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domenica 10 maggio 2009

La madre

È diventato di uso comune celebrare oggi la festa della mamma.
Sono spinto a scrivere qualcosa al riguardo in questo blog dal "taglio" diaconale, perché la figura della mamma mi rimanda immediatamente all'amore materno, alle sue caratteristiche dalle sfumature tutte particolari.
L'amore materno genera la vita, accoglie, fa casa… umanizza ogni gesto improntato alla carità.
Al diacono è chiesto di essere segno di un servizio specifico, immagine di Cristo che è venuto per servire e dare la vita… È chiesto quell'amore che ha le sue origini in Dio, Amore che è casa, famiglia, Trinità.
Dio ci ama con "viscere di madre"!
È questo l'amore che siamo chiamati a incarnare; quell'amore di Dio che è più materno che paterno, tentando di usare espressioni che possono esprimere solo un barlume di quello che è veramente l'amore di Dio.
Sintomatico è il dipinto di Rembrandt in cui il Padre che accoglie il figlio che ritorna ha le mani una d'uomo e l'altra di donna.
La madre, Maria, è icona di questo amore divino: in lei ogni creatura si riconosce ed ogni amore prende corpo e cuore, come quello del suo figlio Gesù che da lei, solo da lei, ha preso la sua umanità.
Si legge nel Direttorio per il ministero dei diaconi, al numero 57: «L'amore a Cristo e alla Chiesa è profondamente legato alla Beata Vergine, l'umile serva del Signore, che, con l'irrepetibile e ammirevole titolo di madre, è stata socia generosa della diaconia del suo Figlio divino (cfr. Gv 19,25-27). (…) A Maria guarderà con venerazione e affetto profondo ogni diacono; infatti "la Vergine Madre è stata la creatura che più di tutte ha vissuto la piena verità della vocazione, perché nessuno come Lei ha risposto con un amore così grande all'amore immenso di Dio". Quest'amore particolare alla Vergine, Serva del Signore, nato dalla Parola e tutto radicato nella Parola, si farà imitazione della sua vita. Sarà questo un modo per introdurre nella Chiesa quella dimensione mariana che molto si addice alla vocazione del diacono».
Non si tratta di una semplice devozione mariana, quanto piuttosto di rispecchiarsi nel nostro "dover essere".

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