domenica 30 agosto 2009

Matrimonio e diaconato, dono e problemi


Nel numero 155 della rivista Il diaconato in Italia è stata pubblicata un'intervista con domande raccolte dalla diocesi di Rimini sul tema riguardante il matrimonio e il diaconato, con le relative problematiche, cioè "come armonizzare i doni spirituali dei sacramenti del matrimonio e dell'ordine sacro nella vita concreta della famiglia del diacono".
Mi è sembrato che esprimesse uno spaccato molto aderente alla realtà, soprattutto italiana; realtà che ho spesso riscontrato nei contatti avuti in questi anni con i diversi diaconi ed anche nella mia personale esperienza.
Riporto l'articolo nella sua interezza nel mio sito di testi e documenti. Qui vorrei farne un sunto, citando quelle parti che ritengo più significative.


«…
Quale percorso di coppia è necessario intraprendere perché i doni spirituali dei due sacramenti si armonizzino e siano reciprocamente fecondi nella vita concreta della "coppia diaconale"? (…) Solo una coppia già sperimentata può intraprendere il percorso verso il diaconato, cioè una coppia che abbia vari anni di matrimonio alle spalle e che abbia iniziato un serio cammino spirituale… già inserita in un ambito ecclesiale.

I segni da valutare [e che devono indurre cautela nel discernimento] possono essere diversi per ogni coppia. In generale alcuni segni di disagio sono individuabili facilmente, [come] la presunzione del marito di fare un cammino privilegiato che lo pone su un piano diverso da quello della moglie…
La divisione rigida dei ruoli tra i coniugi può essere un ostacolo alla comunione.
La mancanza di preghiera, l'impazienza, la fretta, la mancanza di tempo per la famiglia e per il Signore sono altri segni importanti che devono indurre ad un'attenta valutazione.
Solo la stabilità ormai raggiunta dei ruoli e la maturità affettiva ed umana permettono di vivere la pari dignità.

Il matrimonio, che precede nel tempo il sacramento dell'ordine, ha fatto dei due sposi una cosa sola, quindi la grazia si riverbera sulla moglie e non solo, ma anche sui figli. Ciò nella misura in cui lo sposo vive con pienezza il suo diaconato… Il corroborarsi a vicenda dei due sacramenti si manifesta anche quando la moglie si sente in comunione col marito diacono pur essendo costretta dalle necessità familiari a rimanere a casa...

Come vive la moglie gli impegni del marito? (…) La partecipazione agli incontri non è sentita dai più come un obbligo, ma piuttosto come un desiderio che manifesta il senso di appartenenza alla comunità diaconale. La condivisione del ministero del marito si basa sulla preghiera insieme, sulla sincerità e sull'ascolto. Il diacono deve prendere tutti gli accorgimenti possibili per non pesare sulla famiglia e per farsi percepire vicino ad essa anche quando fisicamente non c'è.
(…)
Se ciascun coniuge prestasse costantemente attenzione alla vita dell'altro, non ci sarebbe bisogno di alcun richiamo all'equilibrio, ma tutto procederebbe senza problemi.
La preghiera personale e di coppia è uno strumento essenziale per mantenere la serenità in famiglia.

La famiglia dei diaconi è una famiglia come tutte le altre o è una famiglia un po' speciale (non nel senso di migliore delle altre, ma di particolare, originale)?
La famiglia del diacono è una famiglia come tutte le altre, ma con un dono in più, che la apre agli altri e al servizio... Apertura significa soprattutto prossimità agli altri, capacità di condivisione e buona capacità di tessere relazioni nella comunità e nell'ambiente di vita e di lavoro.
La comunità parrocchiale riconosce una vocazione particolare alla famiglia del diacono e la osserva con attenzione o guarda con speranza.

