venerdì 29 maggio 2009

La potenza trasformante

31 maggio 2009 – Pentecoste (B)

Parola da vivere


Il frutto dello Spirito è amore, … (Gal 5,22)


Negli Atti degli Apostoli la Pentecoste è presentata con lo stile delle manifestazioni di Dio (vento, fuoco, tuono) tutti segni visibili della potenza trasformante dell'amore. Anche le lingue diventano una sola, quella dell'amore, l'unica che possa essere intesa da tutti. La Pentecoste ancora oggi è in atto non come evento straordinario, ma nei frutti dello Spirito che ci è stato dato.
Primo frutto è sentir sgorgare dal nostro cuore l'unica fondamentale preghiera di Gesù e la nostra, di figli prodighi: "Padre!".
Nella dolcezza di questo incontro, le opere della carne che il mondo continua a presentarci in modo attraente e razionale si rivelano come paglia che brucia al fuoco del buono e del bello che solo può esistere in Dio. I frutti dello Spirito: amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé, ci invadono e ci fanno vivere come realtà il sogno che contiene le aspirazioni profonde di ogni essere umano. Il passo, una volta provato il dono dell'amore, non è più difficile: diventa una gioiosa pazzia crocifiggere la nostra carne con le sue passioni e desideri. È uscire dal fango che ci soffoca e ci opprime e entrare in un bagno di freschezza e di luce che ci penetra fin nell'intimo e trasforma il cuore di pietra nel cuore di Gesù, fatto della carne di Dio.



Testimonianza di Parola vissuta



Due famiglie, i cui bambini aiutiamo col sostegno a distanza, vivevano in una povertà estrema. In una la madre era morta e il padre era infermo a letto; nell'altra, molto numerosa, il padre aveva bisogno di un'urgente operazione ma non aveva i soldi.
Sono tornata a casa triste e impotente davanti a tanta miseria. Subito però ho cercato di fare qualcosa: con delle amiche siamo andate a pulire la casa del ragazzo solo col padre. Era molto sporca, i vestiti maleodoranti. Abbiamo cominciato a lavarli e a pulire per terra, il bagno, la cucina… I vicini erano stupiti, ma la sorpresa e la gioia del padre e del ragazzo erano indescrivibili.
Per l'atra famiglia abbiamo tutte versato una piccola somma e abbiamo coinvolto nella raccolta anche i colleghi di lavoro. Alla fine, raggiunto il necessario, ho portato l'infermo all'ospedale pagando l'importo dell'operazione e delle medicine. L'intervento è andato bene. Non so se la loro gioia era più grande della nostra. Tornando a casa, ci siamo dette che forse anche così si poteva iniziare a costruire la pace.

(N.Y., Giordania)

(da "Camminare insieme" - vedi Testimoniare la Parola)

