venerdì 31 ottobre 2008

La promessa della gioia piena

1 novembre 2008 – Tutti i Santi
2 novembre 2008 – Commemorazione dei fedeli defunti

Parola da vivere

Rallegratevi ed esultate,
grande è la vostra ricompensa nei cieli
(Mt 5,12)


In questo giorno, a ben riflettere, non è che dobbiamo fare festa ai Santi: non ne hanno bisogno perché la loro eternità è un'unica, interminabile festa. Siamo noi che dobbiamo fare festa, al di là delle tradizioni popolari.
Festa perché ci è spalancato il cielo che ci mostra moltitudini di persone felici, pienamente realizzate in Dio, splendenti come stelle attorno all'unico immenso sole.
I loro nomi fanno parte del calendario dei canonizzati dallo stesso Gesù: poveri, afflitti, miti, assetati e affamati di giustizia, misericordiosi, puri di cuore, operatori di pace, perseguitati, insultati, calunniati... tutta gente che si trova lungo il cammino della vita.
Quindi è festa perché anche noi siamo chiamati a ricevere questo nome nuovo e a partecipare con i santi alla pienezza di Dio.
È festa perché la felicità si rivela più un dono che una conquista. Rinunciamo a noi stessi, lasciamo perdere le vanità del mondo perché Gesù si è rivelato il nostro tesoro, siamo santi per il Santo che è in noi e tra noi.
Felici quindi anche di soffrire, di vivere nell'amore paziente quotidiano, perché i santi sono la garanzia che grande sarà la nostra ricompensa.


Testimonianza di Parola vissuta


Sono nata nel 1966 a Roma da genitori che proprio in quell'anno erano stati conquistati dall'annuncio dell'amore di Dio e per questo mi hanno dato il nome tanto bello e cristiano che ho. A venticinque anni avevo un bel fidanzato e una laurea in scienze politiche; aspiravo ad entrare nel mondo del giornalismo. Fu allora che rimasi colpita dalla promessa della gioia piena che Gesù fece ai suoi (Gv 15,11). Quella promessa per me fu la chiamata a portare Gesù a chi ha la morte nell'anima. In quello stesso tempo mi ritrovai colpita da una malattia rara molto grave, la sindrome di Behçrt, che in poco tempo mi rese quasi completamente cieca. Davanti a me si presentava una prospettiva estremamente triste: ero tutt'altro che propensa ad accettare la cecità e stavo andando incontro ad una morte molto dolorosa. Avevo appreso però dal Vangelo che Gesù è capace di guarire. Così feci questa promessa: "La mia vita è tua. Mettimi nelle condizioni di portare la tua presenza a chi vive già nella morte e per questo ti chiedo la guarigione". La mattina seguente mi svegliai guarita: anche la mia vita era tornata ad essere normale, anzi migliore del normale.
Così potei corrispondere alla chiamata di Dio, scendendo di notte in quei sotterranei della stazione Termini e della metropolitana di Roma dove languisce gente giovane devastata dall'alcool e dalla droga, persone sfigurate che continuano a farsi del male. Solo Dio poteva darmi la forza di andare lì ad annunciare a quelle persone il suo amore che salva. Qualcuno di loro mi chiese di venir via con me, ma io non avevo un posto per loro. Cercai inutilmente. Il giorno in cui lasciai la casa, il lavoro e il fidanzato per dedicarmi totalmente a Gesù, mi fu donato un appartamento nel quale cominciai ad accogliere queste persone. Fu con loro che ebbe inizio la storia di "Nuovi Orizzonti".