(…)
A volte il rapporto tra parroci e diaconi (e le mogli) è faticoso, spesso a causa di pretese o di indifferenza. Come aiutare i parroci ad avere fiducia nei loro diaconi e nella disponibilità al servizio di questi e a valorizzare anche le "coppie diaconali" in quanto tali e le loro famiglie?
Le difficoltà sono per molti dovute al fatto che i preti non sono abituati a prendere decisioni condividendole con gli altri, sentono come esclusivamente propria la responsabilità della comunità e spesso vedono il diacono come mero esecutore o collaboratore qualificato invece che come corresponsabile e come fratello nell'ordine sacro. Questo è in gran parte dovuto alla formazione seminariale del parroco, che quindi va ricalibrata perché il prete impari non a fare tutto da solo, ma a condividere i pesi e le responsabilità - anche per moltiplicare la gioia - con altri. I sacerdoti potranno cambiare la loro mentalità solo se potranno sperimentare nel loro processo formativo e poi nella loro vita in parrocchia forme di vera fraternità. La ricerca di prossimità col parroco e di dialogo costruttivo da parte della coppia diaconale rende il prete più sensibile alla famiglia e al servizio del diacono. Il rapporto è per alcuni già improntato a condivisione, ascolto e fiducia reciproca e c'è chi già sperimenta una comunione fraterna col parroco.
[Per quanto riguarda la corresponsabilità pastorale, rimando ad altro intervento del 19 agosto u.s.]
…»

venerdì 28 agosto 2009

Aderire alla Parola

30 agosto 2009 – 22a domenica del Tempo ordinario (B)

Parola da vivere

Mettete in pratica la parola
e non ascoltatela soltanto
(Gc 1,22)



La lettera di Giacomo, di cui in questa domenica iniziamo la lettura, è uno scritto nel quale troviamo l'insistenza sulla necessità di una fede operosa. La vera religione fatta di impegno vitale e non di parole è un tema fondamentale nella lettera di Giacomo. Il Vangelo infatti ha in sé questa esigenza imprescindibile: "Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli" (Mt 7,21). Infatti, "mia madre e i miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica" (Lc 8,21).
La Parola ci è comunicata perché noi la traduciamo nella pratica della vita. E se noi l'accogliamo e la viviamo, scorre in noi la vita stessa di Dio, diventiamo la sua famiglia. Perché accogliere la Parola di Dio e lasciarla penetrare nella propria vita è innestarsi nella vita vera. Nel linguaggio biblico ascoltare significa aderire interamente, obbedire, adeguarsi a quanto Dio dice, con la fiducia di un bambino che si abbandona alle braccia della mamma e si lascia portare da lei. È un ascolto fatto più con il cuore che con le orecchie. Il buon uditore della Parola è colui che la mette in pratica. E tradurre nella pratica della vita la Parola è la risposta adeguata all'amore di Dio; è il nostro modo di riamare l'Amore. La conseguenza è che diventiamo anche noi parole vive, perché accogliere la Parola è accogliere Dio stesso che si comunica; è vivere della sua vita: fa essere Amore, come Dio è Amore.

Testimonianza di Parola vissuta


Alcuni giorni dopo l'inizio delle vacanze, Franz ed io, delusi, abbiamo constatato che eravamo partiti con programmi e aspettative diverse. Io volevo soprattutto riposarmi, rilassarmi e avere tempo per la famiglia, perché, dopo le vacanze, lui doveva star via per lavoro e a novembre sarebbe nato il nostro bambino. Franz invece voleva buttarsi in diverse attività.
Questi punti di vista così differenti ci avevano portato quasi ad interrompere le vacanze.
Ma poi abbiamo cominciato a capire che dovevamo accoglierci a vicenda, una volta si poteva riposare, la volta dopo fare una gita, un'altra volta uno di noi andava al parco giochi con nostra figlia mentre l'altro si riposava... Più ci ricordavamo di volerci bene, perdendo ciascuno le proprie aspettative, e più, a poco a poco, la tensione spariva. Alle fine avevamo l'impressione di riposare anche durante una gita e di non perdere nulla se riposavamo

(T.W., Germania)

(da "Camminare insieme" - vedi Testimoniare la Parola)

domenica 23 agosto 2009

Come il Padre ha amato me…


In occasione dell'anno sacerdotale è stato pubblicato dall'editrice Città Nuova il primo (1. estate: l'essere) di quattro volumetti Come il Padre ha amato me…, 365 pensieri per l'anno sacerdotale, per accompagnare giorno per giorno il cammino di questo anno.