mercoledì 27 maggio 2009

Riscoprirsi comunità e rimanere nel Cielo del Risorto


Alcuni giorni fa, reduci da un incontro tra "amici", che insieme cercano di fare un'esperienza evangelica in seno alla comunità parrocchiale in cui sono inseriti, ci sembrava di aver preso coscienza, quasi fosse la prima volta, che lo stare insieme per fare una esperienza evangelica fosse una "scoperta" originale. Di per sé sembrava aver scoperto l'acqua calda… Ma, dato che le cose dello Spirito, non si ripetono mai, è stato un ritrovarci che ha dato spessore al nostro essere comunità.
La luce della Pasqua che ci ha avvolti in questo periodo ci ha fatto riscoprire che fare esperienza del Risorto, vivo e presente in mezzo ai suoi, è in ultima istanza dare "visibilità" alla promessa espressa nelle parole di Gesù "Io sarò con voi tutti i giorni…".
La Parola ascoltata e vissuta che domenica dopo domenica ci viene proposta dava corpo a questa singolare esperienza.
"Chi ama dimora nella luce…"; "Amiamoci gli uni gli altri, perché l'amore è da Dio: chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore"; "Nessuno ha mai visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi è l'amore di lui è perfetto in noi": così ci raccomanda san Giovanni nella sua prima lettera, così siamo certi che il nostro stare insieme è fare esperienza del Risorto. Se Dio è Amore, Lui si renderà "percepibile" solo nell'Amore…
La bellezza di questo incontrarci sta proprio nel non aver altre finalità se non quella di contemplare, nella comunione reciproca, che a Dio piace prendere dimora in mezzo agli uomini. Non sono altre ragioni che ci spingono a ciò, non è per motivi particolari, magari "nobili", di apostolato, che rendiamo ragione della nostra speranza: Lui è fra noi se ci amiamo come Lui vuole, secondo il suo comando. Poi possiamo anche "fare", "operare", programmare… ma sarà un fare "con Lui", con la coscienza che Gesù si rende "visibile" ora, per noi e per gli altri, tramite noi.
Qualcuno ha commentato che questa esperienza di "un'isola felice" ti fa rientrare nel nostro mondo, di tutti i giorni, con la nostalgia di Cielo e ti senti spaesato. È così: abbiamo fatto un'esperienza di Paradiso, per poter immergerci poi nelle piaghe del mondo che ci circonda, sanandole; per ritornare poi in quel Paradiso a riconoscersi figli amati e poter riabbracciare tutti gli altri nostri fratelli.
Gesù quando è disceso dal cielo è venuto "veramente" in mezzo a noi, ma non ha mai lasciato il suo Cielo, nella Trinità, dove ora è ritornato, ascendendo alla destra dal Padre. Così anche noi, come ci è dato di sperimentare, rimaniamo nel suo Cielo, nel Cielo del Risorto, in quest'isola felice, per riandare in mezzo alle sofferenze di tanti uomini e donne che incontriamo, senza mai, in definitiva, lasciare quel Cielo in cui il Risorto ci ha chiamati a rimanere.



venerdì 22 maggio 2009

Vivo e presente

24 maggio 2009 – Ascensione del Signore (B)

Parola da vivere

Vi esorto a comportarvi in modo degno della vocazione
che vi è stata rivolta
(Ef 4,1)


Il tempo ideale che va dalla Risurrezione all'Ascensione è quello di cui abbiamo bisogno per eliminare nella nostra vita la distanza tra il cosiddetto Cielo e la terra.
Con la Pasqua l'umanità è stata strappata alla morte per vivere in Dio. L'amore di Dio ci ha riabbracciati in Gesù e ci ha fatti suoi figli. Per lo Spirito Santo che è stato riversato nei nostri cuori abbiamo luce per scoprire la nuova chiamata: "amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato".
Nell'esperienza dell'amore la speranza diventa in noi roccia incrollabile: "sarò con voi tutti i giorni fino alla fine dei tempi". Per san Paolo la nuova vocazione esplode neIl'incontro con Gesù morto per lui che lo ha perseguitato e continuerà nella partecipazione alla sua morte fino alla pienezza del Regno.
Perciò la missione neanche per noi è guardare il cielo in attesa che Gesù ritorni, ma è trovarlo vivo e per sempre presente tra noi.
Come? Grazie allo Spirito Santo siamo un solo corpo, uniti nella stessa speranza, rinati dalla stessa Parola che è Gesù, fatti uno in Gesù nel nostro fratello, fatti corpo di Cristo nel suo corpo dato per noi nell'Eucaristia, fatti Chiesa di Gesù per l'amore reciproco.
Lo sguardo deve piegarsi dal cielo sull'orizzonte dell'umanità e spingerci dappertutto, arrivare a tutti perché Lui possa essere tutto in tutti, innestarci come corpo in lui, unico capo.

Testimonianza di Parola vissuta


Per un lungo periodo ci siamo occupati di un 'attività sociale promossa da amici, la "Casa del niño Nuevo Sol", un centro situato in un quartiere molto povero nei dintorni della città. Quei diciassette anni sono stati molto importanti per noi, un periodo in cui l'unica realtà che ci legava era lo spirito di servizio e l'amore reciproco tra noi. È stata un'esperienza molto forte constatare come in questo clima, anche le realtà più crude e dolorose si trasformavano attraverso aiuti concreti e speranza ritrovata.
I nostri tre figli sono cresciuti attenti ai bisogni degli altri. Abbiamo vissuto la cultura del dare e, nel fare qualche spesa ritenuta necessaria, tante volte, in quella prospettiva tutto prendeva un'altra dimensione.
La gioia più grande è vedere che ora, anche senza il nostro aiuto, questa nuova vita nata nel quartiere continua per l'impegno dei suoi abitanti.