Chiara Amirante (nella foto)

(da "Camminare insieme" - vedi Testimoniare la Parola)


martedì 28 ottobre 2008

Il diaconato in Italia

Il diaconato in Italia n° 151 (luglio/agosto 2008)




La Parola rinnova la creazione:
una diaconia alla vita

Sommario


EDITORIALE
La diaconia della Parola, segno sacramentale della creazione (Giuseppe Bellia)

CONTRIBUTO
la Parola proclamata rinnova la creazione (Enzo Petrolino)

STUDIO
La creazione sapiente (Angelo Passaro)

OMELIA
Il coraggio di credere (Adriano Caprioli)

ANALISI
Dal libro assente alle tracce di un risveglio (Brunetto Salvarani)

PASTORALE
Diaconia alla vita: nuova pastorale familiare? (Leonardo Santorsola)

PAROLA
La vicenda di Paolo: dalla conversione all'annuncio (Luca Bassetti)

TESTIMONIANZA
Diaconia nelle case degli uomini (Adler Rituani)


Rubriche

ASCOLTO
Cosa vuoi dire misericordia? (Marco Renda)

FAMIGLIA
Le mogli dei diaconi (Pierangela Zaffaroni)

COMUNICAZIONI
Lettera agli anziani (Benito Cutellè)

DOCUMENTI
Diaconato e Codice di diritto canonico


lunedì 27 ottobre 2008

Il diacono, sacramento di Cristo

Noi riceviamo un sacramento, ci viene donato un segno che porta in sé tutta la grazia e la potenza di Dio, e che ci trasforma intimamente, nel profondo del nostro essere; ci trasforma in ciò che il dono di Dio rappresenta.
Questo vale per tutti i sacramenti.
La persona lo riceve per "essere" lei stessa quel "segno fatto persona".
Si riceve per sé, si riceve per gli altri, per essere dono all'umanità, quali persone "nuove" che formano un "corpo nuovo", Gesù presente oggi…
Il diacono, quale segno di Cristo che dà la vita per noi, in seno alla comunità vive secondo la sua vocazione se veramente "dà la vita" per i fratelli, facendosi "uno" con loro, ascoltandoli, accogliendo nel proprio cuore e nella propria vita ogni affanno e pena…
Le persone, sentendosi amate e non respinte, sperimentano l'amore di Dio; si sentono interiormente coinvolte dallo Spirito ad "essere benevole le une verso le altre, misericordiose", sollecitate al perdono reciproco, perché sperimentano il perdono di Dio nella persona che le ha accolte, come accoglierebbe Gesù, …in suo nome (cf Ef 4,32).
Così ciascuno si sentirà spinto a camminare nella carità, sull'esempio di Gesù, donando la propria vita per i fratelli, quale "sacrificio di soave odore" (cf Ef 5,1-2).

sabato 25 ottobre 2008

Dio in tutti

Il pensare che l'opera di diffusione del vangelo si compie in modo appropriato e fruttuoso quando è coinvolta la comunità cristiana intera, quale soggetto di evangelizzazione, mi rimanda all'invito di san Paolo (cf. Ef 4,1-6) a "comportarci in maniera degna della vocazione ricevuta, con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandoci a vicenda con amore, cercando di conservare l'unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace". Formiamo infatti "un solo corpo in un solo Spirito". Mi fa vedere sotto un'ottica diversa, nuova, tutti i rapporti in seno alla comunità cristiana. Il rapporto tra pastori e fedeli e viceversa, come pure all'interno di chi esercita un ministero ordinato, prende forma a partire da questa Parola, al di là e senza nulla togliere alla funzione propria di ciascuno: "Dio è padre di tutti, è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti".

venerdì 24 ottobre 2008

Essere amore

26 ottobre 2008 – 30a domenica del Tempo ordinario (A)

Parola da vivere

Qual è il più grande comandamento della legge? (Mt 22,36)