Dalla copertina:
365 testi della Scrittura e dei Padri della Chiesa, di santi e teologi, del magistero e di testimoni: un persorso per l'anno sacerdotale che invita a radicarsi nell'essenziale.
In quattro tappe si rivisitano dimensioni fondamentali della vita dei presbiteri: l'essere; l'agire; le sfide; le prospettive.
Attenta ai tempi liturgici, questa raccolta, alla quale hanno collaborato esperti di vari Paesi, nasce dalla convinzione che "il prete serve": per realizzare la Chiesa come famiglia, per far crescere nel mondo la fraternità.

Curatori della raccolta:
Hubertus Blaumeiser, sacerdote e teologo, esperto di formazione sacerdotale, ha insegnato alla Pontificia Università Gregoriana ed è consultore della Congregazione per l’Educazione cattolica.
Tonino Gandolfo, parroco, giornalista e insegnante di scienze, è impegnato da anni nella formazione permanente dei presbiteri.


Già leggendo la Prefazione, non solo i sacerdoti, ma ogni diacono può trovare rispecchiata la propria fisionomia. È una ulteriore conferma dell'unità tra il prete e il diacono: stessa presenza sacramentale di Gesù, anche se vissuta ed esercitata con modalità e gradi diversi, secondo la vocazione propria.
Ho riportato i pensieri del libretto nel mio sito di testi e documenti

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venerdì 21 agosto 2009

Parole di Gesù, parole di vita

23 agosto 2009 – 21a domenica del Tempo ordinario (B)

Parola da vivere


Tu hai parole di vita eterna (Gv 6,68)


Quante parole ascoltiamo in una giornata! Ci sono parole semplici e difficili, dette per amore o per odio, che rasserenano o fanno arrabbiare. Parole dolci o di rimprovero. Ci sono parole che si imprimono nella memoria, che entrano nel cuore, altre che scivolano via e che noi dimentichiamo subito. Gesù, dopo la moltiplicazione dei pani e dei pesci, si rivolge alla folla con un lungo discorso. Nella prima parte parla del mistero della sua persona. Nella seconda Gesù si sofferma a parlare del pane dell'Eucaristia. Ed egli si identifica con questo cibo: è Lui, Gesù, il pane vivo. Chi lo mangia si unisce profondamente a Dio e può vivere per Dio stesso.
Gli ascoltatori sono sorpresi e fanno fatica ad accogliere queste parole. Per questo tanti se ne vanno. Gesù vede incertezza di fede anche tra i dodici. Anche a loro domanda una presa di posizione. Risponderà Pietro a nome degli amici con un'autentica professione ed esperienza di fede cristiana: riconosce e testimonia che solo la rivelazione di Gesù può introdurre nella vita divina: "Tu hai parole di vita eterna", di vita piena. Le parole di Gesù sono parole di vita. Non solo perché si possono mettere in pratica, ma anche perché quando le vivi la tua vita acquista una pienezza particolare. Impariamo ad ascoltare la parola di Dio, distinguendola dalle mille altre parole che passano. È la Parola di un Padre che vuole il bene dei figli e per questo ci dona parole che danno senso alla vita quotidiana.


Testimonianza di Parola vissuta


Sono andata tante volte a trovare Franca in carcere. Il suo dolore, le sue angosce, tra le mura della prigione crescevano ogni giorno. Mi sentivo solo impotente, ma ogni tanto riuscivo a donarle un po' di serenità.
Un giorno mi ha detto: «Ti voglio bene perché sei come me».
Aveva manifestato il desiderio di venire a casa nostra nei periodi di permesso. Ne abbiamo parlato con i figli ed insieme l'abbiamo accolta con gioia. C'era con noi, allora, nostra madre, alquanto malata, ed era sorprendente vedere come sapeva consolarla.
Un natale poi, è stato speciale; lei era già a casa nostra quando è giunta la notizia dell'arrivo di mio fratello con tutta la sua famiglia.
Conoscendo il suo modo di pensare avevo timore che la presenza di Franca l'avrebbe turbato. Invece, vedendo la nostra disponibilità e la gioia che la mamma provava nell'aiutare quella ragazza sfortunata, dopo un primo momento di sorpresa si è sentito coinvolto in quel clima di solidarietà senza giudizi. Franca aveva ritrovato il calore di una famiglia.