(M.F.G., Argentina)

















(da "Camminare insieme" - vedi Testimoniare la Parola)

martedì 19 maggio 2009

Comunità del Diaconato in Italia
XXII Convegno Nazionale



San Giovanni Rotondo
3-6 Agosto 2009


L’incontro che la Comunità del diaconato in Italia
tiene ogni due anni avrà per tema:

DIACONATO E STATI DI VITA:
DAL DISCERNIMENTO ALLA FORMAZIONE

La tematica si inserisce nel cammino che la Comunità ha scelto per l’approfondimento e la riflessione in riferimento al Seminario di Studio promosso dalla Commissione Clero e vita consacrata e che si è tenuto a Roma lo scorso novembre

SEDE DEL CONVEGNO
CENTRO DI ACCOGLIENZA“SANTA MARIA DELLE GRAZIE”
Piazza San Pio - San Giovanni Rotondo


NORME DI PARTECIPAZIONE
Il Convegno è aperto a tutti: diaconi, presbiteri, religiosi e laici uomini e donne.

Iscrizione: la quota di iscrizione è fissata in 30,00 euro (ad esclusione delle mogli e dei figli) e dovrà essere versata alla Comunità del Diaconato in Italia, c/o seminario Vescovile - V.le Timavo, 93 - 42100 Reggio Emilia, sul c.c.p. 14284426 o tramite bonifico bancario IT35C0518812802000000020274; indicando come causale del versamento XXII Convegno nazionale.

I non residenti potranno iscriversi direttamente il giorno di inizio del Convegno presso la segreteria.

La quota per alloggio (non divisibile per l’intera durata del Convegno dalla cena di Lunedì 3 agosto al pranzo di Giovedì 6 agosto), è fissata secondo le seguenti possibilità:
• Pensione completa a persona in camera doppia 165,00 euro.
• Pensione completa a persona in camera singola 200,00 euro.
• Mezza pensione 135,00 euro.
• Per i ragazzi fino ai 5 anni il soggiorno è gratuito
• Per i ragazzi dai 6 anni fino ai 14 anni: pensione completa 80,00 euro - mezza pensione 60,00 euro


Per informazioni e iscrizioni:

COMUNITÀ DEL DIACONATO IN ITALIA C/O SEMINARIO VESCOVILE
Viale Timavo, 93 - 42100 Reggio Emilia
Tel. e Fax: 0522 - 406888
e-mail: diaconatoinitalia@libero.it
Orario (Lunedì, Martedì e Giovedì) ore 9.00 - 12.00



Dépliant con programma:
clicca sull'immagine per dimensioni originali













domenica 17 maggio 2009

Il diaconato in Italia

Il diaconato in Italia n° 155 (marzo/aprile 2009)




La spiritualità del diacono
nel celibato e nel matrimonio




Sommario

EDITORIALE
Una spiritualità diaconale concreta e attuale (Giuseppe Bellia)

PRESENTAZIONE
Seminarium (Zenon Grocholewki)

CONTRIBUTO
La spiritualità del diacono (I) (Pedro Tena Garriga)

STUDIO
La dimensione umana della formazione diaconale (I) (Luca Bassetti)

DALLE DIOCESI
Matrimonio e diaconato, dono e problemi (Diocesi di Rimini)

TESTIMONIANZA
Il servizio diaconale nel celibato (Luca Garbinetto)

IL PUNTO
Come segno sponsale di Cristo

CARITÀ
Una diaconia povera (Pierantonio Tremolada)

RIFLESSIONI
Elementi di spiritualità diaconale (Gaetano Marino)

SERVIZIO
L'accettazione eroica aiuta il matrimonio? (Vincenzo Testa)

SPIRITUALITÀ
Non hanno più vino (Mario Russotto)


Rubriche

ANNO PAOLINO
La prima Lettera ai Corinzi (Rosario Pistone)

DOCUMENTI
Dalle Chiese del Triveneto (Nota pastorale dei vescovi)

ACCOGLIENZA
Accompagnando nella fede (Mariella e Mimmo Maira)

PAROLA
Per approfondire la sacra lettura

LITURGIA
Dalla Parola alla liturgia (II) (Pietro Sorci)


Riquadri

Rendimento di grazie

venerdì 15 maggio 2009

L'arte di amare

17 maggio 2009 – 6a domenica di Pasqua (B)