Come Gesù, anche sant'Agostino ha dato una risposta estremamente semplice a tutti i teologi, ai moralisti, ai canonisti: "Ama e fa' quello che vuoi". Ma per amare bisogna aver conosciuto l'Amore, bisogna essere amore. Come Dio che ci ama ed è amore.
Gesù facendo dei due un solo comandamento, ci indica che il punto di incontro tra l'amore di Dio e il prossimo è l'Incarnazione. Dio che si fa carne, cioè uomo. Da questo momento la linea che ci porta a Dio passa obbligatoriamente per l'uomo, per il figlio di Dio che tutti noi siamo diventati.
Nell'Antico Testamento la legge dell'amore passava attraverso la "com-passione", per l'essere tutti immagine di Dio, per l'origine e il destino comune a tutti.
Oggi, l'altro è Gesù. In Lui trovo tutto Dio che si è offerto per noi e tutta l'umanità che in Gesù è stata ricreata a nuova vita attraverso la croce.
Essere cristiani quindi è semplice, basta amare. Ma estremamente impegnativo perché l'amore chiede tutto, dà tutto, è Dio.

Testimonianza di Parola vissuta


Lo scorso anno, impegnandomi a fondo, sono riuscito ad essere il primo della classe. Per questo ho ricevuto un premio in denaro dalla scuola. Ho dato i soldi ai miei genitori che li hanno usati, integrando la cifra, per comprare due libri che mi sarebbero serviti per quest'anno. Durante le vacanze, un amico me ne ha chiesto in prestito uno. Ne ero molto geloso, ma, vedendo in lui Gesù, gliel'ho dato, raccomandandogli però di usarlo con molta attenzione.
Un mese dopo sono venuto a sapere che questo libro era stato ricoperto di scritte e disegni e mi sono arrabbiato molto. Volevo che fosse Gesù a farmi capire cosa fare e così, per confrontarmi, sono andato a parlare con un compagno con il quale condivido un cammino spirituale. Lui mi ha detto che il mio amico aveva dimenticato sul tavolo di casa il libro: la sua sorellina vi aveva fatto quelle scritte e quei disegni. Ho capito che non dovevo essere attaccato ad una cosa che passa ed ho bruciato la collera in me.
Alcuni giorni dopo ho incontrato il mio amico, che era mortificato e non sapeva come dirmi dell'accaduto. Ho fatto io il primo passo per sdrammatizzare tutto e lui mi ha detto di aver già rivestito il libro con una bella copertina che nascondeva i "frutti" del talento della sorellina. Gli ho detto che la copertina trovata era troppo bella e ci siamo messi a ridere tutti e due!

(Rindra, India)

(da "Camminare insieme" - vedi Testimoniare la Parola)


mercoledì 22 ottobre 2008

Un solo uomo nuovo

Il passo di Efesini 2,12-22 della liturgia di questi giorni mi ha fatto riflettere sul mio essere (e quindi operare) nella comunità cristiana, dove sono presenti diverse categorie di persone, dalle più praticanti a quelle che, pur sentendosi attratte dal messaggio di Gesù, non si sentono parte di quella comunità che si incontra alla liturgia domenicale.
Eppure sono tutti fratelli in Cristo Gesù!
C’è una conversione da fare sul come essere “diaconia” che porta all’unità…
Quelli che sono considerati “lontani”, ora sono “diventati i vicini grazie al sangue di Cristo”, quel sangue che è segno di quel “dare la vita” a cui siamo chiamati. Essere come Gesù che ha creato "in se stesso dei due un solo uomo nuovo… un solo corpo per mezzo della croce, distruggendo in se stesso l'inimicizia, annunciando perciò la pace… in modo da non essere più stranieri, ma cittadini dei santi e familiari di Dio… in modo da diventare insieme dimora di Dio per mezzo dello Spirito".
È in me stesso, nella mia persona, che si attua questa unità che poi si manifesta anche nel corpo della comunità. Ma bisogna essere come Gesù, che ha dato la vita.