(N.S., Italia)


(da "Camminare insieme" - vedi Testimoniare la Parola)

mercoledì 19 agosto 2009

Corresponsabilità pastorale


In questo anno dedicato ai sacerdoti mi soffermo spesso a riflettere sul rapporto esistente tra sacerdote e diacono. L'ho fatto anche all'inizio dell'anno sacerdotale con un pensiero rivolto alla ricerca di un punto di "incontro", che non poteva essere se non in Gesù in croce, nel mistero del suo abbandono, nella dimensione massima del suo darsi. Evidentemente ogni riflessione va poi confrontata con la nostra vita, col nostro operare.
A questo proposito, ed in continuazione con l'esperienza del Convegno sul diaconato svoltosi recentemente a San Giovanni Rotondo, ho ripreso un articolo di Luca Garbinetto (presente al Convegno), presbitero della congregazione di San Gaetano che ha al suo interno religiosi preti e diaconi; articolo apparso sulla rivista Il diaconato in Italia n° 155.
Descrive la testimonianza della collaborazione parrocchiale pastorale effettiva tra preti e diaconi, secondo il carisma del suo fondatore (don Ottorino Zanon).

Ne riporterò alcuni stralci, tra quelli che ritengo più significativi, perché dicono molto a noi, diaconi sposati e preti (che non siamo religiosi), sul nostro genuino rapporto di reciprocità, per una vera carità pastorale:

«…
…vivono in comunità, come preti e diaconi, assumendo insieme la cura pastorale delle parrocchie che vengono loro affidate.

Il loro impegno è dunque quello di allargare, come a cerchi concentrici, nella comunità cristiana e nella società in cui vivono, lo stile famigliare che li caratterizza. Esso si traduce sul piano pastorale nella pratica della conduzione comunitaria. Preti e diaconi assumono così in maniera corresponsabile la guida della parrocchia.

Non è possibile capire chi sono veramente i diaconi senza mettere in discussione l'impianto teologico e pastorale del ministero ordinato e della ministerialità nella sua interezza.

I diaconi, vivendo e lavorando a fianco dei presbiteri, aiutano a delineare meglio l'identità, i compiti e le relazioni di quest'ultimi, e di riflesso anche le proprie e quelle dei laici.

Nell'ambito relazionale, gli uni e gli altri si definiscono a vicenda. Il presbitero serve significativamente la comunità cristiana come educatore alla fede, celebrando i sacramenti che uniscono l'esistenza concreta di tutti al sacrificio di Cristo e portando i fratelli all'unità. Il diacono serve significativamente la comunità come educatore alla carità, chiamando ognuno al molteplice servizio verso tutti, specialmente i più bisognosi.

Il diacono, a partire dall'esemplarità del suo ministero distinto da quello presbiterale, educa ognuno a mettere a servizio di tutti, come Gesù sacerdote servo, i doni ricevuti fino al dono della vita, espressione suprema della carità. In particolare, l'ambito specifico dell'esercizio del ministero del diacono è la scoperta e la valorizzazione di tutti quei ministeri che danno organicità al servizio della carità e della promozione umana. Nella pastorale c'è anche il pericolo che la comunità cristiana si chiuda in se stessa e identifichi i suoi spazi con quelli liturgici o catechetici, esaurendo tutto nella sola e semplice autopromozione. Compete al diacono abbattere steccati e tenere la comunità sempre aperta alle provocazioni che vengono dall'esterno, dalla vita concreta della gente, dalla sofferenza, spesso scomoda degli ultimi. Con il suo ministero il diacono dà progressivamente una inclinazione diaconale alla pastorale, affinché tutta la comunità cristiana si ritrovi a pensarsi e a strutturarsi attorno al servizio dei poveri

Sul piano pastorale (si pensi) alle difficoltà che vivono molti sposati diaconi nei rapporti con i presbiteri, in particolare con il proprio parroco. Qui invece il rapporto tra prete e diacono è caratterizzato da reciprocità e corresponsabilità.

