donne, Giovanni. Lo riconosce il ladrone crocifisso con lui che si abbandona alla sua misericordia e ottiene il perdono: "Oggi con me sarai nel paradiso".
Spetta ora, soprattutto a noi cristiani, di impostare la vita in modo nuovo: qualunque sofferenza può diventare un'opportunità di crescita e di salvezza.
Dall'amore viene la luce e la forza di pregare con le parole del Salmo: "Regna la pace, dove regna il Signore".

Testimonianza di Parola vissuta


Con due signorine della parrocchia arrivo da una ragazza in fin di vita che loro assistono: è una prostituta e si chiama Eliete. Sulla porta incontro il medico che sta uscendo. "Padre - mi dice - questa poveretta al massimo avrà due o tre giorni di vita. Stia molto attento però, perché si tratta di una malattia venerea contagiosa". Trovo una diciottenne fisicamente disfatta, con piaghe su quasi tutto il corpo. Eliete mi racconta una storia dolorosissima: senza aver mai sperimentato l'amore vero, è andata a finire sul marciapiede per sopravvivere. Esprime il desiderio di confessarsi per ricevere l'Eucaristia: "Voglio morire come una figlia di Dio, anche se sono una grande peccatrice".
Prima però di darle l'Unzione degli Infermi, ricordando le parole del medico, mi sento come paralizzato dalla paura. Ma una voce mi risuona dentro: Sei sacerdote per tutti, anche per lei. Cerco di vincere il timore di perdere la buona reputazione e faccio il mio dovere. Eliete sorride, è pronta per l'incontro finale, ma non riesco a convincermi che quella creatura debba morire nel fiore degli anni. "E se Gesù ti guarisse, cosa faresti?" le chiedo. "Tornerei a casa dai miei e direi loro che è meglio morire di fame piuttosto che vivere in questo inferno". Chiediamo insieme nel nome di Gesù la grazia della guarigione. Dopo qualche tempo le due persone che l'assistevano mi portano la sorprendente notizia: Eliete è guarita, ha abbandonato per sempre quel luogo di dolore ed è tornata a casa dai suoi.

(E.P., Brasile)


(da "Camminare insieme" - vedi Testimoniare la Parola, come proposto in parrocchia)
(vedi Commento alla Parola di Claudio Arletti)



mercoledì 17 novembre 2010

Martiri dell'Iraq


Faccio partecipi i lettori del mio blog dell'appello dell'amico sacerdote Houssam dell'Iraq a pregare per i cristiani del suo Paese ed a portare con loro il peso di questa persecuzione.
Mi segnala un sito (http://www.h2onews.org/), nel quale si può leggere ed ascoltare la testimonianza sull'ultimo attentato alla chiesa di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso.
Per leggere l'articolo: http://www.h2onews.org/italiano/1-eventi/224447121-chi-siamo-noi-cristiani-dell

Si legge, tra l'altro: «(…) I cristiani dell’Iraq hanno sperimentato in maniera profonda il senso della vita perché ne hanno vissuto le gioie dopo averne gustato l’amaro delle tristezze; ne hanno vissuto la speranza dopo aver sperimentato la potenza della tragedia; ne hanno vissuto il riso dopo aver versato le lacrime; e ne hanno vissuto il sorriso dopo aver visto la volontà rotta dalla violenza. Questi sono realmente i cristiani dell’Iraq. Volete un esempio di tutto questo?!
Ve lo mostra la chiesa di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso, che vi parlerà a nome di tutti i cristiani dell’Iraq e vi darà esempi scritti col sangue dei suoi martiri.
(…) E voi cristiani dell’Iraq, se la tristezza riempie le vostre anime e non vedete il futuro, guardate lassù, al Dio dei Cieli e della Terra, e ricordatevi bene di chi siete e fatelo sapere al mondo!
Che le coscienze vedano quanto ci sta accadendo, e che sentano coloro che hanno tappato gli orecchi e parlino coloro che hanno serrato le labbra e dicano che siamo noi, i cristiani dell’Iraq!»
.