domenica 19 ottobre 2008

L'ipocrisia dei farisei…

Riflettendo sulla conversazione dei farisei con Gesù sull'opportunità o meno di pagare il tributo a Cesare e sulla loro ipocrita intenzione, mi sono venute in mente tutte le volte che si scende a compromesso con certe situazioni particolari legate a privilegi o a ricchezza.
Ipocritamente i farisei, che pur odiavano i romani, usufruivano comunque della loro ricchezza utilizzandone le monete.
Quante volte i cristiani (a tutti i livelli, singolarmente o collettivamente) si compromettono... e hanno le mani legate... anche a fin di bene (così dicono)…
Il mio essere nella comunità a servizio del vangelo mi spinge a quella coerenza che sa usare dei mezzi umani secondo il piano di Dio nel rispetto della dignità di ogni persona, nella cui coscienza è impressa l'immagine di Dio.
Solo così posso dare il mio contributo a quell'originario piano del Creatore che è la fraternità universale.


sabato 18 ottobre 2008

Nello Spirito...

Mi colpisce sempre la verità che "il Dio di Gesù Cristo, il Padre della gloria" manifesti Se stesso e ci elargisca tutti i suoi doni attraverso il Figlio nello Spirito.
Sta in quel "nello Spirito" la novità di questa manifestazione.
Non è una semplice trasmissione di "luce", ma è un immergerci nella "relazione" che intercorre tra il Padre e il Figlio, cioè nello Spirito Santo.
Ogni cosa, ogni verità nasce e si comprende nell'Amore vicendevole, perché così, in questo modo, tutto nasce da Dio e si mantiene nell'essere.



venerdì 17 ottobre 2008

La politica, sublime espressione della fraternità cristiana

19 ottobre 2008 – 29a domenica del Tempo ordinario (A)

Parola da vivere

È lecito o no pagare il tributo a Cesare? (Mt 22,17)


"Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio".
Questa sentenza pronunciata da Gesù contro l'ipocrisia dei farisei ha attraversato i secoli per ricordare che il potere è a servizio del Regno di Dio, unico bene come unico è il Dio che dobbiamo scegliere al di sopra di ogni altra cosa e amare con tutto il cuore, l'anima e le forze.
Chi dice di amare Dio magari attraverso strutture che si fregiano del nome cristiano, ma non ama il fratello e non lo serve, mettendosi all'ultimo posto, lavandogli i piedi, facendosi schiavo d'amore, è ugualmente ipocrita come i farisei; chi odia il fratello, facendo differenze e divisioni, è omicida.
Per discernere la storia, Dio ci ha dato i profeti che ci salvano dal prostituire i regni a idoli e ideologie, ci ha dato i martiri che tracciano con il sangue il cammino segnato dalle orme di Cristo, alla luce della croce.
Anche oggi è così: una chiesa di profeti e di martiri tiene alta la tensione al Regno che cresce fra gli uomini, trasferendovi il modello del Cielo: sia santificato il Tuo nome, sia fatta la Tua volontà, il Tuo pane sia diviso tra tutti, insieme all'amore fraterno che paga i nostri debiti di fratelli divisi, tra Caino e Abele.
I missionari, al di là delle loro opere religiose e sociali, portano questa novità del Regno e aiutano non a scoprire il minimo, il tributo da dare a Cesare, ma formano i veri cristiani che della politica fanno la più sublime espressione della fraternità cristiana.