Parola da vivere

Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri (Gv 15,17)

Dall'Antico Testamento ci vengono i Comandamenti. Anche Gesù ci dice di vivere i comandamenti, ma li riduce a due: ama Dio e il prossimo.
Nel mistero della Croce riduce tutto a un solo comando: amatevi gli uni gli altri, come io vi ho amato.
Fate come me che sono arrivato all'estremo, dando tutto, dando la vita.
L'amore non ha leggi, la sua misura è non avere misura, come Dio.
Amare quindi è un'arte, una sfida a raggiungere sempre nuovi primati. Eccoli:

  • amare tutti perché Dio ha lasciato la sua impronta di amore in ogni uomo;
  • amare per primi perché l'amore non è un debito, è un dono;
  • farsi uno con tutti, come Gesù che, pur senza peccato, sulla croce è diventato immagine di peccato;
  • amare scegliendo l'ultimo posto, quello del servo, con l'umiltà di Maria, lavando i piedi ai fratelli;
  • amare senza desistere con l'insistenza di una pioggia fine e incessante fino a generare Gesù nell'amore reciproco, come esperienza della Trinità sulla terra.

Se amiamo così tutta l'Umanità diventa cielo e famiglia di fratelli.

Testimonianza di Parola vissuta


Quando siamo venuti ad abitare qui non conoscevo nessuno. Sullo stesso pianerottolo, nell'appartamento di fronte, abitava una bella e numerosa famiglia.
Abbiamo iniziato a cogliere ogni occasione per salutarli, per aiutarli a portare sacchetti pesanti al rientro della spesa, ecc. Man mano anche loro rispondevano con manifesta gioia e con tanta apertura alle nostre attenzioni, una sera ci fecero omaggio di una ricca porzione di pesce fresco; avevano amici pescatori. Ora questa famiglia abita altrove, ma l'amicizia costruita negli anni è rimasta.
Abbiamo continuato lo stesso atteggiamento con gli altri vicini con i quali, col tempo, si sono stabiliti buoni rapporti.
Quando alcuni condomini si sono ammalati, fra tutti si è messa in moto una solidarietà tale da sostenere concretamente le famiglie in difficoltà; ad esempio preparare per loro il pranzo, accompagnare con la macchina chi ne aveva bisogno ed altri servizi ancora.
Non sempre è facile questa armonia… Per questo, con tre famiglie più vicine ci troviamo spesso a pregare.

(A.N.B., LT)

(da "Camminare insieme" - vedi Testimoniare la Parola)

domenica 10 maggio 2009

La madre

È diventato di uso comune celebrare oggi la festa della mamma.
Sono spinto a scrivere qualcosa al riguardo in questo blog dal "taglio" diaconale, perché la figura della mamma mi rimanda immediatamente all'amore materno, alle sue caratteristiche dalle sfumature tutte particolari.
L'amore materno genera la vita, accoglie, fa casa… umanizza ogni gesto improntato alla carità.
Al diacono è chiesto di essere segno di un servizio specifico, immagine di Cristo che è venuto per servire e dare la vita… È chiesto quell'amore che ha le sue origini in Dio, Amore che è casa, famiglia, Trinità.
Dio ci ama con "viscere di madre"!
È questo l'amore che siamo chiamati a incarnare; quell'amore di Dio che è più materno che paterno, tentando di usare espressioni che possono esprimere solo un barlume di quello che è veramente l'amore di Dio.
Sintomatico è il dipinto di Rembrandt in cui il Padre che accoglie il figlio che ritorna ha le mani una d'uomo e l'altra di donna.
La madre, Maria, è icona di questo amore divino: in lei ogni creatura si riconosce ed ogni amore prende corpo e cuore, come quello del suo figlio Gesù che da lei, solo da lei, ha preso la sua umanità.
Si legge nel Direttorio per il ministero dei diaconi, al numero 57: «L'amore a Cristo e alla Chiesa è profondamente legato alla Beata Vergine, l'umile serva del Signore, che, con l'irrepetibile e ammirevole titolo di madre, è stata socia generosa della diaconia del suo Figlio divino (cfr. Gv 19,25-27). (…) A Maria guarderà con venerazione e affetto profondo ogni diacono; infatti "la Vergine Madre è stata la creatura che più di tutte ha vissuto la piena verità della vocazione, perché nessuno come Lei ha risposto con un amore così grande all'amore immenso di Dio". Quest'amore particolare alla Vergine, Serva del Signore, nato dalla Parola e tutto radicato nella Parola, si farà imitazione della sua vita. Sarà questo un modo per introdurre nella Chiesa quella dimensione mariana che molto si addice alla vocazione del diacono».
Non si tratta di una semplice devozione mariana, quanto piuttosto di rispecchiarsi nel nostro "dover essere".