I diaconi (assumono) le responsabilità che competono loro nella parrocchia e nella diocesi, in stretta collaborazione, nel confronto quotidiano e nell'armonica ricerca di un completamento reciproco con i presbiteri. Allo stesso tempo, fanno riferimento a un preciso mandato che viene dal vescovo, nel caso di assumere responsabilità e uffici a livello di Chiesa locale.
Non sembra quindi interessare ai diaconi la rivendicazione di una qualche co-presidenza della comunità cristiana a fianco del presbitero, che sarebbe poi da esprimersi nella celebrazione dell'eucaristia. Il rapporto con i confratelli presbiteri appare però marcato dalle caratteristiche della fraternità.

…»

domenica 16 agosto 2009

Il diaconato in Italia

Il diaconato in Italia n° 157 (luglio/agosto 2009)



La Parola di Dio
nella formazione diaconale



Sommario

EDITORIALE
Per fare parlare la Parola (Giuseppe Bellia)

CONTRIBUTO
La lezione conciliare (Dario Vitali)

FORMAZIONE
La via della Parola (Santo Marcianò)

SPIRITUALITÀ
Diaconi formati alla scuola della Parola celebrata (Enzo Petrolino)

PAROLA
Rileggere con Paolo l'Antico Testamento (Giuseppe Bellia)

STUDIO
Matrimonio e verginità: la lettera di Giovanni Crisostomo (Francesco Aleo)



Rubriche

TESTIMONIANZA
Diaconia fra i disabili neuropsichiatrici (Cesare Bidinotto)

ANNO PAOLINO
Introduzione alle tre lettere: Efesini, Filippesi ed Ebrei (Rosario Pistone)
S. Paolo e le donne nella prima comunità cristiana (Beppino Bonato)

LITURGIA
Dalla Parola alla liturgia (IV) (Pietro Sorci)


Riquadri

Come servire oggi la Parola? (G. Bellia)
Alla mensa della Parola

venerdì 14 agosto 2009

La via della vera vita

15 agosto 2009 – Assunzione di Maria
16 agosto 2009 – 20a domenica del Tempo ordinario

Parola da vivere

Cercate di capire quale sia
la volontà del Signore
(Ef 5,17)


San Paolo invita ogni uomo a non lasciarsi guidare dalla stoltezza; a non desistere di fronte al male che continuamente emerge dal proprio cuore. L'uomo, cercando di cogliere i "segni dei tempi" ha la possibilità di seguire la via della vera vita se comprende e ascolta la "volontà del Signore". Noi cristiani nella preghiera insegnataci da Gesù chiediamo al Padre che sia fatta la sua volontà. Quella volontà che Dio ci comunica in infiniti modi. Sta a noi lasciarci illuminare dallo Spirito per discernere tale volontà tra le tante proposte e richiami della vita.
La prima volontà di Dio è che tutti gli uomini si salvino, possano cioè sperimentare il suo amore. Quell'amore che tutto dona; per cui tutto è grazia. Altra volontà di Dio è la nostra santificazione: il Signore desidera che noi viviamo tutta la nostra vita in pienezza, trafficando con generosità e impegno i "talenti" ricevuti. La volontà di Dio, poi, è legata ai doveri del nostro stato di vita, doveri che sono diversi per ciascuno. Altro mezzo per capire qual è la volontà di Dio è dato dalla nostra stessa persona che ha quelle determinate caratteristiche, quella storia, quella sensibilità, vive in quel particolare contesto. Certamente Dio è ben contento quando noi sappiamo cogliere la sua volontà e la realizziamo nella nostra vita. Proprio per questo il suo cuore di Padre ce la fa conoscere in infiniti modi e usando molteplici mezzi. A noi essere attenti e disponibili.


Testimonianza di Parola vissuta



Condividere, perché non ci sia nessun povero tra di noi: questa proposta ha messo in discussione il nostro modo di vivere benestante, convincendoci che anche noi potevamo fare qualcosa. Ci siamo impegnati a fare subito un bilancio economico della famiglia.
Ci siamo resi conto, dal tipo di spese ricorrenti, che il nostro era un tenore di vita piuttosto alto. Abbiamo sentito che non potevamo disporre dei soldi che la provvidenza ci mandava come avevamo fatto fino ad allora. Io ad esempio da vent'anni ero iscritto al circolo del tennis, una spesa considerevole, giustificata da ragioni di salute fisica e di distrazione. Ho pensato che potevo ricominciare a fare jogging nel parco vicino a casa mia… Anzi, sarebbe stata un'occasione per fare sport con tutta la famiglia, giocando magari a tennis nel parco comunale, invece che nel club. Ecco trovata subito una buona somma da mettere in comune.
Per il battesimo dell'ultimo nostro bambino, una zia voleva regalargli un bicchiere d'argento. Venuta a conoscenza del nostro desiderio di aiutare chi non ha, è arrivata con la somma equivalente.
La condivisione aumenta.