Testimonianza di Parola vissuta

Da dieci anni sono sindaco del mio Comune. Fui denunciato alla magistratura per una presunta violazione delle leggi sul collocamento obbligatorio dei lavoratori, e questo perché il Comune pubblicizzava le offerte di lavoro delle aziende presenti nella nostra zona. Il giudice non solo mi assolse con formula piena, ma addirittura lodò il mio comportamento per la sensibilità verso la popolazione.
Tornando a casa meditavo la vendetta: un bel volantino da distribuire nelle case e, magari, anche un articolo sui giornali locali per colpire duramente la minoranza responsabile della denuncia. Proprio in quei giorni mi arrivò un invito a partecipare ad un convegno internazionale sulla fraternità in politica, dal tema: "Una cultura di pace per l'unità dei popoli". Ci andai.
Per costruire l'unità tra le persone e popoli - ecco il dato fondamentale - è necessario avere una "cultura di pace" dentro ciascuno di noi, costruita con il sacrificio e con la perdita di ogni pretesa di affermazione a tutti i costi del proprio io e delle proprie idee.
Tornai a casa deciso a fare qualcosa per iniziare, per contribuire a realizzare l'unità nel mio Comune. Il volantino, già pronto per la tipografia, fu stracciato. Ho cominciato, invece, a cercare un diverso rapporto con i consiglieri di minoranza: non più polemiche e ripicche, ma informazioni corrette; cercare il positivo nelle loro proposte; coinvolgerli quando c'era qualcosa di importante da decidere.
Mi è stato molto d'aiuto, in tutto ciò, condividere ogni esperienza e difficoltà con altre persone impegnate in amministrazioni comunali e che aderiscono alla spiritualità dell'unità in politica.
In Comune, il clima è cambiato profondamente: cessate le battaglie all'ultimo sangue, sono subentrati dialogo e confronto, e serenità nell'azione amministrativa. Si sono costruiti rapporti personali sempre più sinceri e si è arrivati, pur nel rispetto della libertà e autonomia di ciascuno, a non avere quasi più voti contrari in Consiglio comunale. Così, è diventato molto più semplice governare il paese e dare risposte tempestive e adeguate ai bisogni e alle esigenze della nostra gente.

(Luigi L., Italia)

(da "Camminare insieme" - vedi Testimoniare la Parola)


sabato 11 ottobre 2008

Far vedere la novità del diaconato

Ho letto alcuni interventi sul diaconato (vedi «Li vogliono "chierichettoni" o diaconi davvero?" sul blog del diacono Vincenzo Testa, a proposito di una lettera di don Giovanni Giavini, e l'intervento del diacono Ermanno Ballestracci).
L'argomento verteva sullo specifico del diacono; uno "specifico" che stenta ad esprimersi in maniera adeguata. E questo è sotto gli occhi di tutti. Si possono prospettare varie soluzioni: diretta responsabilità pastorale, mandato vescovile esplicito, ecc. Prassi che è già in atto, ma probabilmente non dappertutto e non con la stessa modalità o intensità. Forse, nella loro maggioranza, i diaconi si sentono "mal inseriti"…
È lecito quindi chiedersi il perché di questo difforme modo di comportarsi delle nostre chiese. Io penso che dipenda molto dal grado di maturità delle nostre comunità (compresi i pastori) riguardo a questo ministero, che è da "riinventare" dopo mille anni di disuso. E la cosa non è di immediata soluzione, con tutte le buone volontà, perché la mentalità consolidata del "vecchio" impedisce lo sviluppo del "nuovo" (vedi a questo proposito un mio intervento del 6 settembre u.s. "Vino nuovo in otri nuovi").
Molta responsabilità ce l'hanno anche i diaconi stessi che non riescono a "presentarsi" o a "farsi accettare" come una "novità dello Spirito", evidentemente con tutta la propria limitatezza ed inadeguatezza, ma coscienti del dono ricevuto a favore della chiesa che si è chiamati a servire.
Il fatto è che non si è, in rapporto ai presbiteri o ai fedeli laici, qualcosa di più o di meno, ma qualcosa di diverso.
Sono convinto che, oltre alla responsabilità specifica ricevuta e agli incarichi particolari di ministero, si debba porre l'accento sulla "grazia del sacramento" ricevuto: è questa che ci abilita al ministero (vedi un mio intervento "Secondo l'amore trinitario").
A noi corrispondere in maniera adeguata.
Può essere che i responsabili di chiesa non capiscano appieno tutto questo (avranno la loro responsabilità): compito del diacono sarà quello di "far vedere" con la propria vita e nella propria persona tutta la novità che il diaconato porta in sé. Dobbiamo essere credibili, infondere fiducia e stima!
Se il diacono, in una parrocchia, dovesse malauguratamente essere ridotto a solo servizio liturgico (cosa fattibilissima!), sarà quello il suo punto di partenza per "vivere" realmente il suo ministero, intessere rapporti costruttivi con tutti, creare uno stile di famiglia nella parrocchia, "far vedere" chi è veramente il diacono, anche senza incarichi particolari… Ci si deve chiedere: è cambiato qualcosa attorno a me? Hanno capito chi sono, guardando alla mia vita? Ho colto ogni occasione per illuminare le persone riguardo a questo ministero, senza cadere nella presunzione di essere superiore a qualcuno, fosse anche il parroco che non mi capisce?
Quando la comunità si accorge che la presenza del diacono è significativa e sa distinguerla da quella del presbitero, allora è in corso una vera trasformazione e i compiti e le responsabilità verranno di conseguenza.
Il diacono è il primo annunciatore di questa "novità" ecclesiale e ne risponde in prima persona.