Attualmente si trovano 26 vittime dell’attentato di Bagdad a Roma, al policlinico Gemelli. Altri sono in Francia. Sembra che nessuno voglia più ritornare in Iraq. Allora, dice l'amico Houssam, è un successo per gli aggressori: promuovere sempre di più l'esodo dei cristiani.
Ho notizia che il giorno 25/11 prossimo, alle ore 17:00, ci sarà una S. Messa a Roma in S. Pietro per la pace nell'Iraq.


domenica 14 novembre 2010

Quello che doni


Ho ricevuto alcune settimane fa la somma di 50 euro per un servizio pastorale particolare. Ho cercato di rifiutare, ma la persona che me l'ha data, non volle sentire ragioni, dicendomi alla fine di farne l'uso che avrei pensato meglio, magari per le persone in necessità. Accettai ringraziando, pensando come impiegare al meglio quella somma. Intanto la inserii come voce di "provvidenza" nel bilancio familiare, come altre voci dello stesso genere in questo ultimo periodo. Ho pensato infine che effettivamente avrebbe potuto essermi utile tutta quella "provvidenza", dato che attualmente stiamo sostenendo delle spese straordinarie, non preventivate. Così non ci pensai più.
Questa mattina, alla porta della chiesa c'era una persona, un immigrato, che trovo sempre ogni domenica. Mi fermo a parlare con lui e sto per dargli qualcosa, come faccio di solito. Parliamo un po' della sua situazione, dello sfratto che sta per subire dal posto (una baracca) dove vive con la sua famiglia.
Poi all'improvviso mi chiede un favore personale. Deve recarsi a giorni in patria per delle pratiche con l'ambasciata di là e ha bisogno di un aiuto. Mi trovo preso alla sprovvista, ma reagisco subito e mi faccio spiegare la situazione. Capisco che non posso tirarmi indietro, ma che il mio amore deve essere concreto. Apro il portafoglio e gli do tutto quello che ho. Erano 50 euro!
Dopo la Messa, lo riaccompagno in macchina verso casa, sotto gli sguardi increduli di alcuni parrocchiani. Ci salutiamo con molto affetto.
Rientrando, mi sono ricordato delle famose 50 euro che avevo ricevute di provvidenza e di quanto avevo letto questa mattina in uno scritto di sant'Agostino: "Da chi proviene quello che doni, se non da lui? Se tu dessi del tuo sarebbe un'elemosina, ma poiché dai del suo, non è che una restituzione! «Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto?» (1Cor 4,7)".
Ho ringraziato Gesù per la sua puntuale fedeltà, che non viene mai meno.


sabato 13 novembre 2010

Il diaconato in Italia

Il diaconato in Italia n° 163 (luglio/agosto 2010)



Servire nel sociale e nel politico:
una diaconia per l'uomo



Sommario

EDITORIALE
Diaconia politica, un miraggio? (Giuseppe Bellia)
In ricordo di Lorenzo Tagliaferro (Enzo Petrolino)

CONTRIBUTO
Per un paese solidale: chiesa italiana e Mezzogiorno (Enzo Petrolino)

ATTUALITÀ
«Non consegnerai lo schiavo al suo padrone» (Giuseppe Ferretti)

ANALISI
Spiritualità e diaconia politica (Giuseppe Bellia)

SPIRITUALITÀ
Dalla sequela alla diaconia nel sociale (Giovanni Chifari)

FORMAZIONE
La politica, una via alla santità (Carlo Maria Martini)

RIFLESSIONI
Impegno politico tra profezia e conversione (Emiliano Luca)

IL PUNTO
Laicità del servizio in politica (Bartolomeo Sorge)

TESTIMONIANZA
Adeguare il servizio ai tempi (Roberto Bernasconi)

STUDIO
La diaconia del Pastore (Giuseppe Barracane)


Rubriche

SERVIZIO
Per approfondire la lettura di Atti 6 (Piergiorgio Roggero)

TEOLOGIA BIBLICA
La celebrazione eucaristica (I) (Luca Bassetti)

PAROLA
La creazione della donna (Elisabetta Granziera)


Riquadri

La nostra vocazione sociale (Giorgio La Pira)



venerdì 12 novembre 2010

Oltre ogni paura

14 novembre 2010 – 33a domenica del Tempo Ordinario (C)

Parola che si fa vita

Nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto (Lc 21,18)