venerdì 8 maggio 2009

Nella potatura, la vita

10 maggio 2009 – 5a domenica di Pasqua (B)

Parola da vivere

Senza di me non potete far nulla (Gv 15,5)



Sulla croce Gesù, ferito dalla lancia del soldato, dal cuore aperto ha versato sangue ed acqua. Dal grido dell'abbandono di Dio passa alla pace dello Spirito Santo, rientra in Dio Amore.
Anche la vite, quando è potata, piange, versa una lacrima di morte per poi rinascere nei tralci nuovi.
"Senza di me non potete far nulla" dice Gesù. Ci vuole almeno una lacrima, un segno di morte per innestarsi nel vero amore, quello che ci fa suoi discepoli e ancor più ci trasforma in Lui e ci immette nel circuito d'amore della Trinità.
Anche l'egoismo ha le sue leggi d'amore, ma producono solo rami secchi, che non sono più legati tra loro, anzi si intralciano, si soffocano come spine.
La Pasqua che viviamo è tempo d'amore, è primavera che scioglie il gelo tra noi e Dio e ritrova la fonte della vita. Noi siamo niente se svuotati della linfa d'amore da cui siamo venuti all'esistenza.
Gesù con la sua Parola ci fa ritrovare la fonte, nella sua carne ridiventiamo creature di Dio. Se crediamo di amare, ma il nostro amore si riduce a uno scambio orizzontale di favori, un commercio di beni, siamo come i bambini che giocano allo scambio di figurine, a nulla arriveremo se non all'ingombro di rami secchi.
Se ritroviamo la fonte dell'amore nella potatura della croce, il nostro cuore ritornerà a pulsare dell'amore primitivo che ci ha fatti nascere nella vigna del Padre. Se amiamo veramente ci sentiremo Gesù, Lui in noi sarà il Padre che ama.
"Io in Te, o Padre, e tu in loro".

Testimonianza di Parola vissuta


Da un anno e mezzo sono entrata nello stato vedovile. Ho faticato tantissimo ad accettare questa situazione. Quando mi invitavano a partecipare agli incontri per vedove, rifiutavo. Mi sembrava, partecipando, che avrei allontanato definitivamente mio marito dalla mia vita, che avrei riconosciuto in modo assoluto che lui non era più con me. L'avevo aiutato a portare la croce della sofferenza, della malattia; ora volevo portare da sola la "croce della solitudine", senza dividerla con nessuno.
Poi c 'è stato un primo incontro a Santa Toscana, con al centro di tutto l'Eucaristia e, attorno all'altare, tante persone che vivevano un dolore pari al mio. Ma loro lo vivevano in modo diverso, più serenamente, condividendo la loro triste esperienza, con l'aiuto della parola del sacerdote, che conduceva alla Parola di vita. È come se avessi incontrato Cristo di nuovo.
Da sola avevo paura di soffrire! Insieme ad altri ho abbracciato la sofferenza, con fiducia, e con la speranza di riavvicinarmi a coloro che prima di me hanno raggiunto la pace definitiva dal Padre della gloria infinita ed eterna.


(Rita, VR)


(da "Camminare insieme" - vedi Testimoniare la Parola)

mercoledì 6 maggio 2009

Rocco racconta (Una cappella per i Vigili urbani)



Raccolgo dal settimanale cattolico "Settegiorni dagli Erei al Golfo", della diocesi di Piazza Armerina, di cui fa parte anche la città di Gela, città dell'amico diacono Rocco, recentemente scomparso e di cui ho parlato in questo blog, il seguente articolo, a firma di Tatò Sauna.
Si parla della cappella costruita presso la sede dei Vigili urbani di Gela, di cui Rocco era Ispettore oltre che assistente spirituale.