(M.M.L., Francia)

(da "Camminare insieme" - vedi Testimoniare la Parola)

mercoledì 12 agosto 2009

Sulle orme del primo Diacono


Riprendo alcuni pensieri suggeritici da p. Raniero Cantalamessa nel suo intervento al Convegno sul Diaconato, cui ho detto qualcosa nel Post precedente. Sono pensieri sparsi che mi hanno fatto riflettere e a cui vorrei mantenere fisso lo sguardo.
È Gesù il "primo" Diacono! Egli è il modello per tutti noi, per i suoi discepoli indistintamente, ed in modo particolare per chi è chiamato ad una via speciale nella chiesa, come è la diaconia ordinata.
Alcuni passi evangelici sono caratteristici:
«Il figlio dell'uomo non è venuto per essere servito (per essere "diaconizzato"), ma per servire ("per fare il diacono") (cf Mc 10,45; Mt 20,28).
«Chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore ("diacono")» (Mc 10,44).
«Io sto in mezzo a voi come colui che serve ("come diacono") (Lc 22,27).
In Giovanni, alla lavanda dei piedi, modello di ogni "diaconia", Gesù ha ricordato: «Come ho fatto io (il Signore e il Maestro), fate anche voi» (cf Gv 13,15).

Il punto di "partenza", il metro di riferimento, è ciò che, per la mentalità del mondo, sembra ed è umiliante: colui che serve. È cambiata la scala dei valori! Il modello è la persona di Gesù, che manifesta il modo di agire di Dio.
Dio, quando si manifesta, "discende", può solo discendere, abbassarsi!
Egli è colui che serve; e si presenta quindi "come diacono".
L'esempio di Gesù vale per tutti. Ma il diacono è chiamato nella chiesa a rendere manifesta a tutti questa via di Dio.
Verrebbe da arrossire… ma è più forte la consapevolezza che Dio è più grande di ogni nostra inadeguatezza.
L'umiltà, assieme alla carità (agàpe), è quella virtù che più si addice nel servizio, dove siamo invitati a "non valutarci più di quanto occorre…" (cf Rm 12,3) e la "carità non abbia finzioni" (cf Rm 12,9); "Non fatevi un'idea troppo alta di voi stessi" (Rm 12,16); perché tutti i carismi sono al servizio di tutti, essendo ordinati alla diaconia (cf Rm 12,3-7).
Questo è l'augurio che nasce dal cuore: essere l'epifania di una chiesa diaconale, compassionevole, che serve, vicina a tutti, senza distinzioni.

domenica 9 agosto 2009

Di ritorno dal Convegno…


Di ritorno, io e mia moglie, dal XXII Convegno Nazionale della Comunità del Diaconato in Italia, che quest'anno si è svolto a San Giovanni Rotondo dal 3 al 6 agosto, portiamo nel cuore il sogno di una Chiesa in cammino, tutta protesa verso quel rinnovamento da tutti auspicato, oltre ogni apparente visibilità, in cui la comunione ne esprima la vera natura e missione.
Erano presenti circa 350 persone (tra diaconi, spose di diaconi, sacerdoti e laici, uomini e donne) di 16 regioni ecclesiastiche e 72 diocesi.
Non farò una cronistoria, cercherò piuttosto di cogliere quei momenti che per noi sono stati più significativi.
Alle volte ci si chiede dove sia la visibilità del diaconato. Non è pessimismo se si stenta a vederne i contorni. Nella Chiesa, come quella italiana, dove sono presenti quasi 3.500 diaconi, pare che non ci si accorga della loro presenza. Perché?