venerdì 10 ottobre 2008

La forza della Parola

12 ottobre 2008 – 28a domenica del Tempo ordinario (A)

Parola da vivere

Tutto posso in colui che mi dà la forza (Fil 4,13)


La missione ci ricorda il seminare, gettando la Parola come seme in terre nuove, inviolate o sui terreni ormai sterili calpestati dall'ingiustizia, dall'odio, dalla violenza, da tutto quello che l'uomo arriva a fare senza Dio.
La missione è anche una passione: un giorno può esserci capitato di sentirci sollevare tra le braccia da Colui che è il Forte, che ha vinto la nostra debolezza con il suo amore..
Con Lui si riparte, sicuri che "tutto possiamo in Colui che ci dà forza".
Andiamo ad invitare tutti alla festa di nozze di Dio con gli uomini, cominciando dai cosiddetti "fedeli". Non importa se per loro, noi che ci riteniamo tali, l'invito diventa una seccatura. Qualcuno ci risponderà di aver già fatto tanto e di aver tanto da fare, ci dirà che questo amore di Dio diventa soffocante, insopportabile... Basta loro la religione del "perbenismo", dei precetti onorati al minimo come se fossero tasse.
Allora andiamo oltre, a quelli che sono spogliati della dignità umana, della convivenza civile e avvolgendoli con il nostro amore come in una veste di fraternità, di accoglienza. Rivestiti d'amore, come la sposa del banchetto, impareranno di nuovo ad amare e a sentirsi amati nella grande famiglia del Padre.

Testimonianza di Parola vissuta


Era già scesa la notte su Roma. E in quell'appartamento seminterrato l'esiguo gruppo di ragazze, che volevano vivere il Vangelo, si davano la buona notte. Ma ecco il campanello. Chi era a quell'ora? Un uomo che si presentava alla porta nel panico, disperato: il giorno dopo l'avrebbero sfrattato di casa con la famiglia, perché non pagava l'affitto. Le ragazze si guardarono ed in un muto accordo, aprirono il cassetto dove, in buste distinte, avevano raccolto il residuo dei loro stipendi e un deposito per le bollette del gas, del telefono, della luce. Diedero tutto a quell'uomo, senza ragionare. Quella notte dormirono felici. Qualcun altro avrebbe pensato a loro. Ma ecco che non è ancora l'alba. Il telefono squilla. "Vengo subito con un taxi", dice la voce dell'uomo. Meravigliate per la scelta di quel mezzo, le ragazze attendono. La faccia dell'ospite dice che qualcosa è cambiato: "Ieri sera, appena tornato a casa, ho trovato un'eredità che non avrei mai immaginato di ricevere. Il cuore mi ha detto di farne a metà con voi". La somma era esattamente il doppio di quanto avevano generosamente dato.