«La nuova sede della polizia municipale di Gela avrà una cappella. Sarà, forse la prima e l'unica in tutto il territorio nazionale. Lo ha previsto con una apposita delibera l'amministrazione comunale di Gela, venendo così incontro ad una specifica richiesta di alcuni componenti del corpo di polizia municipale. In particolare modo dall'assistente spirituale dei vigili, il diacono Rocco Goldini, ispettore dei vigili di Gela. "Voglio ringraziare l'amministrazione, in particolare l'assessore Nuara, che è stata molto sensibile alla nostra richiesta - ci dice l'ispettore Goldini. È la prima volta che una struttura di questo genere viene costruita in una sede dei vigili. Una vera svolta culturale. Vi è necessità nell'uomo moderno frastornato, pieno di tante cose da fare, sempre di corsa, di fermarsi, di guadarsi dentro, di resettarsi. Invece la vita è un correre continuo, spasmodico, che non porta a nulla, se non ad essere nervosi, depressi, irascibili; allora quale migliore occasione di trovare già nel posto di lavoro un'oasi, un luogo dove trovi sempre qualcuno che ti ascolta, che ti sta accanto, pronto sempre ad una parola di pace e di amore. La necessità della creatura di ritrovarsi in colloquio con il suo Creatore. Allora, vai a casa più tranquillo pronto ad amare e vivere meglio la tua famiglia, i tuoi amici". Perchè proprio nei vigili? "Facciamo un lavoro bello e stressante nello stesso tempo. Traffico, venditori ambulanti, case abusive. Finisci il tuo turno di lavoro che a volte sei distrutto. Hai bisogno di riposarti. Un momento di pace. Hai la necessità di fare vuoto dentro di te. Di fare deserto. Per ripartire. Per ritornare in te stesso pronto per abbracciare i tuoi cari. Vorrei dire che in ogni posto di lavoro è necessario creare questo angolo. Si avrebbe meno consumo di alcool e di psicofarmaci. Lo dice Papa Benedetto XVI che bisogna superare l'attuale fase di relativismo pratico, con una più diffusa evangelizzazione, che deve essere capillare. Questa si realizza partendo dal luogo di lavoro con la presenza della cappella. Una svolta quindi coraggiosa, che avrà risvolti positivi per la vita di ciascun vigile"».



domenica 3 maggio 2009

Il pastore e il mercenario


L'immagine del pastore che non scappa di fronte al lupo, come fa il mercenario al quale "non importa delle pecore", ma difende con la propria vita il suo gregge, è sintomatica di chi ha ricevuto un incarico particolare nella comunità.
Mi sono rivisto davanti a questo dilemma, che alle volte mi ha toccato, di dover perdere la faccia (e non solo) perché coinvolto nelle sofferenze dei miei fratelli.
La vita che mi è chiesta è un quotidiano donarsi agli altri e un continuo "perdesi" in essi, a cominciare dalle persone con le quali condivido la mia vita, fino a quelle che mi sono affidate. Questa continua e meravigliosa palestra che è la vita in famiglia è la garanzia che il mio essere per gli altri non è falso.

«Il pastore offre la propria vita perché conosce le pecore come il Padre conosce Lui. Più che mai qui il verbo "conoscere" ha sfumatura di intimità. È la conoscenza che nasce dall'amore e permette un amore consapevole. Questo amore è destinato a dilatarsi all'infinito.
Non è possibile salvare l'altro, salvando anche se stessi da ogni coinvolgimento gravido di conseguenze. Se l'amore è creazione di comunione e condivisione, i pesi dell'altro diverranno anche i miei pesi.
Davanti al lupo, non c'è alternativa: o perisce chi guida il gregge o perisce il gregge abbandonato dalla falsa guida. Il modo in cui la luce vince le tenebre è divino, misterioso: sembra che le tenebre soffochino la luce.
Qui sta la grandezza dell'offerta esistenziale del Pastore. Il dono è tanto più grande quanto più è libero. Egli depone (la vita) "da se stesso". Il verbo greco, densissimo, è il medesimo con cui al cap. 13 (del vangelo di Giovanni) viene descritto il "deporre" le vesti da parte del Maestro per lavare i piedi ai propri discepoli. La "deposizione" della vita si chiarisce attraverso quel gesto, dove tutto assume il sapore del servizio. Un dono offerto senza riserve e in piena libertà». (Citazione dal commento di Claudio Arletti).