Oggi ci viene proposto il discorso sulle realtà ultime: ciò che finisce e ciò che deve cominciare.
La Parola di Dio ci presenta, con immagini apocalittiche e sconvolgenti, la distruzione del tempio di Gerusalemme e la fine dei tempi.
È sì importante saper vedere ciò che deve finire, è urgente però sapere ciò che deve cominciare.
Nel Vangelo di Luca, Gesù si dilunga a parlare delle calamità naturali e dei mali provocati dagli uomini. E questo non per incuterci paura, ma per ravvivare in noi la fede, suscitando l'impegno quotidiano, serio e sereno, a vivere bene e a sperare. Perché esiste sì il male, alla fine però trionferà il bene: "Nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto".
Paolo, testimone fedele e luminoso, ci sprona ad essere operosi, operatori di pace e di giustizia, costruttori di una nuova umanità: fare tutta la nostra parte, nel momento presente, come se tutto dipendesse da noi, e "perseverare", ricominciando sempre.

Testimonianza di Parola vissuta


In un grembo vennero concepiti due gemelli.
Passarono le settimane e i bambini crescevano. Nella misura in cui cresceva la loro coscienza, aumentava la gioia: «Di', non è fantastico che siamo stati concepiti? Non è meraviglioso che viviamo?».
I gemelli iniziarono a scoprire il loro mondo. Quando scoprirono il cordone ombelicale che li legava alla madre dando loro nutrimento, cantarono di gioia: «Quanto è grande l'amore di nostra madre che divide con noi la sua stessa vita!».
A mano a mano che le settimane passavano, però, trasformandosi poi in mesi, notarono improvvisamente come erano cambiati.
«Che cosa significa?», chiese uno.
«Significa», rispose l'altro, «che il nostro soggiorno in questo mondo presto volgerà alla fine».
«Ma io non voglio andarmene», ribatte il primo, «vorrei restare qui per sempre».
«Non abbiamo scelta», replicò l'altro, «ma forse c'è una vita dopo la nascita!».
«E come può essere? - domandò il primo, dubbioso - perderemo il nostro cordone di vita e come faremo a vivere senza di esso? E per di più altri prima di noi hanno lasciato questo grembo e nessuno di loro è tornato a dirci che c'è una vita dopo la nascita. No, la nascita è la fine!». Così uno di loro cadde in un profondo affanno e disse:
«Se il concepimento termina con la nascita, che senso ha la vita nell'utero? È assurda. Magari non esiste nessuna madre dietro tutto ciò».
«Ma deve esistere», protestò l'altro, «altrimenti come avremmo fatto a entrare qua dentro? E come faremmo a sopravvivere?».
«Hai mai visto nostra madre?», domandò l'uno.
«Magari vive soltanto nella nostra immaginazione. Ce la siamo inventata, perché così possiamo comprendere meglio la nostra esistenza».
E così gli ultimi giorni nel grembo della madre furono pieni di mille domande e di grande paura. Infine, venne il momento della nascita. Quando i gemelli ebbero lasciato il loro mondo, aprirono gli occhi. Gridarono. Ciò che videro superava i loro sogni più arditi.

Un giorno, finalmente, nasceremo…


(da "Camminare insieme" - vedi Testimoniare la Parola, come proposto in parrocchia)
(vedi Commento alla Parola di Claudio Arletti)



domenica 7 novembre 2010

L'abbraccio di Dio


In questo periodo, molto intenso per la verità, impegnato presso il soggiorno per anziani dove svolgo il mio servizio pastorale (vedi post Una nuova pagina dell'11 ottobre scorso), ho avuto modo di incontrare e dialogare con tante persone. Gli argomenti di conversazione sono vari, ma tutti alla fine vertono su aspetti importanti della vita, la fede in Dio, il rapporto con la Chiesa, la morte…
Così è successo con N. che molto seriamente, ma serenamente e con grande lucidità, mi rappresenta le sue perplessità riguardo alla religione in genere. Non frequenta la chiesa, ma è una persona aperta e molto spesso mi racconta del suo rapporto con Dio.
È convinto che le religioni dividono più che unire… e l'umanità invece ha bisogno di unità.
Sono rimasto molto colpito quando l'altro giorno, parlandomi della morte e di cosa ci si aspetti dopo questa vita, criticò le posizioni ufficiali delle varie religioni sull'aldilà, bocciandole praticamente tutte. E mi disse con grande serenità: "Non capisco quando mi dicono che dopo morti si va di là, in quel luogo, in quell'altro… Per me morire è essere abbracciati da Dio che mi tiene sempre con sé; è perdermi in quell'abbraccio…".
Lo ringraziai di cuore, perché mi aveva fatto partecipe, penso, della cosa più preziosa che possedesse. Il lavoro di Dio in un'anima è molto originale!