(da "Essere la tua Parola", ed. Città Nuova)

(da "Camminare insieme" - vedi Testimoniare la Parola)

venerdì 3 ottobre 2008

Degni del dono ricevuto

5 ottobre 2008 – 27a domenica del Tempo ordinario (A)

Parola da vivere

Il regno di Dio sarà dato ad un popolo
che ne produca frutti
((Mt 21,43)


Con il mese di ottobre, mese dei frutti e dei raccolti, cade bene nella liturgia il Cantico della vigna e la parabola dei vignaioli infedeli. È anche il mese missionario, tempo di bilanci e di frutti per chi cerca, come cristiano, prima di tutto il Regno di Dio e la sua giustizia.
Nel Cantico di Isaia noi siamo la vigna del Signore. La considera "l'amata, la sposa dei suoi sogni". Prova lo strazio del contadino nel ricavarne solo spine.
Nel Vangelo la situazione diventa tragica: lo stesso Figlio del padrone della vigna è cacciato fuori e ucciso: "Non vogliamo saperne di avere un Padre e di essere fratelli di nessuno! Noi stessi vogliamo essere padroni delle nostre origini e del nostro destino!".
Con la semplicità delle parabole, Gesù denuncia la nostra storia personale, i nostri tradimenti, il nostro orgoglio impazzito, le tragedie personali e il cadere delle cosiddette civiltà.
L'armonia dell'amore, guidata da un Padre che ci fa famiglia di fratelli che fruttificano nell'amore vicendevole, si è trasformata in avidità, lotta, invidia, guerra per il potere, lussuria, tutti frutti selvatici che hanno soffocato l'amore nel cuore degli individui e della società.
La vigna devastata è data ad altri, ai poveri, agli oppressi, a coloro che, in tanti modi dispersi, accorrono prontamente all'invito del banchetto del Regno.

Testimonianza di Parola vissuta

Appartengo a una famiglia non cristiana: mio papà ha sei mogli e siamo trenta figli. Non ebbi nessun contatto con la Chiesa fino a ventitré anni, quando alcuni miei compagni di lavoro mi invitarono ad un incontro in parrocchia.
Andai più che altro per far loro piacere, ma da allora ogni domenica mi recai in chiesa. Quando al momento della comunione quasi tutti si alzavano per andare a riceverla, io rimanevo da solo nel banco, quasi con un senso di vergogna.
Un giorno chiesi ai miei amici se potevo ricevere anch'io l'Eucaristia, ma mi risposero di no perché non ero ancora battezzato. Dopo qualche incertezza, anche se alcuni miei amici avevano smesso di andare a Messa, io continuavo perché mi sentivo attratto dalla parola di Dio. Ascoltandola scoprii man mano che dovevo cambiare tutta la mia vita perché non corrispondeva al Vangelo. Chiesi allora consiglio al parroco e mi iscrissi al catechismo. Dopo tre anni fui battezzato e quello stesso giorno ricevetti la comunione.
Allora pensavo di sposarmi perché avevo un'amica, ci volevamo molto bene e la mia famiglia la vedeva di buon occhio. Ma, tutto ad un tratto, nacque in me il desiderio di donarmi a Dio totalmente. Ero in dubbio anche perché non sapevo come spiegare quel che sentivo alla mia fidanzata e, tanto meno, alla mia famiglia.
Finalmente trovai il coraggio di spiegare a lei e ai miei genitori questa profonda esigenza che avevo in cuore. All'inizio è stato uno shock per tutti: non capivano, pensavano si trattasse di un falso desiderio. Era un fatto nuovo per tutti, neppure i miei amici potevano comprendermi. Tutti credevano si trattasse di una difficoltà di rapporto con la mia fidanzata.
Un giorno tutta la famiglia si radunò per chiedermi cosa c'era che non andava. In quell'occasione raccontai a tutti, senza paura, l'esperienza del mio incontro con Dio e come Lui mi chiedesse di lasciare ogni cosa per seguirlo.

(Guy, Benin)

(da "Camminare insieme" - vedi Testimoniare la Parola)