Succede spesso che chi viene in chiesa venga per motivi non prettamente religiosi, forse in occasione di eventi particolari, come un battesimo. E si senta apostrofare che se non ha interesse a rimanere alla celebrazione è meglio che se ne stia fuori…
Ho provato a mettermi nei panni di quelle persone che sono uscite di chiesa… che hanno sicuramente percepito un senso di rifiuto e non di accoglienza, anche se non erano di quel "recinto"…

La comunità è veramente una casa che accoglie?
Certo che il poter "dare la vita" (e di questo dobbiamo rendere conto) è un dono che ci viene dall'Alto e che dobbiamo chiedere sempre!



venerdì 1 maggio 2009

Dare la vita

3 maggio 2009 – 4a domenica di Pasqua (B)

Parola da vivere

Il buon pastore dà la sua vita per le pecore (Gv 10,11)

Gesù sa di essere la guida, il maestro, l'autorità legittima, il primo fra gli uomini, tutta la verità. Per questo sceglie il modello biblico del buon pastore, di colui che per comandare si mette all'ultimo posto, quello del servizio. Soprattutto si presenta come il pastore che dà la vita per le sue pecore.
Senza mezzi termini ci dice che non basta fare un favore, essere gentili ed educati, rispondere con riconoscenza a chi ci fa del bene, bisogna amare con tutto quello che abbiamo e siamo, dando tutta la nostra vita.
Ci riporta alla sua esperienza di morte in croce come norma del vivere, come legge del quotidiano, non come sogno irraggiungibile riservato a pochi prediletti da Dio.
Il buon pastore è maestro d'amore. Ama tutte le sue pecore, è pronto a dare tutto per quella che si è perduta, che ha tradito il suo amore. Si muove per primo, senza attendere segni di pentimento o qualche gesto di ravvedimento. Non chiede contropartita, semplicemente perdona, dimentica tutto nella novità di essere amore nel momento presente, non gli interessa il prima o il poi, fa festa come per uno che è appena nato. Ama sempre, ripetutamente, come un'onda che va e viene, nella paziente attesa di un ritorno di amore che ristabilisca la comunione. Come una goccia che scava la roccia, non desiste fino a quando non penetra nel cuore del nemico, di chi lo rifiuta. Tutto vince l'amore, ma a un prezzo: dare la vita.

Testimonianza di Parola vissuta

Ci siamo trasferiti da poco per motivi di lavoro. In paese non conoscevamo nessuno. Le mie colleghe mi avevano messo in guardia: ''Non dare confidenza agli sconosciuti, da un po' di tempo in qua in questo quartiere vive anche gente poco raccomandabile". Ma mio marito, ignaro di tutto ciò e molto estroverso di natura, inizia ben presto a parlare, a dialogare con diverse persone, soprattutto con un signore che incontrava ogni volta che andava a prendere il giornale. Le colleghe molto previdenti mi avvisano che quella persona è un poco di buono, che qualche volta ha avuto problemi con la giustizia... Tornata a casa ne discuto con mio marito. Tra il resto gli dico che non è mai prudente e che attacca sempre "bottone" con il primo che gli capita. Lui mi ascolta, e poi mi risponde: "Non voglio giudicare quello che mi hai detto, ma mi sembra che il buon Dio vuole che amiamo tutti...".
Qualche giorno dopo la nostra bambina più piccola improvvisamente sta male. Passa il tempo e la situazione non migliora, anzi peggiora. Mi sento smarrita perché qui non conosciamo nessuno. Dopo poco mio marito si ricorda che quel signore che incontra dal giornalaio, un giorno, avendo saputo che era forestiero, gli aveva regalato una piantina del paese con indicati i servizi di pubblica utilità, compreso l'ospedale, il medico e il farmacista, con tanto di numeri di telefono.
È stata la soluzione: il medico è arrivato, le medicine sono state acquistate subito. Tutto risultò oltremodo facile grazie alla "cartina" del signore "sospetto".
Per me è stata un'esperienza importante, non tanto per il malessere della bambina, peraltro passato, ma perché mi è parso di intuire quali sono ''le parole vere" che dobbiamo ascoltare. I consigli delle persone non vanno sottovalutati, ma l'amore al prossimo è di ben altra natura; e ci ritorna, se ci lasciamo guidare da parole di verità.

(L.S.)

(da "Camminare insieme" - vedi Testimoniare la Parola)