venerdì 5 novembre 2010

Dio dei vivi

7 novembre 2010 – 32a domenica del Tempo Ordinario (C)

Parola che si fa vita

Dio non è dei morti, ma dei viventi (Lc 20,38)


La Parola di oggi, presentandoci due fatti in cui agiscono sette fratelli, vuole evidenziare lo stesso tema: la risurrezione dai morti.
Nel libro dei Maccabei il caso è reale e rappresenta un esempio luminoso di fede nella vita eterna. Significativa la dichiarazione del quarto fratello: "È bello morire per attendere da Dio l'adempimento della speranza, di essere da lui risuscitati".
Nel Vangelo di Luca, Gesù, superando il tranello teso dai Sadducei - dicevano che nessuno può risorgere dopo la morte - afferma: "È certo che i morti risorgono. Dio è il Dio dei vivi e non dei morti, perché tutti da lui ricevono la vita".
Quale la nostra fede?
A noi credenti, resta il dovere fondamentale della fermezza, di non cedere di fronte alle forme di idolatria della vita presente, che ci allontanerebbero dall'orizzonte della vita nuova ed eterna.
Affidarci a Dio Padre e, stupiti, scoprire che siamo fatti per la VITA, che consiste nell'essere con Lui, senza che questo rapporto di ineffabile amore si interrompa mai. E nelle difficoltà ricordiamo le parole di san Francesco: "Tanto è il bene che mi aspetto che ogni pena mi è diletto".

(nella foto Chiara luce Badano)



Testimonianza di Parola vissuta


Chi è Chiara Luce?
A lungo attesa, nasce a Sassello il 29 ottobre 1971 e cresce in una famiglia semplice che la educa alla fede. Ricca di doti naturali, bella e sportiva, ha molti amici che la considerano, al tempo stesso, normale e straordinaria. Scopre Dio come Amore e ideale della vita, e si impegna a compiere in ogni istante, per amore, la sua volontà. Coltiva l'amicizia con Gesù, che riconosce presente nel prossimo; predilige i piccoli, gli umili e i poveri, tra cui i bimbi dell'Africa, ove sogna di recarsi come medico.
A 17 anni, colpita da tumore osseo, affronta la malattia affidandosi all'amore di Dio. Di fronte alla sofferenza ripete: «Se lo vuoi tu, Gesù, lo voglio anch'io». A chi l'avvicina comunica serenità, pace e gioia. Chiara Luce lancia un messaggio ai suoi coetanei: «I giovani sono il futuro. Io non posso più correre, però vorrei passare loro la fiaccola come alle Olimpiadi. Hanno una vita sola e vale la pena di spenderla bene».
Il 7 ottobre 1990 saluta la mamma dicendo: «Sii felice, io lo sono!» e va incontro allo Sposo. La sua vita è la testimonianza di un sì incondizionato all'amore di Dio, un sì ripetuto fin da piccola, un sì che ha saputo trasformare la malattia in un cammino luminoso verso la pienezza della Vita. Immediato l'eco della sua santità che si è divulgato progressivamente.
Il Processo diocesano per la Causa della sua Beatificazione, aperto nel 1999 da Mons. Livio Maritano, vescovo di Acqui, ha avuto seguito con la fase romana. Nel 2008 la Serva di Dio è dichiarata Venerabile; successivamente è stato esaminato e riconosciuto un miracolo di guarigione, avvenuto a Trieste.
Il 25 settembre 2010 viene dichiarata Beata.



Link al sito di Chiara Luce Badano: http://www.chiaralucebadano.it



(da "Camminare insieme" - vedi Testimoniare la Parola, come proposto in parrocchia)
(vedi Commento alla Parola di Claudio Arletti)