Abbiamo sentito prioritario affermare, nella vita e nella formazione dei diaconi, il primato dello Spirito, dove la formazione spirituale è l'elemento unificante di ogni altro aspetto, sia dottrinale che pastorale.
La vita cristiana è un mistero che è formato dal "futuro", e quindi è "attesa": un intervallo tra quello che Dio vuole ed "è già" e la nostra comprensione, in cui l'educazione a questo "sogno" ed allo "stupore" del suo progressivo svelarsi è essenziale per non lasciarsi catturare dal pragmatismo che soffoca la vita delle nostre comunità parrocchiali.
Ci siamo trovati immersi nella contemplazione di questa "attesa" e nello "stupore" per ciò che lo Spirito ci faceva intuire di una Chiesa tutta protesa verso la fraternità, in cui si accoglie la Parola, si sperimenta di essere una cosa sola nell'Eucaristia e ci si immerge nelle piaghe della società che attende la "luce" che viene dall'amore di Dio, di cui il diacono ne è segno sacramentale, anche se non esclusivo.

La cornice di San Giovanni Rotondo, con la presenza tangibile di Padre Pio, ha contribuito a dare al Convegno un tocco tutto particolare.
Personalmente ci ha impressionato il grande ospedale "Casa Sollievo della Sofferenza". Ci sembrava un enorme altare, in cima al monte, da cui saliva al cielo l'incenso della sofferenza che all'interno era consumata, con quel senso di sacro che lo distingueva da un normale ospedale.
Il santuario e la nuova chiesa, con quella enorme spianata, ci sembrava il luogo dell'accoglienza di folle in cerca di sollievo fisico e spirituale.
Ci ha fatto cogliere, in questo contesto, il desiderio di tutte quelle persone che incontriamo nella vita e che hanno bisogno di sperimentare la speranza e l'amore.
Ne scaturiva una visione di un ministero, quello del diacono, per nulla clericale. La presenza poi delle spose contribuiva ad evitare questa chiusura clericale che tarpa le ali a quella profezia di cui il diacono è portatore in seno alla chiesa e alla società, in quella dimensione tipicamente familiare che siamo chiamati ad incarnare.

La tavola rotonda, cui hanno partecipato anche Laura Corradini, Montserrat Martinez e Marie-François Mancient-Hanquez, spose di un diacono italiano, spagnolo e francese, ci hanno introdotto nella visione di una famiglia, quella del diacono, tutta al servizio della chiesa, non tanto per quello che "fa" ma per quello che "è", approfondendo la dimensione del Matrimonio e del Diaconato in una Chiesa di Comunione.




Ha chiuso questo Convegno, che ricordiamo come il più bello a cui abbiamo partecipato, l'intervento di Padre Raniero Cantalamessa, con il suo tema sulla spiritualità biblica nel ministero diaconale. Ci ha fatto innamorare del nostro diaconato, dove ci ha mostrato, come lui sa fare, il volto di Gesù, "il primo diacono", col suo concreto, umano-divino, "essere diacono" che "discende" nell'umanità, annullandosi in essa, riempiendola, con la sua vita, della consolazione dello Spirito.

Siamo partiti da San Giovanni Rotondo con nell'anima la consapevolezza di aver usufruito (ci dispiace per quelli che non ci sono venuti) e di essere stati immersi in una vera grazia che ci ha dato gioia, forza, speranza, pazienza nell'attesa del "nuovo" di Dio per la sua Chiesa... Dire che Dio è "grande" è troppo riduttivo! Abbiamo sperimentato come veramente lo Spirito Santo sia all'opera oltre le nostre aspettative e dove Lui vuole!










venerdì 7 agosto 2009

Dio che ci attrae

9 agosto 2009 – 19a domenica del Tempo ordinario (B)

Parola da vivere

Nessuno può venire a me
se non lo attira il Padre
(Gv 6,44)


Gesù, dopo aver moltiplicato i cinque pani e i due pesci per la folla dei suoi ascoltatori, passa la notte in preghiera. L'indomani, cercato dalla stessa folla, fa un lungo discorso sul pane di vita. Si presenta Lui stesso come il pane vivo disceso dal cielo e afferma la necessità di cibarsi di questo pane vivo. All'udire queste affermazioni gli ascoltatori "mormorano", hanno cioè una reazione incredula. Gesù invita a superare lo scandalo e ad ascoltare la voce intima che invita a donarsi al Figlio per essere da Lui salvati. È il Padre che ci rende partecipi della sua stessa vita; Egli attira ogni uomo al Figlio perché diventi figlio. Davanti a questo dono scatta l'affidarsi dell'uomo allo Spirito di Dio ed esce il grido, la parola detta con passione: "è il Signore!". E la persona esce da sé e si affida alI'abbraccio dell'Altro, riconosciuto come Dio.
Da qui nasce tutta la preghiera, tutta la catechesi, tutto l'apostolato, tutta la testimonianza. L'uomo esce da sé, si appassiona e si entusiasma per Dio che lo attrae con la sua dolcezza e la sua presenza. Importante, per accogliere questo dono, che il nostro cuore sia libero, non sia già colmo di tante altre cose, preoccupazioni, programmi, pensieri. Il vuoto viene colmato da una dolce presenza: è la presenza dello Spirito che ci attira a seguire Gesù.


Testimonianza di Parola vissuta


Mi sono accorto che gli impegni di ogni giorno lasciano poco o nessuno spazio al mio rapporto con l'assoluto, con Dio. Viaggio per andare al lavoro e mi trovo a lungo, gomito a gomito, con la folla sulla metropolitana e poi sull'autobus. Arrivo in ufficio con colleghi attanagliati dai loro problemi. Ritorno a casa la sera e mia figlia giustamente vuol stare un po' con me. Come fare? Eppure è una esigenza forte, mi sembra di non poter più farne a meno, perché altrimenti tutto diventa piatto e senza senso.
Cerco allora di alzarmi un po' prima il mattino, di rinunciare alla pausa all'ora di pranzo… Riesco così a stabilire un tentativo di rapporto, di dialogo con Dio. Anche mia moglie ha le stesse mie esigenze, e allora cerchiamo di aiutarci giorno per giorno, affinché tutti e due si possa, assieme o separatamente, disporre di un momento per Lui.
Questo favorisce anche una certa confidenza spirituale tra di noi, cosa in genere né facile né spontanea tra due sposi. Quando riusciamo a scambiarci qualche impressione, a dirci gli effetti di un fatto vissuto nella giornata, si crea una profonda realtà, che dà ragione e senso alla nostra vita.


(P.C., Italia)

(da "Camminare insieme" - vedi Testimoniare la Parola)

domenica 2 agosto 2009

La Vita, per un pezzo di pane


Oggi, domenica del "pane di vita"…
Alla porta della chiesa, dopo la messa, mi si avvicina un povero e mi chiede qualcosa. Avevo fretta… Ma è stato un attimo: "Da' a chiunque ti chiede…" sono le parole che mi sono riecheggiate dentro. Mi sono fermato, l'ho guardato in faccia ed augurandogli una buona domenica gli ho dato qualcosa…

"Ogni volta che avete fatto… l'avete fatto a me" (cf. Mt 25,40).
Mi ritorna in mente uno scritto del vescovo san Cesario di Arles: «Quel Dio che si degna di ricompensare in cielo vuole ricevere qui in terra. (…) Quando un povero ha fame, è Cristo che ha fame, come egli stesso ha detto: "Ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare" (Mt 25,42). Non disprezzare dunque la miseria dei poveri, se vuoi sperare con sicurezza il perdono dei peccati. Cristo ha fame; egli si degna di aver fame e sete in tutti i poveri; quello che riceve sulla terra lo restituisce in cielo.
Che cosa chiedete quando venite in chiesa? Certamente non altro che la misericordia di Dio. Date dunque quella terrena ed otterrete quella celeste. Il povero chiede a te; anche tu chiedi a Dio; ti chiede un pezzo di pane; tu chiedi la vita eterna. Da' al povero per meritare di ricevere da Cristo. Ascolta le sue parole: "Date e vi sarà dato" (Lc 6,38). Non so con quale coraggio pretendi di ricevere quello che non vuoi dare. Quando perciò venite in chiesa, non negate ai poveri un'elemosina, anche se piccola, secondo le vostre possibilità».

Queste parole mi confermano quanto siamo poco liberi e interiormente condizionati, se non siamo vigilanti.
Avevamo appena salutato alcune persone ed il loro incontrarci ci aveva riempito di gioia… Ed abbiamo capito quanto è importante, al momento opportuno, essere trovati nell'amore.